Il presidente sudcoreano ha paragonato lo sciopero degli autotrasportatori alle minacce nucleari

Lo sciopero nazionale indetto il 24 novembre dal principale sindacato degli autotrasportatori della Corea del Sud è già costato al Paese 1.600 miliardi di won (1,23 miliardi di dollari) in termini di mancate spedizioni

yoon corea del sud

Il presidente della Corea del Sud, Yoon Suk-yeol, ha rivolto un attacco senza precedenti al sindacato degli autotrasportatori protagonista da quasi due settimane di uno sciopero nazionale che ha causato danni logistici non indifferenti all’economia del Paese. Yoon, che ha già firmato un decreto per costringere parte degli autotrasportatori a tornare al lavoro, ha dichiarato che il governo deve rispondere alla mobilitazione sindacale con durezza, come per le minacce provenienti dalla Corea del Nord: “Se avessimo perseguito una politica nordcoreana sulla base del principio di intolleranza nucleare, non staremmo affrontando la minaccia nucleare della Corea del Nord come stiamo facendo ora”, ha affermato il presidente sudcoreano riferendosi allo sciopero.

“Il circolo vizioso si ripeterà, se cederemo alle attività illegali e alla violenza”, ha aggiunto Yoon, aggiungendo che i vertici sindacali dell’autotrasporto dovrebbero essere “puniti” per aver impedito il ritorno al lavoro dei loro iscritti. Secondo una fonte della presidenza coreana interpellata dal quotidiano “Korea Herald”, Yoon ha affiancato lo sciopero e le minacce armate nordcoreane solo per sottolineare la determinazione della sua amministrazione a proteggere sia il benessere economico dei sudcoreani, sia la loro sicurezza.

Lo sciopero nazionale indetto il 24 novembre dal principale sindacato degli autotrasportatori della Corea del Sud è già costato al Paese 1.600 miliardi di won (1,23 miliardi di dollari) in termini di mancate spedizioni. Lo ha reso noto il ministero dell’Industria coreano il primo dicembre scorso. In un contesto di continuo aumento del prezzo dei carburanti, i sindacati chiedono al governo di rendere permanente il sistema provvisorio di sostegno al reddito che il governo ha introdotto lo scorso giugno, e di estenderlo a camionisti in altri settori, come quello energetico. Alla protesta prendono parte circa 25mila autotrasportatori. Cinque mesi fa un analogo sciopero indetto dagli autotrasportatori ha causato blocchi e ritardi, comportando in otto giorni danni economici stimati in 1,2 miliardi di dollari e un temporaneo taglio della produzione di grandi compagnie nazionali come Hyundai Motor e Posco.

La scorsa settimana la comunità imprenditoriale della Corea del Sud ha sollecitato gli autotrasportatori del Paese ad accettare negoziati, affermando che la loro mobilitazione collettiva sta danneggiando l’economia in un contesto già difficile. Il vicepresidente della Korea International Trade Association (Kita), Jeong Marn-ki, ha definito lo sciopero una “azione collettiva irragionevole”: “La nostra industria sperimenta di nuovo difficoltà logistiche in un momento già difficile a causa del rallentamento economico mondiale”; ha dichiarato. Secondo Jeong, “l’unione dei camionisti deve fermare immediatamente la loro azione collettiva di negazione del trasporto e giungere a una soluzione positiva per tutte le parti, inclusi spedizionieri, autisti e fornitori dei servizi di trasporto”. Inoltre, il rappresentante imprenditoriale ha dichiarato che l’Assemblea nazionale e il governo non dovrebbero accettare le rivendicazioni degli autotrasportatori nel tentativo di “accantonare il problema”, ma assumere una posizione “decisa e basata sulle regole”.

Il governo sudcoreano e il sindacato degli autotrasportatori hanno tentato un primo confronto dialettico il 28 novembre, ma non sono giunti a nessuna accordo. Nei giorni scorsi il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol ha ordinato ai conducenti di autobetoniere del Paese di tornare al lavoro. Il presidente è ricorso a un ordine esecutivo emergenziale con effetto immediato, come già minacciato all’inizio dello sciopero. “Non è giusto che (il sindacato degli autotrasportatori) prenda in ostaggio i mezzi di sostentamento delle persone e l’economia nazionale per i propri interessi”, ha dichiarato il presidente nel corso di una riunione di gabinetto che si è conclusa con la firma dell’ordinanza. La mancata ottemperanza da parte degli autotrasportatori interessati può comportare la revoca della patente, sino a tre anni di reclusione o multe sino a 30 milioni di won (22.500 dollari).

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