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In Israele vaccinata la cinque milionesima cittadina, è una donna incinta di 34 anni

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Il cinque milionesimo cittadino israeliano ha ricevuto oggi il vaccino contro il coronavirus. Si tratta di una donna incinta, Janet Lavi-Azulay, 34 anni a cui è stata inoculata la prima dose del vaccino Pfizer-BioNTech. In tal modo lo Stato ebraico mantiene salda la prima posizione tra i Paesi che hanno vaccinato il maggior numero di cittadini rispetto al totale della popolazione. Hanno partecipato alla cerimonia di somministrazione sia il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che il ministro della Salute, Yuli Edelstein. Le autorità di Israele hanno consigliato alle donne incinte di vaccinarsi dopo che diverse potenziali mamme sono morte a causa della Covid-19 e decine hanno subito infezioni gravi. Netanyahu ha invitato il pubblico a ignorare le “fake news” contro la vaccinazione e ha detto che le autorità stanno lavorando per ottenere decine di milioni di dosi di vaccino in più per il Paese per garantire che l’economia rimanga aperta e non ci siano ulteriori blocchi. Il capo dell’esecutivo ha annunciato che entro la fine di aprile l’intera popolazione di età superiore ai 16 anni sarà vaccinata. La popolazione totale di Israele è di circa 9,3 milioni. “È un risultato mondiale”, ha detto Netanyahu. Il primo ministro ha anche detto di essere stato in contatto con Pfizer, che annuncerà presto un vaccino approvato per l’uso sui bambini.


Israele ha riaperto ieri, 7 marzo, ristoranti, caffè, classi scolastiche, eventi in presenza, attrazioni turistiche e hotel nelle aree a basso e media contagio. Il governo israeliano, infatti, ha dato il via libera all’allentamento delle chiusure anti-Covid. Nuovi regolamenti anche per l’aeroporto Ben Gurion. Mille persone al giorno potranno entrare nello Stato ebraico da quattro località: New York, Francoforte, Londra e Parigi. Un numero che dovrebbe salire gradualmente a 3.000 entro questa settimana. I ristoranti potranno riempiere le sale interne al 75 per cento della capacità fino a un massimo di cento clienti muniti di “green pass” – il lasciapassare che indica l’avvenuta vaccinazione (due dosi, di cui la seconda inoculata da almeno una settimana) o la guarigione dal coronavirus – mentre all’esterno sarà possibile ospitare ai tavoli (posizioni a due metri di distanza) altre cento persone. Riaperti anche gli istituti di istruzione superiore e i seminari religiosi alle persone vaccinate o guarite dal Sars-CoV-2.

Le sale per eventi possono aprire al 50 per cento della capacità e con un massimo di 300 persone munite di lasciapassare verdi. Fino al cinque percento dei partecipanti, inoltre, può accedere senza pass presentando test antivirus negativi effettuati recentemente. Sono consentite le riunioni di 20 persone negli spazi chiusi e di 50 persone all’aperto. I luoghi di culto possono operare a capacità parziale ed è consentita una maggiore partecipazione agli eventi sportivi e culturali per i possessori dei “green pass”. Novità anche per la scuola. Gli studenti di 7-10 anni possono frequentare le lezioni dal vivo per la prima volta da circa un anno, ma solo nelle città con tassi di infezione da Covid bassi e medi. Le autorità hanno diviso le classi in gruppi più piccoli, il che significa che ogni studente sarà in classe solo due volte una settimana. Le attrazioni turistiche sono state aperte per i possessori dei lasciapassare verdi e le sale da pranzo dell’hotel sono state autorizzate a riprendere, anche se con una capacità limitata.

Un valico di frontiera con la Giordania riaprirà fino a due volte a settimana e il confine con l’Egitto verrà aperto una tantum per consentire agli israeliani di tornare. La punizione per le violazioni delle regole prevede una multa molto salata, corrispondente a circa 1.500 dollari statunitensi. Secondo l’emittente televisiva “Channel 12”, pressappoco 6.000 ristoranti dovrebbero riaprire oggi su oltre 14.000 che operavano prima della pandemia. Circa 4.000 ristoranti, invece, hanno chiuso per sempre. Israele a febbraio ha iniziato ad allentare le restrizioni dopo un terzo blocco e da allora ha gradualmente riaperto negozi e centri commerciali (per tutti); oltre a palestre, piscine, hotel e alcune strutture culturali per i possessori di “Green Pass”.

Secondo il capo della sanità pubblica del ministero della Salute israeliano, Sharon Alroy-Preis, il lasciapassare verde non creerà una “bolla” senza coronavirus. “Ma possiamo creare un ambiente che sia il più sicuro possibile. In questo scenario, per esempio, possiamo avere 300 persone a teatro o 500 persone all’aperto. Stiamo intraprendendo dei passi graduali e procediamo senza fretta perché non vogliamo compromettere i risultati raggiunti”, ha detto la Alroy-Preis questa settimana, durante la conferenza stampa “La campagna di vaccinazione Covid-19: quali lezioni si possono trarre da Israele?” organizzata dalla Europe Israel Press Association sulla piattaforma online Zoom. Secondo il professor Ran Balicer del Clalit Research, i dati ottenuti fin qui dimostrano che “i vaccini funzionano” perché “riducono in modo significativo sia la morbilità che la mortalità” del coronavirus Sars-CoV-2, ma non è ancora chiaro se influiscono sulla trasmissione del virus. Secondo le statistiche fornite dall’esperto, le infezioni sintomatiche sono diminuite del 94 per cento e i casi gravi del 92 per cento dall’inizio della campagna di vaccinazione il 19 dicembre. Israele, peraltro, raggiungerà “molto presto” l’obiettivo fissato dal premier Benjamin Netanyahu di vaccinare il 90 per cento della popolazione over 50 anni, ha aggiunto Balicer.

Secondo l’esperto, tuttavia è ancora presto per parlare di immunità di gregge data l’assenza di studi, ad esempio, sull’utilizzo dei vaccini nella popolazione sotto i 16 anni. “Detto questo, abbiamo degli effetti indiretti positivi notevoli che ci permettono di prendere maggiori rischi, ad esempio riaprendo l’economia con una serie di procedure dedicate come i lasciapassare verdi”, ha aggiunto Balicer. La variante inglese del virus Sars-CoV-2 in Israele, sempre secondo Balicer, ha un’incidenza pari al 90 per cento dei nuovi contagi giornalieri, motivo per cui lo Stato ebraico, ha detto il professore, si trova ancora nel mezzo della “terza ondata” pandemica nonostante la vaccinazione di massa.

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