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La guerra in Ucraina rilancia il progetto del gasdotto Eastmed-Poseidon

eastmed poseidon

La guerra in corso in Ucraina e la necessità non solo dei Paesi europei, ma anche di altri attori regionali come la Turchia, di ridurre drasticamente la propria dipendenza dal gas russo hanno riportato alla luce il progetto per la costruzione del gasdotto Eastmed-Poseidon destinato a trasferire gas naturale dai giacimenti israeliani all’Europa attraverso Cipro e la Grecia. L’accordo per la realizzazione del gasdotto è stato firmato il 2 gennaio 2020 ad Atene dai leader di Grecia, Cipro e Israele, ma a causa del crollo dei prezzi degli idrocarburi durante la pandemia di Covid-19 e di problemi geopolitici legati alle tensioni con la Turchia il progetto è stato momentaneamente messo da parte. Al suo congelamento ha contribuito anche la posizione degli Stati Uniti che lo scorso gennaio hanno informato Israele, Grecia e Cipro di voler ritirare momentaneamente l’appoggio alla costruzione dell’infrastruttura. Lungo circa 1.900 chilometri e con condotte posate fino a 3.000 metri di profondità nel Mar Mediterraneo, il gasdotto mira a collegare direttamente i giacimenti di gas del Mediterraneo orientale alla Grecia continentale attraverso Cipro e Creta, connettendosi con i gasdotti Poseidon e IGB (Interconnettore Grecia-Bulgaria) trasportando il gas in Italia e alla rete di gasdotti europei. Intervistato da “Agenzia Nova”, l’amministrazione delegato di Edison, Nicola Monti, ha sottolineato la necessità di riportare al centro dell’attenzione il progetto annunciato nel 2016 che potrebbe consentire di diversificare gli approvvigionamenti su fonti di gas già scoperte e prossime al mercato europeo.

Il progetto per la costruzione del gasdotto Eastmed-Poseidon pensato per trasportare il gas dei giacimenti israeliani all’Europa, passando per Cipro e Grecia fino all’Italia “va riportato oggi al centro dell’attenzione perché è l’unico vero progetto di diversificazione su fonti di gas già scoperte, già provate e più prossime al mercato europeo”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Edison interpellato sul tema della diversificazione delle forniture energetiche alla luce della situazione in Ucraina. Il progetto Eastmed “era fattibile e competitivo anche prima, ma, a maggior ragione, lo è oggi”, ha spiegato. Si tratta di un “progetto che potrebbe essere realizzato nel giro di quattro anni, qualora ci fossero tutte le condizioni dal punto di vista del finanziamento e dal punto di vista politico”, ha aggiunto Monti.

L’Ad di Edison ha evidenziato che “quattro anni sono un tempo ragionevolmente breve, visto che avremo bisogno di gas naturale ancora per tanti anni. Sicuramente per un ciclo economico davanti a noi, che poi ci porterà all’orizzonte di decarbonizzazione del 2050”. A questo proposito, Monti ha evidenziato il potenziale del gasdotto: “Eastmed è un’infrastruttura che è già studiata per essere pronta a convertirsi poi al trasporto di idrogeno”. Inoltre, ha puntualizzato l’Ad di Edison, “inizialmente l’infrastruttura potrebbe avere circa dieci miliardi di flussi, che poi potrebbero aumentare fino a raddoppiarsi, a seconda della disponibilità a monte e della disponibilità a valle”.

Il numero uno di Edison è intervenuto anche sulla decisione degli Stati Uniti di non fornire più il loro sostegno al progetto, annunciata a gennaio. A tal proposito, Monti ha citato una dichiarazione del Ceo di Chevron, Michael Wirth, che intervenendo ieri alla conferenza sull’energia CERAWeek in corso a Houston (Stati Uniti) ha sottolineato che bisogna considerare la rotta del progetto Eastmed come una rotta utile ad alimentare l’Europa di nuovo gas. La dichiarazione “mi ha positivamente convinto che, alla luce di questi tragici eventi, sia necessario rifare un punto su questo progetto che ha una valenza strategica importante”.

Il progetto Eastmed rappresenta “un’opzione addizionale” alle forniture attuali, ha dichiarato da parte sua Fabrizio Mattana, responsabile Gas Asset di Edison. L’infrastruttura “potrebbe esportare in una prima fase dieci miliardi di metri cubi, quindi un’opportunità, un’opzione di export addizionale alle altre che comunque Israele avrebbe”, ha chiarito Mattana. Secondo il rappresentante di Edison, “quando si parla di questi progetti è giusto inquadrarli non come una competizione ai progetti alternativi, ma come a un’opzione addizionale per esportare gas israeliano verso l’Europa che non toglie ai produttori le altre vie di esportazione che sappiamo sono prese in considerazione”.

Mattana ha poi ricordato che l’ipotesi a monte del gasdotto Eastmed si basa sul fatto che “possa partire da un punto in Israele capace di raccogliere le diverse risorse dei campi israeliani”, tra cui il Leviathan, Tamar e Karish. Il gasdotto Eastmed può rientrare quindi nella strategia di lungo termine di Edison. Infine, su potenziali altri mercati di approvvigionamento, l’Ad di Edison Monti è tiepido sull’Egitto. “Il mercato egiziano è un mercato molto grosso e ha dei consumi oggi crescenti perché hanno una crescita demografica costante, perciò non è chiaro se l’Egitto avrà risorse disponibili per l’esportazione”, ha spiegato, sottolineando che, al contrario, “Israele ha grandi riserve con un mercato domestico molto limitato” di circa 10 milioni di abitanti.

Le tensioni geopolitiche nella regione rappresentano tuttavia una sfida alla realizzazione del gasdotto in particolare la non risolta disputa tra la Turchia e Cipro, con Ankara che rivendica i diritti della Repubblica turca di Cipro del nord (riconosciuta solo dal governo turco) sulle vicine acque territoriali. Secondo quanto affermato ad “Agenzia Nova” da Leonardo Bellodi della Luiss Business School, l’Eastmed “può essere un progetto che nel prossimo futuro ci può affrancare ulteriormente dal gas russo, ma senza un endorsment degli Stati Uniti tutto diventa molto più difficile”. Sebbene sia un’alternativa, l’Eastmed “non è la risposta” alle necessità energetiche “nell’immediato e per il prossimo inverno, dove potremmo già avere dei problemi”, ha spiegato l’esperto. Inoltre, “ammesso che ci sia un accordo”, le fasi di costruzione richiederebbero anni. Bellodi ha illustrato le criticità relative all’infrastruttura pensata per convogliare il gas dei giacimenti israeliani verso l’Europa, passando per Cipro, Grecia e Italia. “Ci sono due temi: uno geopolitico, l’altro riguarda i costi – ha affermato -. Adesso il costo del gas è alto”, ma non è noto per quanto tempo i costi di gas e petrolio resteranno elevati. Inoltre, un altro aspetto da tenere in considerazione è la transizione energetica.

La crisi del gas che sta colpendo l’Europa già dalla scorsa estate ulteriormente esacerbata dall’invasione russa dell’Ucraina potrebbe accelerare alcuni dei processi interrotti in questi due anni. Da notare la visita di oggi del presidente israeliano Isaac Herzog in Turchia per rilanciare le relazioni anche alla luce del mutato scenario internazionale. Il viaggio di Herzog segna la visita di più alto livello di un funzionario israeliano da quando l’ex primo ministro Ehud Olmert si recò in Turchia nel 2008. Dopo Herzog, che nelle scorse settimane ha fatto visita a Cipro e in Grecia, è atteso in Turchia nel fine settimana anche il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, per un incontro con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

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