Iraq-Iran: i pasdaran sfruttano le proteste per la morte di Mahsa Amini per colpire i separatisti curdi

I gruppi curdi sono accusati di fornire sostegno ai manifestanti nel nordovest dell’Iran, area in cui vivono circa otto milioni di curdi

Pasdaran

Mentre in Iran proseguono le proteste contro la morte della 22enne di origine curda, Mahsa Amini, l’artiglieria dei Guardiani della rivoluzione iraniana ha sferrato oggi un nuovo attacco contro le posizioni dei gruppi separatisti ospitati nella regione del Kurdistan iracheno. I gruppi curdi sono accusati di fornire sostegno ai manifestanti nel nordovest dell’Iran, area in cui vivono circa otto milioni di curdi. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa irachena “Shafaq News”, questa mattina le città di Soran e Choman, situate a nordest di Erbil, sono state colpite per la quarta volta in tre giorni con l’obiettivo di prendere di mira i gruppi curdo-iraniani come il Partito Komala del Kurdistan iraniano e il Partito democratico del Kurdistan dell’Iran (Kdpi). Come confermato dal sindaco del distretto di Choman, Shakhwan Hussein, all’agenzia di stampa irachena, l’attacco di oggi è stato lanciato con un drone-bomba che è esploso senza però causare vittime. A Soran invece, i Guardiani della rivoluzione iraniana avrebbero condotto attacco con l’artiglieria a lunga gittata, anche in questo caso senza causare vittime, almeno in base a quanto riferito dalle autorità curdo irachene e dagli stessi gruppi curdi. “Oggi tre volte, la Repubblica islamica (dell’Iran) ha bombardato il lato del monte Halgurd dove hanno sede le nostre forze”, ha detto Atta Nasir, membro del comitato centrale del Komala, in una dichiarazione. “Ogni attacco è durato dalle due alle tre ore, con il fuoco dell’artiglieria e i razzi Katyusha.”Per fortuna non abbiamo perdite umane fino ad ora”, ha aggiunto.

In un commento rilasciato ad “Agenzia Nova”, Nicola Pedde, direttore dell’Institute for Global Studies (Igs) ed esperto di Iran, ha sottolineato che l’ondata di proteste ha anche una sua dimensione etnica. Infatti, Mahs Amini, la 22enne morta lo scorso 16 settembre a Teheran dopo essere stata arrestata dalla polizia morale iraniana per aver indossato il velo in modo “non corretto”, proveniva da Saqez, nella regione del Kurdistan iraniano, dove sono avvenute le prime proteste contro il governo iraniano. “I curdi hanno fatto loro la causa di Mahsa Amini e di contro il governo ha cercato di utilizzare il pretesto per colpire i gruppi curdi in Iraq, soprattutto il Komala, accusandoli di aver inviato armi e supporto, cosa che non è molto nelle disponibilità di questi gruppi”. Secondo Pedde, la questione etnica è incidentale da ambo le parti, infatti Mahsa Amini “non è stata uccisa perché curda, ma perché arrestata in quanto donna che ha indossato male il velo”. Da un lato, prosegue Pedde, vi è la volontà dei Guardiani della rivoluzione iraniana di colpire i gruppi curdi per spingerli a non strumentalizzare in chiave etnica la questione, mentre dall’altro i pasdaran sfruttano le proteste per colpire i propri nemici in territorio curdo, “cosa che sarebbe stata più difficile senza il pretesto delle manifestazioni”.

Ieri, in una nota, i Guardiani della rivoluzione iraniana hanno annunciato che “il quartier generale dei terroristi anti-iraniani è stato preso di mira”, sottolineando l’impiego di droni, ma non quello di artiglieria pesante, modalità citata solamente dai media iracheni e della regione autonoma del Kurdistan. L’Iran ha ripetutamente preso di mira in questi anni i gruppi presenti nella regione del Kurdistan iracheno, accusando Erbil di offrire protezione ai movimenti separatisti curdi iraniani. Nella nota pubblicata ieri, i Pasdaran hanno confermato di aver lanciato attacchi con droni contro le basi del Komala del Kdpi, con l’accusa di inviare “squadre armate e una grande quantità di armi nelle città di confine del Paese per causare il caos in Iran”. La Repubblica islamica chiama i gruppi armati curdi nelle province occidentali dell’Iran, “gruppi terroristici” o “antirivoluzionari”, ma questi gruppi affermano che l’obiettivo della loro campagna armata è “difendere i diritti dei curdi”.

In generale, i partiti curdi – tra cui Komala e il Partito Democratico del Kurdistan dell’Iran (Kdpi) – favoriscono l’autonomia curda all’interno di un Iran federale. La repressione più violenta delle proteste si è concentrata infatti nelle città del nordovest dell’Iran, in particolare Saqez, Urmia, Diwandara, Kermashan, Dehgolan, Ilam, Piranshahr abitate dalla minoranza curda che in Iran rappresenta circa il 10 per cento della popolazione (8,1 milioni di persone su un totale di 83 milioni), come sottolineato l’ong curda Hengaw. Citato dall’emittente curdo irachena “Rudaw”, Saleh Nikhbakht attivista per i diritti umani, ha osservato che se Mahsa Amini fosse morta nelle aree curde e non a Teheran sarebbe stato molto più facile per il regime insabbiare, usando nel suo caso le affermazioni del separatismo curdo: “Se fosse stata uccisa in Kurdistan avrebbero potuto alterare i fatti, ma questa volta non è stato possibile”.

L’Iran è da undici giorni teatro di violente proteste dalla morte di Mahsa Amini il 16 settembre. Il bilancio della repressione delle proteste è salito a 76 morti, secondo i dati, parziali dell’Iran Human Rights Organization (Ihr) con sede a Oslo. L’ondata di manifestazioni ha coinvolto ormai oltre 130 città con video che mostrano assalti dei manifestanti contro le forze di sicurezza, donne che bruciano il proprio velo in segno di protesta e slogan e striscioni contro la guida suprema ayatollah Ali Khamenei.

Le proteste hanno avuto una vasta eco internazionale con Stati Uniti e Canada che hanno posto sotto sanzioni la polizia morale iraniana accusata di essere stata responsabile della morte di Mahsa Amini, oltre ad alti funzionari della sicurezza per aver presumibilmente supervisionato l’uso della violenza contro “manifestanti pacifici”. Anche in tutto il mondo si sono svolte manifestazioni di solidarietà contro le proteste in Iran. L’Unione europea ha condannato il 25 settembre l’uso “ingiustificabile” e “inaccettabile” della violenza contro i manifestanti in Iran, mentre la Germania ha convocato l’ambasciatore iraniano.

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