Iraq: il leader sciita Al Sadr annuncia il “ritiro definitivo” dalla politica

L’annuncio è stato dato oggi dal leader sul suo account Twitter in concomitanza con il termine della scadenza data da Al Sadr stesso per sciogliere il parlamento

Muqtada al Sadr - Iraq

Il leader politico e religioso dell’Iraq, Muqtada al Sadr, ha annunciato il suo ritiro definitivo dalla politica dell’Iraq e la chiusura di tutte le istituzioni del proprio Movimento, ad eccezione del Santuario santo, del Museo nobile e dell’Autorità per il patrimonio di al Sadr. L’annuncio è stato dato oggi dal leader sul suo account Twitter, in concomitanza con il termine della scadenza data da Al Sadr stesso per sciogliere il parlamento. “Molte persone credono che la loro leadership sia stata conferita tramite un ordine, ma invece no, è innanzitutto per grazia del mio Signore”, ha affermato al Sadr, aggiungendo: “Volevo solo correggere una distorsione”. Il leader ha poi fatto riferimento al suo desiderio di riavvicinare le forze politiche sciite, che costituiscono la maggioranza in Iraq, al popolo. “Tutti sono liberi da me”, ha poi affermato Al Sadr nel suo tweet, rivolgendosi agli esponenti del Movimento sadrista e ha chiesto ai suoi sostenitori di pregare per lui, nel caso muoia o venga ucciso.

Nassar al Rubaie, segretario generale del blocco sadrista, aveva precedentemente chiesto al presidente della Repubblica e al presidente della Camera dei rappresentanti di deliberare lo scioglimento del Parlamento e di fissare una data per lo svolgimento delle elezioni legislative ai sensi dell’articolo 64 secondo della Costituzione. Proprio tale articolo prevede che lo scioglimento avvenga secondo decisione della maggioranza assoluta dei suoi membri, su richiesta di un terzo dei suoi membri, o su richiesta del primo ministro e con l’approvazione del presidente della Repubblica. La richiesta si colloca nel quadro di una crisi che vede il Movimento sadrista, da un lato, e il Quadro di coordinamento sciita (formazione politica che riunisce i partiti iracheni filo-iraniani) dall’altro.

Il leader politico e religioso Muqtada al Sadr, a capo della fazione nota come Al Sairoon, alle elezioni di ottobre 2021 aveva ottenuto 74 seggi su 329, rendendo il suo partito la formazione politica più numerosa in parlamento, ma non era riuscito a mettere insieme una maggioranza necessaria a formare un governo, rifiutando alleanze con i partiti sciiti filo-iraniani, in particolare con l’ex premier Nouri al Maliki. Al Sadr negli ultimi mesi aveva chiesto elezioni anticipate, mentre i sostenitori del Quadro di coordinamento sciita si oppongono a nuove votazioni, e chiedono di lavorare ad un accordo per formare un esecutivo. I seguaci di Al Sadr hanno preso d’assalto il parlamento a fine luglio e da allora mantengono un presidio al di fuori dall’edificio dell’Assemblea legislativa nella capitale irachena. Da parte loro, i sostenitori del Quadro di coordinamento sciita hanno avviato un contro presidio sulle recinzioni che delimitano la Zona verde di Baghdad, l’area “protetta” in cui sorgono le ambasciate straniere e i palazzi delle istituzioni.

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