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La Corea del Nord ripristina le postazioni militari di confine rimosse nel 2018

L'agenzia di stampa “Yonhap” ha riferito che soldati nordcoreani sono stati visti ricostruire i posti di guardia a partire da venerdì

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La Corea del Nord ha inviato militari al confine meridionale con la Corea del Sud per ripristinare avamposti e postazioni di guardia che erano stati rimossi a seguito dell’accordo inter-coreano del 2018. Lo hanno riferito oggi le forze armate di Seul, dopo il lancio da parte di Pyongyang di un satellite spia che la scorsa settimana ha ulteriormente aumentato le tensioni nella penisola. L’agenzia di stampa “Yonhap” ha riferito che soldati nordcoreani sono stati visti ricostruire i posti di guardia a partire da venerdì. Seul prevede che il Nord ripristinerà tutte e 11 le infrastrutture militari di confine che erano state rimosse a seguito dell’accordo. Una fotografia diffusa dalle forze armate della Corea del Sud mostra quattro soldati nordcoreani che ricostruiscono un posto di guardia in legno nella Zona demilitarizzata che separa i due Paesi.


La Corea del Nord ha annunciato il 23 novembre il ripristino immediato di tutte le misure militari interrotte nell’ambito dell’accordo militare intercoreano del 2018, rispondendo così alla decisione di Seul di sospendere parte dell’accordo dopo il lancio di un satellite spia militare da parte del Nord. Il ministero della Difesa nordcoreano ha affermato che non sarà più “vincolato” dall’accordo militare, e che Seul dovrà “pagare cara” la decisione di venir meno agli impegni assunti dai due Paesi. “Ripristineremo immediatamente tutte le misure militari che sono state interrotte in base all’accordo militare intercoreano”, ha dichiarato il ministero in un comunicato diffuso dall’agenzia di stampa ufficiale “Korean Central News Agency” (“Kcna”). “Annulleremo le misure militari assunte per prevenire tensioni e conflitti militari in tutte le sfere, comprese terra, mare e aria, e schiereremo forze armate più potenti e hardware militare di nuova generazione nella regione lungo la Linea di demarcazione militare”, si legge nel comunicato, che fa riferimento al confine di fatto tra le due Coree.

La Corea del Sud ha annunciato martedì 22 novembre il ripristino delle misure di sorveglianza attiva rafforzata lungo il confine di fatto con la Corea del Nord, sospendendo l’accordo militare che le due Coree avevano raggiunto nel 2018 a seguito di uno storico summit tra i rispettivi capi di Stato. La decisione di Seul giunge in risposta al lancio del primo satellite spia nordcoreano, effettuato martedì da Pyongyang e rivendicato ufficialmente ieri da quel Paese. La decisione di sospendere l’accordo è stata approvata dal presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol, che dopo il lancio del satellite ha preso parte in videocollegamento da Londra a una riunione di emergenza del suo consiglio di sicurezza nazionale. In una nota diffusa dall’ufficio di presidenza coreano, il presidente ha affermato che tramite il lancio del satellite la Corea del Nord punta a rafforzare le proprie capacità di sorveglianza ai danni della Corea del Sud, e a far progredire ulteriormente la propria tecnologia balistica applicata allo sviluppo di missili balistici intercontinentali.

Il leader della Corea del Nord, Kim Jong Un, ha dichiarato che il lancio del primo satellite spia militare effettuato questa settimana dal Paese è stato un esercizio del suo diritto all’autodifesa. Lo hanno riferito i media di Stato nordcoreani, secondo cui Kim ha visitato giovedì l’Amministrazione nazionale per la tecnologia aerospaziale (Nata) – l’agenzia nazionale di ricerca aerospaziale, nata da una riorganizzazione del settore effettuata il mese scorso – per complimentarsi con gli scienziati e i tecnici spaziali che hanno reso possibile il successo del lancio. Il collocamento nell’orbita terrestre del primo satellite militare nordcoreano è stato un “evento illuminante” a fronte delle iniziative “pericolose e aggressive” delle forze ostili, ha dichiarato Kim, citato dall’agenzia di stampa ufficiale “Korean Central News Agency” (“Kcna”). La Corea del Nord ha organizzato ieri un ricevimento per celebrare il lancio, durante il quale il primo ministro Kim Tok Hun ha dichiarato che il satellite renderà le forze armate nordcoreane in “l’esercito migliore del mondo dotato della capacità di colpire in tutto il mondo”.

Il satellite, battezzato Malligyong-1, è stato lanciato a bordo di un “razzo vettore” poco prima delle 23 di martedì sera, ora locale, dal sito di lancio di Tongchang-ri, ed è entrato con successo nell’orbita Pianificata. Il lancio, che ha innescato un allarme aereo nel sud del Giappone, ha suscitato condanne da parte dei governi di Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti. Lunedì le autorità di Pyongyang avevano notificato al Giappone l’intenzione di lanciare un satellite in orbita tra le giornate di mercoledì 22 novembre e venerdì primo dicembre. Il lancio avviene a 89 giorni di distanza dal precedente tentativo, fallito lo scorso 24 agosto a causa di un problema al motore del razzo. Il primo test risale invece al 31 maggio scorso. Seul aveva chiesto a Pyongyang di non procedere con un ulteriore lancio, che a suo dire viola le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che mettono al bando il programma missilistico nordcoreano.

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