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Il Parlamento turco approva l’estensione della presenza militare in Libia fino al 2026

La mozione firmata da Erdogan sottolinea la “grande importanza della continuazione del cessate il fuoco e del processo di dialogo politico"

Ankara
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Il Parlamento della Turchia ha approvato ieri una mozione per prolungare lo spiegamento delle forze turche in Libia per ulteriori 24 mesi, dal prossimo 2 gennaio fino al 2026. Secondo l’agenzia di stampa turca “Anadolu”, la mozione firmata dal presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, sottolinea la “grande importanza per la Turchia” della “continuazione del cessate il fuoco e del processo di dialogo politico in Libia, così come l’instaurazione della pace e della stabilità come risultato di questo processo”.


Il testo afferma che “in caso di ripresa degli attacchi contro il governo legittimo”, vale a dire l’esecutivo di Tripoli guidato dal premier ad interim Abdulhamid Dabaiba, “gli interessi della Turchia sia nel bacino del Mediterraneo che nel Nord Africa potrebbero essere influenzati negativamente”. La mozione afferma quindi che “prevenire la ripresa dei conflitti è importante per garantire la conclusione dei negoziati militari e politici condotti sotto gli auspici delle Nazioni Unite”.

Le forze turche sono presenti in Libia dal gennaio 2020 e i loro compiti, già prorogati il 21 giugno 2021 per 18 mesi, sono ora sono oggetto di un’ulteriore estensione. La richiesta invita il Parlamento a ratificare il prolungamento delle missioni delle forze turche in Libia per i successivi 24 mesi, a partire dal 2 gennaio 2024. Il documento sottolinea che le forze turche mirano anche a garantire la sicurezza contro potenziali minacce, incluse le migrazioni di massa, fornire aiuti umanitari alla popolazione libica e sostenere il governo tripolino. La Turchia ha risposto alla richiesta del Governo di accordo nazionale della Libia, guidato allora da Fayez al Sarraj, intervenendo nel dicembre 2019 per contrastare il colpo di Stato militare tentato dal generale Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), sostenuto dai mercenari russi del gruppo Wagner, dagli Emirati Arabi Uniti e, in seconda battuta, dalla Francia.

Dal febbraio 2022 la Libia è divisa in due amministrazioni politico-militari: da una parte il Governo di unità nazionale con sede a Tripoli del premier Dabaiba, riconosciuto dalla comunità internazionale e appoggiato soprattutto dalla Turchia; dall’altra il cosiddetto Governo di stabilità nazionale guidato da Osama Hammad, primo ministro designato dalla Camera dei rappresentanti, di fatto un esecutivo parallelo con sede a Bengasi manovrato dal generale Haftar, comandante in capo dell’autoproclamato Esercito nazionale libico. Per uscire dallo stallo politico, il rappresentante speciale del segretario generale e capo della Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil), Abdoulaye Bathily, ha invitato i principali soggetti istituzionali libici a partecipare a un incontro finalizzato a superare gli ostacoli che si frappongono allo svolgimento delle elezioni, considerando la convocazione del voto come l’unico modo per superare la lunghissima fase di transizione nel Paese nordafricano.

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