Iran: cauto ottimismo a Vienna per la ripresa dei colloqui sul programma nucleare

I funzionari delle potenze mondiali e dell'Iran si erano incontrati l’ultima volta nella capitale austriaca a marzo, quando i negoziati, avviati nel 2021 per reintegrare gli Stati Uniti nell'accordo, si erano bloccati

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Sono ripresi oggi a Vienna i colloqui internazionali sul programma nucleare dell’Iran e filtra un cauto ottimismo sul raggiungimento di un’intesa. I funzionari delle potenze mondiali e dell’Iran si erano incontrati l’ultima volta nella capitale austriaca a marzo, quando i negoziati, avviati nel 2021 per reintegrare gli Stati Uniti nell’accordo, si erano bloccati. A fine giugno, il Qatar ha ospitato colloqui indiretti tra Teheran e Washington nella speranza di riprendere il processo negoziale, senza però ottenere successo. In un ultimo tentativo di trovare un compromesso, l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha presentato il mese scorso una proposta per evitare una “pericolosa crisi nucleare”. La bozza di testo include “compromessi conquistati a fatica da tutte le parti” e “affronta, in modo dettagliato, la revoca delle sanzioni e le misure nucleari necessarie per ripristinare” il patto del 2015, ha aggiunto il capo della diplomazia europea. I colloqui bilaterali sono iniziati oggi nel lussuoso hotel Palais Coburg a Vienna, sotto gli auspici del coordinatore dell’Unione europea Enrique Mora. Le delegazioni iraniana e russa, tradizionalmente chiuse nei negoziati, hanno tenuto riunioni separate. Fonti stampa indicano che non è previsto che i funzionari degli Stati Uniti e dell’Iran si incontrino faccia a faccia.

Cina, Francia, Germania, Regno Unito, Iran, Russia e Stati Uniti hanno firmato nel luglio 2015 il Piano di azione globale congiunto, meglio noto con l’acronimo inglese di Jcopa. L’accordo mira a garantire la natura civile del programma nucleare iraniano in cambio di una graduale revoca delle sanzioni. Ma dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo nel 2018 e la reimposizione delle sanzioni statunitensi, Teheran ha gradualmente disatteso i propri obblighi. L’Iran ha infatti superato il tasso di arricchimento dell’uranio previsto dal Jcopa, fissato al 3,67 per cento, salendo al 20 per cento all’inizio del 2021. Successivamente, la soglia è salita al 60 per cento, avvicinandosi al 90 per cento necessario per realizzare una bomba. Lo scorso 2 luglio, il responsabile dell’Agenzia internazionale pe l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ha avvertito che il programma iraniano “sta andando avanti molto, molto velocemente” e “cresce in ambizione e capacità”. Una dichiarazione respinta subito dalle autorità iraniane, che hanno accusato Grossi di “dichiarazioni politiche” e “poco professionali”.

Nonostante il cauto ottimismo che filtra da Vienna, le parti sono ancora distanti su diverse questioni chiave. La parte iraniana, in particolare, ha fatto sapere che il raggiungimento di un accordo “dipende dall’effettiva e sostenibile revoca delle sanzioni” imposte dagli Stati Uniti contro Teheran. Secondo Nasser Kanani, portavoce del ministero degli Affari esteri, l’Iran è determinato “a raggiungere un accordo che garantisca i diritti e gli interessi del popolo iraniano”, auspicando che le altre parti “assumano le decisioni necessarie e si concentrino seriamente sulla risoluzione delle questioni rimanenti, creando le condizioni per un efficace passo in avanti”.

