Iran: fonti “Nova”, il ministro degli Esteri Amirandollahian atteso a Roma

Se confermata ufficialmente, la visita del ministro degli Esteri iraniano giungerebbe in momento particolarmente delicato sia per la situazione interna al Paese che nei rapporti con l’estero

Hossein Amirabdollahian iran

Il ministro degli Esteri dell’Iran, Hossein Amirabdollahian, è atteso a Roma nei prossimi giorni e potrebbe partecipare all’ottava edizione della Conferenza Rome Med – Mediterranean Dialogues, si tiene dal 2 al 3 dicembre 2022 a Roma presso l’Hotel Parco dei Principi, con il titolo “Weathering the storm: interdependence, resilience and cooperation”. Lo riferiscono ad “Agenzia Nova” tre diverse fonti a conoscenza del dossier. Se confermata ufficialmente, la visita del ministro degli Esteri iraniano giungerebbe in momento particolarmente delicato sia per la situazione interna al Paese che nei rapporti con l’estero. La missione arriverebbe, infatti, nel pieno delle proteste in corso da metà settembre in Iran dopo la morte della 22enne curda, Mahsa Amini, deceduta lo scorso 16 settembre a Teheran a seguito del suo arresto da parte della polizia morale iraniana per non aver indossato il velo in modo corretto. Nell’ambito delle proteste era stata arrestata anche la 30enne italiana, Alessia Piperno, liberata lo scorso 10 novembre dopo 45 giorni di detenzione grazie a un intenso lavoro da parte della diplomazia italiana e dell’intelligence.

Il ministro degli Esteri dell’Iran era giunto a Roma lo scorso 11 luglio in quella che era stata la sua prima visita in Italia dopo la sua nomina a responsabile della diplomazia del governo del presidente Ebrahim Raisi nell’agosto del 2021. Durante la sua permanenza nella capitale, Amirabdollahian aveva incontrato l’allora ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e aveva avuto anche incontri in Vaticano. La nuova visita di Amirabdollahian confermerebbe quindi il ruolo dell’Italia quale Paese europeo maggiormente titolato per mantenere una mediazione aperta con Teheran anche su altri dossier, soprattutto dopo l’irrigidimento delle relazioni tra il governo iraniano e partner storici come Francia e Germania, entrambi parte dell’accordo sul nucleare firmato a Vienna nel 2015 insieme a Cina, Regno Unito, Russia e Stati Uniti. A seguito del ritiro di Washington dall’accordo, il cui nome tecnico è Piano d’azione globale congiunto (Jcpoa), sono state reimposte sanzioni economiche per contrastare anche l’espansionismo iraniano nella regione del Medio Oriente e il suo programma missilistico. In risposta, l’Iran ha iniziato nuovamente ad arricchire l’uranio al di fuori dei limiti dell’accordo (attualmente il livello è al 60 per cento a fronte di un limite del 3,67 per cento), impedendo inoltre ai funzionari dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) di condurre ricerche su siti ritenuti sospetti e di monitorare tramite telecamere il lavoro all’interno degli impianti nucleari sotto osservazione.

L’Italia vanta storici rapporti diplomatici con l’Iran. L’ex presidente Hassan Rohani scelse proprio l’Italia come prima tappa del suo storico viaggio in Europa organizzato nel gennaio 2016 circa sei mesi dopo la firma dell’accordo sul nucleare iraniano. In quell’occasione i due Paesi firmarono memorandum d’intesa per un valore potenziale di 30 miliardi di dollari ponendo le basi per un passo in avanti delle relazioni bilaterali. Tuttavia, a seguito del mutato scenario internazionale e del ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano nel maggio del 2018, si sono verificati forti ripercussioni nei rapporti economici tra i due Paesi. Nel 2010, l’Italia era uno dei più importanti partner europei dell’Iran con un interscambio che aveva raggiunto i sette miliardi di dollari. Il valore è via via sceso fino a toccare i 976 milioni del 2019, anno prima della pandemia di Covid. La crisi economica dovuta alla pandemia ha colpito ulteriormente il volume degli scambi bilaterali che nel 2021 si è attestato a 629,41 milioni di euro, con l’Italia che ha esportato in Iran beni per un valore di 450,47 milioni di euro (principalmente prodotti chimici e farmaceutici), mentre l’import si è attestato intorno a 178,94 milioni di euro, principalmente prodotti metallurgici e chimici.

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