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Il premier Al Kadhimi fa appello a un “dialogo nazionale” dopo la visita di papa Francesco in Iraq

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Nel clima di “tolleranza” e “affetto” rafforzato dalla storica visita di papa Francesco, conclusa questa mattina, il premier dell’Iraq, Mustafa al Kadhimi, ha fatto appello a un “dialogo nazionale” per realizzare le aspirazioni del popolo iracheno e garantire lo svolgimento delle prossime elezioni anticipate. Il primo ministro di Baghdad ha lanciato l’appello in un videomessaggio trasmesso dopo la conclusione della visita del pontefice. “L’Iraq ha davanti a sé un’occasione autentica per ripristinare il suo ruolo storico nella regione e nel mondo, nonostante tutti gli ostacoli e le sfide”, ha detto Al Kadhimi, sottolineando che il governo si impegna a soddisfare “la volontà del popolo di realizzare sicurezza, pace, ricostruzione e prosperità”. “Sulla base di questa responsabilità storica, e nel clima di amore e tolleranza rafforzato dalla visita del Papa in Iraq, la terra dei due fiumi, proponiamo oggi un appello al dialogo nazionale, che esprima la realizzazione delle aspirazioni del nostro popolo”, ha aggiunto.


“Chiamiamo tutte le diverse forze politiche e popolari, giovanili, i manifestanti, gli oppositori del governo, al tavolo di un dialogo responsabile davanti al nostro popolo e davanti alla Storia, chiamiamo le nostre forze e i nostri partiti politici a privilegiare l’interesse della nazione, ad allontanarsi dal linguaggio della retorica convulsa” per “preparare lo svolgimento con successo delle elezioni anticipate, e per dare al nostro popolo un’occasione di speranza e fiducia nello Stato e nel sistema democratico”. Nel discorso il premier di Baghdad si è rivolto in particolare ai giovani iracheni: “Mi rendo conto di quanto soffriate e quanto grandi siano le vostre aspirazioni, e dell’ingiustizia che vi è capitata, ma dobbiamo essere pazienti e unirci”. Le tensioni non sono nell’interesse del Paese, e “il governo ha bisogno del tempo sufficiente a costruire sulla base di ciò che è stato realizzato in precedenza”, ha aggiunto. Il premier ha ribadito l’invito rivolto ai “fratelli” e ai “cari oppositori” a partecipare a un dialogo “aperto, chiaro, con il governo sulla base dell’interesse del Paese, della sua sicurezza e della sua sovranità”. “Il dialogo strategico che il governo ha cominciato riguardo agli accordi di cooperazione con la coalizione internazionale si fonda sulla definizione delle condizioni e delle tempistiche per un ritiro di tutte le forze combattenti dal suolo dell’Iraq, nel quadro di meccanismi tecnici e di tempi concordati, in modo da mantenere le migliori relazioni con i Paesi della coalizione”, ha aggiunto Al Kadhimi.

“Faccio inoltre appello a un dialogo nazionale autentico e profondo, e a tutti i livelli, ufficiale, partitico e popolare, per giungere a un accordo-quadro definitivo per la relazione tra il governo centrale e la regione del Kurdistan, difendendo l’unità territoriale irachena e risolvendo in via radicale i problemi pregressi”, ha proseguito il premier. Fin dalla sua formazione il governo di Al Kadhimi “ha cercato di rafforzare le relazioni estere dell’Iraq e di porre le fondamenta per un ripristino della posizione naturale dell’Iraq e del suo peso regionale e internazionale, abbiamo realizzato passi avanzati in quest’ambito, e la visita del Papa è stata un rafforzamento di questi passi”, ha sottolineato il premier. Il Paese “ha confermato la propria piena disponibilità a svolgere un ruolo efficace nel consacrare la tranquillità e aprire le porte al dialogo per risolvere le crisi della regione”, e affinché tutti siano partner nello sviluppo, non al centro di disaccordi e conflitti. “L’Iraq ha insistito sul suo rifiuto di essere un campo di battaglia per conflitti esogeni, e la logica della cooperazione è l’unica accettabile per il nostro popolo e per il Paese”, ha aggiunto il premier iracheno.

Il viaggio di papa Francesco in Iraq è stato il primo di un pontefice della Chiesa cattolica nel Paese del Golfo. Iniziata lo scorso 5 marzo la visita si è conclusa oggi e ha visto tappe in alcuni dei luoghi più importanti e simbolici non solo per i cristiani iracheni ma per tutte le componenti religiose del Paese. Nell capitale Baghdad il Papa è stato accolto con gli onori di un capo di Stato dal premier Kadhimi e dal presidente Barham Salih. Nella città, Francesco ha avuto il primo incontro con la comunità cristiana irachena visitando la cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora del perpetuo soccorso, colpita nel 2010 da un devastante attentato di al Qaeda, e la cattedrale caldea di San Giuseppe. Il viaggio del Papa ha interessato anche le città di Najaf e la provincia di Dhi Qar, nel sud del Paese. A Najaf si è tenuto il 6 marzo l’incontro più importante sia a livello religioso che politico: il colloquio con il grande ayatollah Ali al Sistani. L’incontro è stato il primo tra un pontefice della Chiesa cattolica e un grande ayatollah sciita ed è stato caratterizzato da un appello di entrambi “per un futuro di pace e di fraternità per l’amata terra irachena, per il Medio Oriente e per il mondo interno”.

Dopo la tappa a Najaf, il Papa ha visitato il sito di Ur dei caldei, situato nei pressi della città di Nassiriya. Ur è considerata dalla Bibbia il luogo di nascita di Abramo e ha un significato per le tre religioni monoteiste: ebraica, cristiana e musulmana. Nel sito dell’antica città si terrà l’incontro interreligioso con i rappresentanti delle varie fedi presenti in Iraq, tra cui la comunità degli yazidi, particolarmente colpita dalle persecuzioni condotte nel 2014 dallo Stato islamico. Proprio in occasione dell’incontro interreligioso nel sito di Ur il premier Al Kadhimi, ha dichiarato il 6 marzo Giornata nazionale della tolleranza e della coesistenza.

I luoghi devastati dallo Stato islamico hanno fatto da sfondo alle tappe del 7 marzo di Mosul e Qaraqosh. Nel capoluogo della provincia di Ninive il Papa ha pregato per le vittime della guerra nell’iconica Piazza delle quattro chiese (Hosh al-Bieaa in arabo) in cui si trovano ai quattro angoli una chiesa siro-cattolica, una siriaco-ortodossa, una armena-ortodossa e una caldea. A Qaraqosh, da dove nella notte tra il 6 e il 7 agosto del 2014 circa 45 mila persone vennero cacciate dallo Stato islamico e costrette a rifugiarsi nel vicino Kurdistan, il Papa ha incontrato la comunità cristiana da poco rientrata nella città. “Il terrorismo e la morte non hanno mai l’ultima parola. L’ultima parola appartiene a Dio e al suo Figlio, vincitore del peccato e della morte”, è stato il messaggio di lanciato da papa Francesco in una gremita Chiesa di Santa Maria Immacolata di Qaraqosh. L’ultimo appuntamento pubblico del Papa è stata la messa domenicale nello stadio Franso Hariri di Erbil a cui hanno partecipato circa 10 mila persone tra fedeli cristiani, autorità della regione autonoma del Kurdistan iracheno e rappresentanti delle diverse comunità religiose. “Salam (Pace)! Salam! Salam! Shukran (Grazie). Dio benedica tutti. Dio benedica l’Iraq. Allah makum (Dia sia con voi)”, ha detto il Papa a conclusione del suo ultimo discorso pubblico in Iraq.

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