Intanto il capo negoziatore iraniano per il ripristino dell’accordo internazionale sul programma nucleare di Teheran, Ali Bagheri Kani, ha incontrato oggi a Vienna il coordinatore dell’Unione europea per il rilancio del Piano di azione globale congiunto (Jcpoa), Enrique Mora. La squadra negoziale iraniana, capitanata dal viceministro degli Esteri Bagheri Kani, è arrivata in Austria all’inizio della giornata per nuovi colloqui sulla ripresa dell’accordo nucleare iraniano del 2015, ufficialmente noto come Joint Comprehensive Plan of Action. Bagheri Kani ha incontrato Mora dopo aver tenuto colloqui con i negoziatori della Federazione Russa sempre a Vienna. Una fonte informata e un membro della squadra negoziale iraniana hanno riferito all’agenzia di stampa ufficiale iraniana “Irna” che Teheran non ha affatto abbandonato la sua richiesta di rimuovere il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i cosiddetti Pasdaran) dall’elenco dei gruppi terroristici negli Stati Uniti, smentendo le voci ventilate dalla stampa occidentale a riguardo.

Vale la pena ricordare, inoltre, che l’ambasciatore italiano Pasquale Ferrara, direttore generale per gli Affari politici e di sicurezza del ministero degli Esteri italiano, si è recato dal 2 al 4 agosto in missione a Teheran per consultazioni con le controparti iraniane poco prima dell’avvio dei colloqui a Vienna. Secondo la Farnesina, peraltro, l’ambasciatore Ferrara ha incontrato il vice ministro per gli Affari politici, Bagheri Kani, capo della delegazione iraniana al negoziato di Vienna per il ripristino del Piano di azione globale congiunto e altri interlocutori istituzionali. Al centro dei colloqui, riferisce la Farnesina, le prospettive delle trattative in corso sull’intesa per il nucleare, con particolare riferimento ai profili ancora aperti.

Intanto Mohammad Eslami, il capo dell’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran (Aeoi), ha fatto sapere che l’Iran riaccenderà le telecamere delle Nazioni Unite sui suoi siti nucleari a condizione che tutte le accuse mosse contro la Repubblica islamica vengano ritirate. Eslami ha spiegato che le telecamere in questione erano state installate sotto il Jcpoa. L’Iran ha oscurato le strumentazioni Onu a metà giugno 2022, dopo che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha approvato una risoluzione redatta da Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia, i tre membri europei del Jcopa, che accusava l’Iran di non aver cooperato a sufficienza sul suo programma nucleare. Teheran ha risposto alla risoluzione con irritazione, asserendo che le stesse accuse vengono portate avanti da vent’anni nonostante “l’ampia cooperazione” del Paese degli ayatollah con l’Aiea.

Una menzione, infine, non direttamente correlata ai negoziati, ma comunque rilevante: il ritorno dell’Iran nei mercati petroliferi mondiali. Una eventualità, quest’ultima, che potrebbe ridurre i prezzi energetici e contenere di conseguenza la crescita dell’inflazione al livello globale. Un obiettivo che gli Stati Uniti stanno cercando di perseguire finora con scarso successo. Tanto è vero che ieri l’Opec+, l’alleanza che riunisce i membri del cartello petrolifero e Paesi indipendenti come la Russia, ha disposto un modesto aumento di 100 mila barili al giorno per il mese di agosto. Un risultato decisamente insoddisfacente per l’amministrazione Usa del presidente Joe Biden, reduce da un tour nei Paesi arabi per chiedere appunto di aumentare la produzione e ridurre i prezzi.

L’Iran, da parte sua, si è detto pronto a tornare sui mercati internazionali e a ripristinare la produzione di greggio al livello pre-sanzioni nel più breve tempo possibile. Lo ha detto il ministro del Petrolio iraniano, Javad Owji, citato dall’agenzia di stampa ufficiale iraniana “Irna”. “L’inverno quest’anno sarà molto importante per gli europei e in tutto il mondo, quindi bisogna iniziare a pensarci da oggi”, ha affermato Owji a margine della 31esima riunione del l’Opec+. “Il mondo ha bisogno che l’Iran aumenti la produzione di petrolio e gas”, ha osservato Owji, spiegando che il ritorno sulle piazze globali del greggio iraniano “può soddisfare parte delle esigenze dei clienti e aiutare a raggiungere l’equilibrio dei mercati”.

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