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In Ecuador è allarme sicurezza: prorogato di un mese lo stato di emergenza

Gli indici di violenza nel piccolo Paese andino sono in continua crescita: stando alle cifre del portale specializzato "Insight Crime", nel 2022 l'Ecuador ha registrato un tasso di 25,9 omicidi per ogni centomila abitanti, uno dei livelli più alti della regione

Quito
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Il presidente dell’Ecuador, Guillermo Lasso, ha prolungato lo stato di eccezione indetto il 24 luglio per rispondere all’emergenza sicurezza, soprattutto nelle carceri. Una decisione, ha detto Lasso, presa “per fare fronte ai gravi disturbi interni in tutti i centri di privazione della libertà che compongono il sistema di riabilitazione sociale a livello nazionale”. La misura, nelle intenzioni dell’esecutivo, “permette di controllare le circostanze che hanno alterato il funzionamento del sistema penitenziario” e di “ristabilire la convivenza e l’ordine” nel sistema. Si tratta dell’ultima proroga possibile dal momento che la legge consente al presidente di prolungare lo stato di eccezione solo per un periodo di 30 giorni, in aggiunta ai primi 60. Gli indici di violenza nel piccolo Paese andino sono in continua crescita: stando alle cifre del portale specializzato “Insight Crime”, nel 2022 l’Ecuador ha registrato un tasso di 25,9 omicidi per ogni centomila abitanti, uno dei livelli più alti della regione.


Lo stato di emergenza era stato indetto in risposta a un ennesimo episodio di violenza nelle carceri: i 31 morti e 14 feriti seguiti agli scontri consumati all’interno all’interno del carcere el Litoral, nella città portuale di Guayaquil. Il Litoral si conferma la struttura più pericolosa di un Paese in cui le notizie di morte in carcere sono in preoccupante aumento: undici massacri in meno di due anni di tempo – da febbraio 2021 a novembre del 2022 -, hanno portato alla morte di almeno 416 persone. Il primo doloroso fatto di sangue risale alla mattina del 23 febbraio del 2021, quando decine di prigionieri divisi in quattro carceri (compreso el Litoral) chiedevano aiuto ai familiari denunciando l’avvio di scontri violenti, chiusi la notte successiva con il bilancio di 81 morti. Un episodio che, oltre a commuovere il Paese, svelava diversi problemi nel sistema, dalla facilità di accesso di armi e stupefacenti, agli alti indici di sovraffollamento (fino al 200 per cento in alcune strutture) alla mancanza di registri attendibili sulla popolazione carceraria. A luglio del 21, nuovi scontri tra bande (stavolta nel Litoral e a Latacunga), portavano alla morte di almeno 21 detenuti e il ferimento di oltre 57 persone, tra cui tre agenti.

A fine settembre, il peggior episodio nella storia carceraria – documentata -, del Paese: le informazioni ufficiali parlarono di scontri nel Litoral con 119 morti, elevate a 125 dalla polizia scientifica. Una insurrezione in cui non vennero usate solo fucili e pistole ma anche granate. Tra il 12 e il 13 novembre, ancora nel Litoral, si contavano 65 vittime mortali. Dopo alcuni mesi di apparente tranquillità, la questione tornava d’attualità con l’insurrezione nel carcere di Turi: era l’inizio di aprile 2022 e i morti sono stati almeno venti. Il 9 maggio a Tsachilas la violenza causava il decesso di 44 persone e decine di feriti. Gli scontri, pur se con numeri più ridotti, si sono ripetuti a luglio, poi a ottobre e novembre del 2022.

La questione sicurezza, secondo diversi analisti legata all’inserimento del Paese nelle rotte del narcotraffico regionale, è diventata sempre più centrale nell’agenda della politica nazionale. A inizio maggio, il presidente dell’Ecuador, Guillermo Lasso aveva firmato il decreto che autorizza le Forze armate ad avviare azioni contro il “terrorismo” nel territorio nazionale. Il documento identifica come “terroristi” le organizzazioni criminali armate, ritenute responsabili degli alti indici di violenza nel Paese, e permette alle Forze Armate di usare “tutti i mezzi a loro disposizione” per “reprimere” e “contrastare” le bande, in collaborazione con la Polizia nazionale. Al tempo stesso, il decreto prevede l’apertura di eventuali azioni penali nei confronti dei militari nell’esercizio delle azioni “anti terroristiche”, e raccomanda misure speciali di vigilanza carceraria nel caso si arrivi a delle condanne.

Molti gli episodi che hanno suscitato l’attenzione delle cronache. A metà aprile ultimo di una serie di fatti di sangue che hanno colpito il Paese, un gruppo di circa 30 persone ha ingaggiato uno scontro a fuoco nel porto peschiero nella città settentrionale di Esmeraldas, causando nove morti e almeno tre feriti. La polizia ha risposto con operativi che hanno portato all’arresto di tre sospetti, il sequestro di una barca e di due armi da fuoco. Gli inquirenti concentrano l’attenzione sulla banda criminale “Los Tiguoneros”, i cui membri avrebbero rivendicato l’azione in un video girato dall’interno di un carcere. Eventi che hanno portato alle dimissioni di Diego Ordonez dall’incarico di segretario della Sicurezza pubblica e dello Stato dell’Ecuador. Il Paese “vive un fenomeno inedito d violenza criminale, di criminalità organizzata e di rinascita di reati comuni, simile a quelli che si vivono in altri Paesi dell’America latina”, ha detto Ordonez in una nota.

A inizio aprile il governo aveva autorizzato la detenzione e il porto di armi ad uso civile per la difesa personale, prima misura di un pacchetto che comprende anche l’istituzione di un posto di comando unificato a Guayaquil e la dichiarazione dello stato di eccezione nella Zona 8 (Guayaquil, Duran e Samborondon), a Santa Elena e Los Rios. Per quanto concerne la modifica del decreto sul possesso e il porto d’armi, che riguarda anche lo spray al peperoncino, l’autorizzazione sarà soggetta a regolamenti, controlli e registrazioni e l’azione di coordinamento sarà svolta dal segretario alla Pubblica sicurezza. È vietata la fabbricazione, la registrazione e la detenzione di armi artigianali. Il posto di comando di Guayaquil sarà sotto la guida del capo dello Stato.

Una ulteriore stretta sarebbe arrivata il 9 agosto, a seguito dell’uccisione di Fernando Villavicencio, uno degli aspiranti alla presidenza nelle elezioni il cui primo turno si è tenuto il 20 agosto. “Le forze armate sono attualmente mobilitate su tutto il territorio nazionale per garantire la sicurezza dei cittadini, la tranquillità del Paese e le elezioni libere e democratiche del 20 agosto”, ha detto il presidente ecuadoriano. Un quadro normativo da cui sarebbe stato espunto entro poche ore il divieto alla libertà di riunione, ritenuto essenziale proprio per il corretto svolgimento delle elezioni.

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