L’Arabia Saudita lancia per l’industria del cinema le vestigia del passato di AlUla e la sua città del futuro Neom

Dal passato al futuro. Da AlUla a Neom. Per la sua rinascente industria cinematografica – e per quella internazionale – l’Arabia Saudita lancia due set eccezionali presentati al Red Sea International Film Festival in corso a Gedda. Hanno caratteristiche opposte, ma altrettanto affascinanti e uniche. AlUla, nel nord-ovest del Paese, è un’area di 22mila chilometri quadrati di deserto, massicci rocciosi e oasi che è anche un vero museo a cielo aperto perché comprende i resti di antiche civilizzazioni all’incrocio tra la via della seta e la via dell’incenso in uno scenario che ricorda la Monument Valley statunitense, ma che racchiude un gioiello archeologico come Hegra, la città del Nabatei, con le sue case e i suoi templi scavati nella roccia rossa come a Petra, in Giordania, ma ancora più spettacolare. Neom, invece, è in costruzione nella provincia settentrionale di Tabuk e sarà la prima “città verticale” del mondo: lunga 170 chilometri, larga soltanto 200 metri e alta altrettanto (il progetto non a caso si chiama “The Line”) racchiusa in una struttura di vetro che, all’esterno, sarà riflettente come uno specchio per integrarsi con la natura.

Nel “set” di AlUla sono stati già girati due film statunitensi e uno saudita e altre riprese sono in corso. Un successo notevole se si pensa che sono soltanto due anni che è nata l’idea di utilizzare quest’area per la cinematografia con la realizzazione di veri e propri studios. AlUla, inoltre, è la prima località dell’Arabia Saudita che è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità e già da qualche anno è al centro di una capillare politica di promozione turistica con la costruzione di strutture ricettive di alto livello che possono essere usate anche per ospitare attori e troupes. Tra i film statunitensi girati ad AlUla c’è anche “Kandahar” del regista Ric Roman Waugh. Il cinema, oltre a essere un nuovo business per questa regione, è uno strumento per farla conoscere e per sviluppare il turismo che è uno dei principali obiettivi compresi nel programma Vision 2030 elaborato dall’Arabia Saudita per lo sviluppo del Paese “proiettato nel futuro nel rispetto della tradizione e della sua storia”.

Della proiezione nel futuro Neom è di sicuro l’esempio più clamoroso. Questo nuovo concetto di sviluppo urbano lineare prevede di ospitare una popolazione residente di 9 milioni di persone in un’area costruita che sarà soltanto di 34 chilometri quadrati perché la sua lunghezza totale raggiungerà i 170 chilometri ma su una larghezza di appena 200 metri. Una città a impatto zero, priva di strade e di auto, servita soltanto da mezzi di trasporto comuni con accesso a tutte le strutture essenziali in cinque minuti a piedi e con un transito end-to-end in soli 20 minuti con un treno ad alta velocità. E, fuori, con tutta la natura a disposizione: dalla costa del Mar Rosso, con le spiagge e la barriera corallina, fino alla Jabal Al Lawz, una montagna di 2600 metri altezza, passando per le sabbie del deserto e il canyon Al Shaqq. Una specie di grande muraglia cinese in versione da fantascienza. “The Line”, appunto. E anche in questo progetto, che ormai è in fase in avanzata costruzione, c’è un capitolo dedicato alla produzione cinematografica che è stato presentato con uno stand dedicato al Red Sea International Film Festival in corso a Gedda.

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