Il ministro Fratin: “Le opere si fermano per paura di mettere una firma”

"Quello che serve è fare le opere e noi a forza di piani, verifiche, confronti, monitoraggi e controlli abbiamo smesso di farle"

“Abbiamo fondi stanziati da dieci anni ma non abbiamo le opere”. E ogni due mesi piangono i morti ma è compito della politica mettere in sicurezza il territorio: “Gli errori locali si sommano a quelli globali. Questa combinazione provoca le tragedie che siamo costretti a vivere — dice Gilberto Pichetto Fratin, ministro all’Ambiente e alla Sicurezza energetica, in una intervista al “Corriere della Sera” —. Parlo di abusivismo, incuria del territorio, cattiva manutenzione delle infrastrutture e imperfetto utilizzo dei fondi per la tutela del territorio. E ora il clima sta cambiando, dunque deve cambiare l’approccio nel fare le opere”. Va bene la solita galleria degli errori, ma aspettiamo da cinque anni il piano di adattamento ai cambiamenti climatici: “Si tratta di uno strumento pianificatorio di indirizzo per la individuazione degli interventi regionali che in quanto tale è stato sottoposto a Valutazione ambientale strategica. Il recepimento del parere richiede significative integrazioni tecniche che le strutture del mio ministero con il supporto di Ispra, acquisiti i contributi delle Regioni, chiuderanno entro fine anno”. Ci sono un milione e mezzo di edifici a rischio, dice l’Ispra, e lo è anche il 94 per cento dei Comuni: “Quello che serve è fare le opere e noi a forza di piani, verifiche, confronti, monitoraggi e controlli abbiamo smesso di farle. Ha ragione Legambiente quando parla di strategie di resilienza immediate, ma dobbiamo cercare le condizioni per mitigare gli effetti oltre che prevenire”.

L’Italia spende un euro di prevenzione ogni quattro in emergenza: “Lo capisce anche un bambino che bisogna quantomeno avviare un processo di inversione di quei dati. È l’impegno del nostro governo”. Il ministro Fitto sta facendo una ricognizione sui fondi di sviluppo non spesi: “L’Italia ha tantissime competenze nel pubblico e nel privato e ci sono sicuramente enti in difficoltà ma bisogna anche mettere quelle figure nelle condizioni che se firmano un atto non vengono poi perseguiti. Spesso c’è un problema di inutili complicazioni nei processi: per questo il mio dicastero ha messo in atto un processo di semplificazione. I cittadini e le imprese non possono aspettare anni prima di ottenere una autorizzazione. Gli amministratori non devono temere di mettere una firma”.

Sono due legislature che non passa una legge per regolare il consumo di suolo: “Anche per questo motivo è importante che finalmente in Italia ci sia una maggioranza politica netta che sostiene un governo politico forte. Le ultime due legislature hanno avuto la responsabilità di affrontare momenti non facili per l’Italia e l’Europa, ma il rischio delle maggioranze ampie e dei governi tecnici alla fine è questo: che su alcuni temi non si riesca ad individuare la responsabilità politica di una cosa non fatta”.

Il 2021 è stato l’anno in cui in Italia è aumentato in maniera esponenziale il consumo di suolo: “Più che di consumo del suolo tenderei a parlare di corretto utilizzo del suolo. Insieme ad Ispra, ma anche con altre associazioni come Coldiretti, stiamo studiando un piano di corretto utilizzo del suolo per razionalizzare sia le nuove costruzioni che la creazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili. Va tenuta in considerazione anche la percentuale di territorio recuperabile attraverso l’attuazione di bonifiche e rigenerazione urbana”, ha concluso Pichetto.

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