La Cedeao sospende il Mali dall’organizzazione fino a nuove elezioni

Mali

I leader della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao) anno sospeso il Mali dall’organizzazione regionale dopo il colpo di Stato militare della scorsa settimana, il secondo in nove mesi, che ha portato alla destituzione del presidente della Transizione Bah N’Daw e del premier ad interim Moctar Ouane. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri del Ghana e presidente del Consiglio dei ministri Cedeao Shirley Ayorkor Botchwey, che parlando alla stampa al termine di una riunione straordinaria tenuta ieri sera ha precisato che l’organizzazione ha invitato il Mali a nominare immediatamente un nuovo primo ministro civile, a rispettare un periodo di transizione di 18 mesi e ad indire le elezioni presidenziali il prossimo febbraio.

La dichiarazione finale, oltre a chiedere la nomina immediata di un nuovo primo ministro civile, chiede anche la formazione di un governo inclusivo. “La sospensione dalla Cedeao ha effetto immediato fino alla scadenza della fine di febbraio 2022, quando si dovrebbe passare a un governo democraticamente eletto”, ha dichiarato il ministro. Al momento è confermata la decisione di non imporre sanzioni alla giunta militare salita al potere dopo il golpe e guidata dal colonnello Assimi Goita. Il colonnello Goita, proclamato presidente della Transizione dopo la destituzione di N’Daw, era arrivato sabato nella capitale del Ghana, Accra, per colloqui preliminari con le autorità locali e con il mediatore della Cedeao per la crisi, l’ex presidente nigeriano Goodluck Jonathan.

La nomina di Goita è stata ufficializzata venerdì scorso dalla Corte costituzionale del Mali che in una sentenza ha stabilito che Goita andrà ad esercitare “le funzioni di presidente per condurre il processo di transizione alla sua conclusione“. Subito dopo il colpo di Stato il colonnello Goita aveva di fatto assunto le funzioni di presidente della Transizione dopo che l’arresto di N’Daw e Ouane si era concluso dopo alcuni giorni con le loro dimissioni. L’azione di forza contro il presidente ed il premier è stata motivata dai malumori dei militari in seguito al rimpasto da loro promosso e che ha visto l’esclusione di due pesi massimi della giunta, i colonnelli Sadio Camara e Modibo Koné, fino ad oggi rispettivamente ministro della Difesa e della Sicurezza, che sono stati sostituiti dai generali Doucouré e Mamadou Lamine.

Il nuovo governo formato lo scorso 24 maggio, che conta un totale di 25 membri, includeva anche due esponenti dell’Unione per la repubblica e la democrazia (Urd), principale forza politica del Movimento 5 giugno (M5), il collettivo che aveva animato le proteste che poi portarono al rovesciamento del presidente Keita. Bah N’Daw e Moctar Ouane sono stati rilasciati dai militari golpisti nella notte tra mercoledì e giovedì e secondo fonti della giunta sono rientrati a casa loro “in buona salute”.

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