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In Mali i gruppi tuareg prendono il controllo del campo di Kidal, era stato abbandonato dai caschi blu Onu

Bamako
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Il Quadro strategico permanente (Csp), l’alleanza dei gruppi tuareg del Mali che di recente hanno rotto gli accordi di Algeri con il governo di Bamako, ha preso il controllo delle zone abbandonate dalla Missione delle Nazioni Unite in Mali (Minusma) a Kidal. Lo ha affermato la stessa alleanza in un comunicato stampa. In precedenza la stessa missione Minusma aveva annunciato che i caschi blu delle Nazioni Unite avevano lasciato il campo strategico di Kidal, nel nord del Mali, nell’ambito dell’annunciato ritiro dal Paese. Il piano originale prevedeva il ritiro delle forze di pace dal Paese dell’Africa occidentale entro la fine dell’anno, ma le truppe Onu hanno iniziato a ritirarsi dalle loro basi già a luglio a causa delle condizioni di particolare insicurezza presenti nell’area. Lo scorso fine settimana fonti Minusma avevano fatto sapere che l’evacuazione del personale non necessario dal campo di Kidal sarebbe iniziata “lunedì o martedì”, in anticipo rispetto alla data prevista del 15 novembre.


La missione Minusma ha dovuto distruggere o smantellare attrezzature come veicoli, munizioni e generatori che le truppe non hanno potuto portare via, in conformità con le norme delle Nazioni Unite. A seguito di un colpo di Stato del 2020, nel giugno scorso i nuovi governanti militari del Mali hanno ordinato alle forze di pace di ritirarsi, proclamando il “fallimento” della loro missione. Dal suo dispiegamento, nel 2013, la missione Minusma – formata da circa 15 mila soldati e agenti di polizia – ha perso 180 dei suoi membri.

Il 30 giugno il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha votato all’unanimità il ritiro della missione Minusma dal Mali, come espressamente richiesto dalla giunta militare al potere. La risoluzione ha autorizzato la missione a rispondere “nelle sue immediate vicinanze” a imminenti minacce di violenza ai civili e a contribuire alla consegna sicura e guidata dai civili dell’assistenza umanitaria fino allo scorso 30 settembre, aggiungendo che questa è tenuta a garantire la sicurezza del suo personale, delle strutture, dei convogli, delle installazioni e delle attrezzature e del personale associato fino al 31 dicembre, data entro la quale dovranno concludersi le operazioni di ritiro dal Paese.

Dopo l’annuncio, la Minusma aveva finora riconsegnato quattro basi militari alle autorità maliane: quella di Kidal è la quinta, ritenuta la più delicata in quanto la regione e la città omonima sono feudo dei combattenti separatisti tuareg, che a settembre hanno posto fine agli accordi di Algeri e sono tornati a combattere contro le Forze armate maliane (Fama).

Alla fine di agosto il rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per il Mali e capo della Minusma, El Ghassim Wane, ha dichiarato che la seconda fase di ritiro delle forze Onu sarà “incredibilmente difficile” a causa della forte insicurezza nel Paese e dello stallo nell’attuazione dell’accordo di pace di Algeri con i gruppi ribelli. La seconda fase del ritiro delle forze di pace, in programma fino al 15 dicembre, sarà “molto impegnativa” a causa del calendario serrato e delle pericolose condizioni di sicurezza, ha detto Wane, che ha citato fra le difficoltà la “paralisi” degli organismi responsabili del monitoraggio dell’accordo di pace di Algeri, firmato nel 2015 tra il Coordinamento dei Movimenti Azawad (Cma) – un’alleanza di gruppi prevalentemente tuareg – e l’allora governo civile del Mali. Le operazioni di questa fase prevedono infatti l’abbandono di sei basi nel Mali settentrionale, nord-orientale e centrale, aumentando l’esposizione degli uomini agli attacchi.

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