La nazionale Usa reinserisce la bandiera iraniana con l’emblema sui propri canali social

La mossa giunge dopo la Federazione iraniana aveva presentato un reclamo ufficiale alla Fifa

Sui profili social della nazionale di calcio degli Stati Uniti è comparso un nuovo tabellone degli incontri del girone del Gruppo B ai Mondiali di calcio Fifa 2022 in Qatar con la bandiera della Repubblica islamica dell’Iran. La mossa giunge dopo che questa mattina era comparso sui profili Twitter, Facebook e Instagram ufficiali della nazionale di calcio statunitense, legati alla Federcalcio Usa, un tabellone in cui la bandiera iraniana appariva senza l’emblema simbolo della Rivoluzione islamica del 1979. Dopo la diffusione della notizia, la Federcalcio iraniana ha presentato un reclamo ufficiale alla Fifa contro la Federcalcio degli Stati Uniti, opponendosi alla cancellazione dell’emblema dalla bandiera iraniana in una pubblicazione ufficiale chiedendo provvedimenti da parte della Federcalcio internazionale.

L’immagine utilizzata in precedenza, con la bandiera iraniana senza l’emblema della Rivoluzione islamica del ’79

Gli Stati Uniti affronteranno l’Iran il prossimo 29 novembre nella terza partita del girone del Gruppo B, che comprende anche Inghilterra e Galles. Lo “scontro” sulla bandiera giunge mentre in Iran proseguono da oltre due mesi le proteste contro il regime teocratico fortemente appoggiate a livello mediatico da Stati Uniti e Paesi europei. Le proteste sono costate, secondo l’organizzazione non governativa Iran Human Rights, almeno 450 morti e 18 mila arresti (14 mila secondo le Nazioni Unite).

Disegnato dall’architetto Hamid Nadimi e ufficialmente approvato dal parlamento iraniano e dalla guida suprema e leader della Rivoluzione islamica dell’Iran, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, il 9 maggio 1980, l’emblema della Repubblica islamica è costituito da quattro mezzelune e una linea che rappresenta una spada stilizzata, formando nel complesso un tulipano o un fiore di loto. La composizione di mezzelune e la linea forma un monogramma che sintetizza la Shahada, la professione di fede islamica “Non c’è dio all’infuori di Dio”. La fascia centrale bianca deborda nelle altre due, verde e rossa, con 22 iscrizioni che recitano “Dio è grande”.

La bandiera dell’Iran è diventata un punto di contesa ai Mondiali. Apparenti sostenitori filo-governativi l’hanno sventolata, urlando contro coloro che manifestavano a sostegno delle proteste iniziate a metà settembre a seguito della morte a Teheran della 22enne curda, Mahsa Amini, deceduta dopo il suo arresto da parte della polizia morale iraniana per non aver indossato il velo in modo corretto. Alcuni dissidenti iraniani hanno invece sventolato durante le partite la bandiera risalente ai tempi del governo dello shah Mohammad Reza Pahlavi, che vede il tricolore con al centro l’emblema con un leone dorato sormontato da un sole. In base a quanto riportano i media internazionali le autorità del Qatar sono intervenute per sequestrare bandiere e striscioni contro il regime di Teheran.

La partita tra Stati Uniti e Iran è una delle più attese dei mondiali, soprattutto per l’alto significato politico. Dalla Rivoluzione islamica del 1979 nelle moschee delle città iraniane, in particolare a Teheran, è ormai un rito dopo la preghiera del venerdì o in concomitanza con date importanti, inscenare manifestazioni in cui si scandiscono slogan “Morte all’America”, insieme a “Morte a Israele”, e dove si brucia o si calpesta la bandiera Usa o dello Stato ebraico. La Rivoluzione islamica di Khomeini pose fine ai rapporti tra Iran e Stati Uniti, con Washington che aveva sostenuto il regime dello shah sia sul piano economico che militare. Gli Usa fornirono al sovrano iraniano anche i sofisticatissimi caccia F-14 Tomcat, con l’Iran che all’epoca fu l’unico Paese al di fuori degli Stati Uniti a dotarsi di tali velivoli, ancora oggi utilizzati dall’Aeronautica iraniana.

Nel novembre del 1979, l’ambasciata degli Stati Uniti divenne uno dei principali obiettivi delle manifestazioni dei rivoluzionari iraniani. Fomentati da Khomeini un gruppo di 500 tra studenti e rivoluzionari prese d’assalto la sede diplomatica Usa, considerata un simbolo dell’oppressione del regime dello shah. Nell’occupazione vennero presi in ostaggio 52 membri del personale diplomatico dell’ambasciata statunitense. Sei ostaggi riuscirono a trovare rifugio all’interno dell’appartamento dell’ambasciatore canadese, per poi a fuggire dal Paese con documenti falsi. Altri tredici ostaggi, donne e afroamericani, furono liberati tra il 19 e il 20 novembre 1979 e un ulteriore ostaggio, malato di sclerosi multipla, fu liberato l’11 luglio 1980. La crisi si risolse solamente nel gennaio 1981 grazie a un accordo favorito dall’Algeria. L’intesa prevedeva, oltre alla liberazione degli ostaggi, lo scongelamento dei fondi iraniani depositati presso banche statunitensi.

 

 

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