Iran: il bilancio delle vittime per le proteste sale a 76 morti

Iran Human Rights avverte delle continue uccisioni di manifestanti e dell'uso della tortura e dei maltrattamenti contro i detenuti

Prosegue in Iran l’ondata di proteste iniziata la scorsa settimana legata alla morte della 22enne curda Mahsa Amini deceduta lo scorso 16 settembre dopo il suo arresto da parte della polizia morale iraniana per aver indossato il velo in modo appropriato. Secondo l’organizzazione non governativa con sede a Oslo, Iran Human Rights (Ihr), il bilancio della repressione delle manifestazioni ha ormai raggiunto i 76 morti, tra cui sei donne e quattro minori, mentre le persone arrestate sarebbero almeno 1.200, tra cui 20 operatori dei media, secondo quanto riferito dal comitato per la protezione dei giornalisti. Nonostante la repressione violenta e le minacce lanciate dal capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni Ejei, le proteste sono proseguite anche nella notte, con slogan contro il governo e la guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e canti in ricordo di Mahsa Amini, mentre gli studenti delle università iraniane hanno chiesto ai loro professori di unirsi alle proteste.

In una nota, Iran Human Rights avverte delle continue uccisioni di manifestanti e dell’uso della tortura e dei maltrattamenti contro i detenuti per forzare false confessioni televisive e chiede un’urgente azione unita da parte della comunità internazionale. Il direttore, Mahmood Amiry-Moghaddam ha dichiarato: “Il rischio di tortura e maltrattamenti dei manifestanti è grave e l’uso di proiettili veri contro i manifestanti è un crimine internazionale. Chiediamo alla comunità internazionale di adottare in modo deciso e unito misure pratiche per fermare l’uccisione e la tortura dei manifestanti”. Il mondo, ha aggiunto, “deve difendere le richieste del popolo iraniano per i suoi diritti fondamentali”.


Intanto, Unione europea e Stati Uniti stanno valutando ulteriori sanzioni contro l’Iran a causa della repressione violenta delle manifestazioni. Ieri, l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea, Josep Borrell, ha condannato l’uso sproporzionato della forza da parte dell’Iran e ha affermato che tutte le opzioni saranno sul tavolo alla prossima riunione dei ministri degli Affari esteri dell’Unione. Le opzioni principali sarebbero un contributo europeo a prevenire la chiusura di Internet da parte dell’Iran e ulteriori sanzioni economiche. Dopo che Elon Musk ha annunciato l’attivazione di Internet satellitare Starlink per l’Iran, il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Ned Price, ha annunciato ieri in una conferenza stampa che Washington ha in agenda il supporto hardware per lo sviluppo dei servizi Internet iraniani. “Condanniamo la violenza e la brutalità mostrate dalle forze di sicurezza iraniane”, ha affermato Price.

“La continua repressione violenta delle proteste pacifiche dopo la morte di Mehsa Amini è spaventosa”, ha aggiunto il portavoce del dipartimento di Stato Usa. “Le persone di tutto il mondo sono interessate al fatto che gli iraniani possano comunicare liberamente tra loro e con altre parti del mondo”, ha affermato Price facendo riferimento alla possibilità per la popolazione iraniane di poter aggirare il blocco di internet e dei social network imposto dalle autorità iraniane. Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha recentemente annunciato di aver approvato un’autorizzazione generale per la riduzione delle sanzioni nel campo dello sviluppo di servizi Internet iraniani. Questa azione è avvenuta dopo che Elon Musk, il fondatore di SpaceX e Tesla, ha affermato di aver chiesto un’esenzione dalle sanzioni per attivare servizi Internet via satellite per l’Iran. Tale richiesta è stata sostenuta da alcuni rappresentanti del Congresso americano che hanno chiesto alla presidenza guidata da Joe Biden di adottare misure di facilitazione in tal senso.

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