Manifestazioni in Iran, ad Hamadan i dimostranti assaltano una stazione di polizia

Le proteste sono avvenute in diversi quartieri della capitale Teheran, nelle città di Tabriz, Hamadan, Qazvin, Ilam, Gorgan, Mashhad, Kermanshah, Zanjan, Arak, Rasht e altri centri urbani, dove i manifestanti hanno cantato slogan contro il governo gridando “morta al dittatore”

Si sta estendendo ormai alle principali cittĂ  dell’Iran l’ondata di proteste iniziata la scorsa settimana con la morte di Mehsa Amini, la giovane curda deceduta dopo essere stata arrestata a Teheran dalla polizia religiosa per aver indossato male il velo. Secondo quanto riporta il sito “Iran International” citando fonti locali, le proteste sono avvenute in diversi quartieri della capitale Teheran, nelle cittĂ  di Tabriz, Hamadan, Qazvin, Ilam, Gorgan, Mashhad, Kermanshah, Zanjan, Arak, Rasht e altri centri urbani, dove i manifestanti hanno cantato slogan contro il governo gridando “morta al dittatore”. Ad Hamadan, un gruppo di manifestanti ha assaltato una stazione di polizia, mentre a Rasht, nella provincia di Gilan sono state prese di mira auto delle forze di sicurezza. A Teheran, oltre alle manifestazioni presso i campus universitari, i dimostranti hanno anche abbattuto alcune recinzioni e bloccato il percorso degli agenti delle forze di sicurezza, in gran parte appartenenti al gruppo paramilitare dei Basij. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa semiufficiale “Fars”, le forze di polizia hanno sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti in piazza Waliasr e davanti al teatro Shahr, a Teheran. A Mashhad, i manifestanti si sono riuniti nelle principali arterie cittadine lanciando lo slogan “Non lasceremo l’Iran, ci riprenderemo l’Iran” e avrebbero appiccato anche un incendio davanti alla sede del tribunale.

A Kermanshah, le forze di sicurezza avrebbero aperto il fuoco sui manifestanti, provocando sette feriti, tra cui tre donne sempre secondo quanto riferisce “Iran International” citando l’Ong curda Hengaw. A Qazvin, i manifestanti avrebbero invece assaltato un minivan della polizia, scontrandosi con le forze di sicurezza. Scontro sono stati registrati anche in diverse aree e strade della città di Sanandaj, nella regione del Kurdistan, da cui sono parte le prime proteste dopo i funerali di Mahsa Amini avvenuta nella città di Saqez. Finora, sempre secondo la Ong curda Hengaw, le forze di sicurezza avrebbero arrestato almeno 250 persone.

Intanto, le autoritĂ  iraniane hanno confermato che tre persone sono state uccise durante in questi giorni disordini seguiti alla morte di Mahsa Amini. Il governatore di Teheran, Mohsen Mansouri, ha accusato agenti stranieri di fomentare le violenze nella capitale del Paese. Parlando all’agenzia di stampa “Irna”, Mansouri ha affermato che cittadini di tre paesi stranieri sono stati arrestati durante le manifestazioni della scorsa notte. I disordini attualmente in corso sono tra i peggiori in Iran dagli scontri avvenuti nel 2021 per la carenza d’acqua e riflettono il malcontento popolare non solo per i diritti delle donne, ma anche per la sicurezza e un’economia vacillante per le sanzioni internazionali. In un apparente tentativo di disinnescare le tensioni, il rappresentante del leader supremo dell’Ayatollah Ali Khamenei nella provincia del Kurdistan, Abdolreza Pourzahabi, ha fatto una visita di due ore alla casa della famiglia di Amini ieri, secondo quanto affermato l’agenzia di stampa semi-ufficiale “Tasnim”. Pourzahabi ha detto alla famiglia di Amini “tutte le istituzioni si attiveranno per difendere i diritti che sono stati violati” e che era sicuro che anche l’ayatollah Khamenei è rimasto colpito addolorato dalla morte della giovane. “Come ho promesso alla famiglia della signora Amini, seguirò il caso fino al risultato finale”, ha affermato Pourzahabi parlando alla “Tasnim”.

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