La Coppa America cerca casa: ipotesi Cile, Ecuador, Venezuela e Usa

brasile-coppa america
brasile-coppa america

La rinuncia dell’Argentina, a poco più di dieci giorni dal fischio d’inizio, costringe la Confederazione sudamericana del calcio (Conmebol) a trovare in fretta soluzioni alternative per la prossima Coppa America. In campo, passando in rassegna i media regionali, si prospettano le ipotesi di Cile ed Ecuador ma anche del Venezuela e quella, più estrema, degli Stati Uniti. Prima dell’Argentina, anche l’altro paese organizzatore, la Colombia, aveva dovuto dare forfait per la manifestazione in agenda dall’11 al 31 giugno. A fronte della delicata situazione dei contagi, come nel caso di Buenos Aires ma con la complicazione delle proteste sociali in atto, Bogotà aveva chiesto senza successo di poter rinviare il calcio d’inizio a settembre. Un “no” che mette ora la Conmebol dinanzi a una scelta difficile.

La Conmebol “analizza l’offerta di altri paesi che hanno mostrato interesse ad ospitare il torneo continentale”, si legge in una nota. Un opzione che pare al momento molto lanciata è quella del Cile, il cui governo calcistico ha avviato negoziati con la Confederazione sin dalla rinuncia della Colombia. Gonzalo Belloso, alto funzionario della Conmebol, ha di recente ammesso che il “Cile può farsi carico della parte che ha lasciato la Colombia”. Ma occorre agire “con calma”, ha spiegato in una intervista alla radio argentina “La Red”, spiegando di volere una “Coppa America competitiva”, e la possibilità “di giocare a calcio in maniera sicura”. Santiago del Cile può rivendicare l’esperienza nell’organizzazione della Coppa, edizione 2015, e i progressi della campagna vaccinale, il cui ritmo corre più che altrove: i contagi non hanno certo smesso di allarmare, ma il governo ha introdotto misure che rendono possibile maggiori movimenti ai vaccinati, premessa necessaria per tornare a riempire, almeno in parte, le gradinate. E ai media non sfugge che portare la Coppa America in Cile potrebbe avere un peso non secondario sulle elezioni presidenziali dell’autunno.

Tra i primi paesi a farsi vivi dopo la rinuncia della Colombia c’era stato il Venezuela. “Tenendo conto degli spiacevoli fatti registrati nella fraterna Repubblica della Colombia, siamo coscienti dell’importanza per la vita e lo sviluppo del calcio sudamericano del fatto che la Coppa America 2021 non sia pregiudicata nel suo normale svolgimento”, si leggeva in una nota del ministero dello Sport del Venezuela trasmessa alla confederazione regionale del calcio (Conmebol). “Per questo c offriamo come sede alternativa del gruppo nel quale è inquadrata la selezione del nostro paese”, prosegue il ministero candidando stadi, ospitalità e accesso aereo nelle città di Caracas, Valencia e Merida. Il paese caraibico assicura di poter tenere l’evento con tutte le necessarie misure sanitarie di “distanziamento sociale, protezione e igiene, compresi test della per agli atleti, prima delle manifestazioni”.

Anche la federazione calcistica dell’Ecuador avrebbe offerto la sua disponibilità ad accogliere il torneo. Si è parlato di una trattativa avviata con la Conmebol, all’indomani della rinuncia della Colombia, con un progetto di base contenente i tre stadi su cui snodare l’evento. In ultimo, potrebbe trovare spazio la candidatura degli Stati Uniti. Una scelta irrituale, perché sposterebbe il torneo nella metà settentrionale del continente, cui sovrintende un’altra federazione calcistica, ma che dovrebbe garantire spalti più pieni che altrove. Per i media, quella Usa sarebbe però l’ultima strada percorribile, proprio per la necessità di tenere il torneo entro i confini del subcontinente.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici anche sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram