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Il principe Pahlavi chiede un cambio di regime in Iran

"Non vi sarà nessuna pace in Medio Oriente finché i mullah saranno al potere in Iran e la soluzione dei due Stati per la questione israelo-palestinese sarà impossibile"

Berlino
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Il principe Reza Pahlavi chiede un cambio di regime in Iran, sostenendo che l’assetto politico del Paese non può essere modificato mediante negoziati e accordi. Intervistato dal quotidiano “Bild”, il figlio dell’ultimo shah dell’Iran Mohammad Reza Pahlavi, deposto dalla rivoluzione nel 1979, ha affermato che il “regime” di Teheran “si basa sull’essere repressivo all’interno e aggressivo all’esterno”. Considerato dai monarchici l’erede al trono del Pavone, il principe ha aggiunto: “Se così si può dire, il regime vuole che la sua bandiera sventoli sulla Casa Bianca e non può coesistere con l’Occidente, come avvenne tra i blocchi durante la Guerra Fredda”. Pertanto, “è soltanto una perdita di tempo cercare di cambiare il comportamento” delle autorità di Teheran. È dunque necessario un cambiamento di regime in Iran, da attuare mediante sanzioni economiche e sostegno all’opposizione, per esempio organizzando e finanziando scioperi dei lavoratori, “molto pericolosi” per il governo. Le risorse necessarie potrebbero provenire dai “fondi del regime congelati all’estero”. Allo stesso tempo, Pahlavi ha rifiutato categoricamente ogni ingerenza militare dall’esterno in Iran.


 

Non vi sarà nessuna pace in Medio Oriente finché i mullah saranno al potere in Iran e la soluzione dei due Stati per la questione israelo-palestinese sarà impossibile.  Quello che i monarchici iraniani ritengono l’erede al trono del Pavone si è detto “scioccato” dall’attacco del movimento islamista palestinese Hamas contro Israele. Allo stesso tempo, Pahlavi ha sottolineato di non essere rimasto sorpreso dall’aggressione perché “il regime iraniano ha diffuso fin dall’inizio una cultura di odio, violenza e intolleranza”. La Repubblica islamica sta quindi facendo “tutto il possibile per impedire qualsiasi tentativo di pace nella regione”. In particolare, Teheran vuole impedire la normalizzazione tra Israele e vari Paesi arabi ed è qui che va individuata una delle ragioni principali dell’attacco di Hamas contro lo Stato ebraico. Inoltre, come osservato da Pahlavi, “il regime” in Iran è “con le spalle al muro a causa delle proteste avvenute in precedenza nel Paese” e, per tale motivo, “sta facendo di tutto al fine di distogliere l’attenzione da se stesso”. È in questo contesto che si inserisce l’attacco di Hamas contro Israele, con l’Iran che secondo Pahlavi è “abbastanza intelligente” da non voler “rischiare una guerra diretta” contro lo Stato ebraico.

 

Il “regime” iraniano vuole “un califfato sciita nella regione”, ha proseguito Pahlavi, deposto dalla rivoluzione avvenuta nel Paese nel 1979. Il principe ha dichiarato che il “regime” di Teheran “ha cercato di esportare la sua ideologia sin dal suo inizio”. La “parola Iran come nazione non esiste nel vocabolario” delle autorità di Teheran, che “parlano sempre di un mondo islamico e, fin dall’inizio, non erano interessate all’Iran”. La Repubblica islamico mira, invece, a “creare un califfato sciita nella regione”. Per tale motivo, “i mullah” hanno finanziato il partito sciita libanese Hezbollah e il movimento islamista palestinese Hamas, mentre “non si sono interessati alla propria popolazione”. Secondo Pahlavi, è questa la ragione per cui in Iran “oltre il 60 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà”, sebbene il Paese disponga delle seconde riserve di petrolio al mondo. Inoltre, “ciò che dice il regime non ha nulla a che fare con quanto pensa la gente in Iran”. Per il principe, un esempio si è avuto dopo l’attacco di Hamas contro Israele, quando dei “tifosi hanno chiesto di rimuovere le bandiere palestinesi dal campo durante una partita” di calcio in Iran.

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