Iran: 36 morti durante gli scontri

Dal nord al sud del Paese, compresa la capitale Teheran, i manifestanti invocano slogan come "morte al dittatore" e "libertà, libertà"

È salito a 36 morti il bilancio delle manifestazioni in corso in almeno 83 località dell’Iran, innescate dalla morte di Mahsa Amini, la 22enne curda deceduta lo scorso 16 settembre a seguito del suo arresto a Teheran da parte della polizia religiosa per non aver indossato in modo corretto l’hijab, il velo islamico obbligatorio per le donne iraniane. Lo ha riferito l’organizzazione non governativa con sede a New York, Center for human rights in Iran (Ichri). Le Forze armate hanno inoltre dichiarato che avrebbero “affrontato i nemici per garantire la sicurezza”, secondo quanto riportato dell’emittente panaraba “Al Arabiya”. “Queste azioni disperate fanno parte della strategia del nemico per indebolire il regime islamico”, prosegue la dichiarazione.

Dal nord al sud del Paese, compresa la capitale Teheran, i manifestanti invocano slogan come “morte al dittatore” e “libertà, libertà”. Nei video che circolano in rete appaiono donne che bruciano gli hijab e auto della polizia date alle fiamme, come mostrato da immagini girate a Teheran. A Bandar Abbas, nella provincia meridionale di Hormozgan, le donne si tolgono l’hijab e lo bruciano, gridando “libertà, libertà”.

A quasi tre anni dalle proteste anti-governative che nel novembre del 2019 provocarono oltre 1.500 morti, l’Iran si trova nuovamente in una spirale di caos. Le manifestazioni in Iran scoppiate il 17 settembre in oltre 80 città del Paese hanno provocato finora la morte sia di civili sia di almeno tre membri del corpo paramilitare dei Basij, parte dei Guardiani della rivoluzione iraniana (i cosiddetti Pasdaran). Le manifestazioni sono iniziate nella regione del Kurdistan iraniano, a Sedeq, città di origine di Mahsa Amini, e si sono rapidamente estese in altre città dell’Iran, tra cui la capitale Teheran, e centri urbani di particolare importanza come Shiraz, Mashhad, Qazvin e Garmsar.

Le proteste hanno avuto una brutale risposta da parte delle forze di sicurezza. Il gruppo NetBlocks, che monitora il traffico internet, ha riferito della diffusa interruzione di internet in Iran, “segno della preoccupazione delle autorità per l’intensificarsi delle proteste”.

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