Violenti scontri tra manifestanti e forze governative in diverse città del Paese

Nonostante il blocco di Internet imposto dalle autorità, decine di filmati che mostrano scontri notturni tra giovani e agenti di sicurezza continuano a essere pubblicati quasi in tempo reale sui social network

Sono in corso violenti scontri in diverse città dell’Iran, inclusa la capitale Teheran, tra manifestanti e forze governative a una settimana dallo scoppio delle proteste innescate dalla morte di Mahsa Amini, la 22enne curda deceduta lo scorso 16 settembre a seguito del suo arresto da parte della polizia religiosa per non aver indossato in modo corretto l’hijab, il velo islamico obbligatorio per le donne iraniane. Nonostante il blocco di Internet imposto dalle autorità, decine di filmati che mostrano scontri notturni tra giovani e agenti di sicurezza continuano a essere pubblicati quasi in tempo reale sui social network. Fonti non confermate riferiscono su Telegram che le manifestazioni contro il regime si sono estese a un totale di 131 località. L’account Twitter “1500tasvir”, che si occupa delle proteste in Iran e ha circa 100 mila follower, riferisce che la polizia ha aperto il fuoco contro i manifestanti a Esfahan, 330 chilometri a sud di Teheran.

L’emittente panaraba “Al Arabiya” ha fatto sapere che fino alla serata di ieri, 22 settembre, 280 persone risultano essere state arrestate. “Iran International” ha precisato che tra i detenuti vi sono anche diversi attivisti civili e politici e giornalisti. Nel pomeriggio, gli attivisti di Hengaw Human Rights Organization hanno riferito che i curdi-iraniani arrestati sarebbero oltre 600. Da parte sua, il capo della magistratura iraniana ha accusato le persone in questione di essere legate a “servizi di spionaggio stranieri”. Le forze armate dell’Iran si sono dette pronte ad “affrontare i nemici” per garantire sicurezza e pace nel Paese. “Queste azioni disperate fanno parte della strategia maligna del nemico volta a indebolire il regime islamico”, hanno affermato, da parte loro, le Forze armate iraniane.

In precedenza oggi gruppi di manifestanti si sono radunati per le strade di Teheran, la capitale dell’Iran, e in altre città del Paese mediorientale per mostrare il proprio sostegno al governo e alle forze di sicurezza, le stesse che, secondo “Iran International”, avrebbero distrutto proprietà pubbliche e private e utilizzato ambulanze e scuole per trattenere le persone arrestate durante i disordini. “Grazie, grazie, grazie” e “Morte all’America” sono stati alcuni degli slogan invocati dai manifestanti sostenitori del governo, i quali si sono detti pronti a partecipare a una jihad, laddove la guida suprema dell’Iran, ayatollah Ali Khamenei, lo richiedesse. Questi slogan sono ben diversi da quelli dei manifestanti a sostegno di Mahsa, come “morte al dittatore” e “libertà, libertà”, accompagnati da scene di donne che bruciano gli hijab e auto della polizia date alle fiamme. A quasi tre anni dalle proteste anti-governative che nel novembre del 2019 provocarono oltre 1.500 morti, l’Iran quindi si trova nuovamente in una spirale di caos.

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