Il mediatore Cedeao è arrivato in Mali, previsti colloqui con i golpisti e le autorità in arresto

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Il mediatore della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao) in Mali, l’ex presidente nigeriano Goodluck Jonathan, è arrivato ieri sera a Bamako per cercare di mediare nella crisi provocata dal nuovo colpo di Stato nel Paese, culminato con l’arresto e la deportazione del presidente della Transizione, Bah N’Daw, e del premier ad interim Moctar Ouane. Al suo arrivo nella capitale maliana, secondo quanto riferiscono fonti citate dall’emittente “Rfi”, Jonathan ha incontrato i militai golpisti guidati dal colonnello Assimi Goita, attuale vicepresidente e considerato la mente del golpe che nell’agosto 2020 portò alla destituzione del presidente Ibrahim Boubacar Keita. Nel corso dei colloqui, stando alle stesse fonti, Jonathan ha chiaramente menzionato la possibilità da parte della Cedeao di imporre sanzioni contro i militari golpisti durante un imminente vertice straordinario dell’organizzazione regionale. Un nuovo incontro è previsto per la giornata di oggi tra la delegazione Cedeao e N’Daw e Ouane, che da lunedì sera sono detenuti dai golpisti nella base militare di Kati, la stessa da cui partì il colpo di Stato dell’agosto 2020 e considerata il quartier generale dei golpisti. Sarà importante capire se il presidente Bah N’Daw intende restare al potere o meno e la sua posizione sarà decisiva per il proseguimento dei colloqui con i militari e per una via d’uscita dalla crisi.

Nel frattempo l’Unione nazionale dei lavoratori del Mali (Untm), principale sindacato del Paese, ha sospeso il suo sciopero generale iniziato lunedì dopo il fallimento dei negoziati con il governo su stipendi, bonus e indennità. Il sindacato, che riunisce dipendenti del settore pubblico e privato, non vuole aggravare le difficoltà dei lavoratori, sebbene abbia escluso la via del dialogo per mancanza di interlocutore. “Ad oggi non abbiamo contatti. In considerazione di questa situazione, abbiamo deciso di non penalizzare ulteriormente i nostri iscritti e la popolazione in generale. E non appena verrà messo in atto un nuovo potere, torneremo alla carica”, si legge in una nota. Ieri il presidente francese, Emmanuel Macron, durante una conferenza stampa tenuta al termine del Consiglio europeo, ha definito “inaccettabile” il colpo di Stato avvenuto in Mali e ha annunciato che l’Unione europea applicherà delle “sanzioni mirate” contro i responsabili. La presa di posizione è giunta poche ore dopo che i militari golpisti hanno destituito dalle loro funzioni il presidente della Transizione, Bah N’Daw, e il premier ad interim Moctar Ouane, come annunciato in un comunicato dal colonnello Goita.

In un comunicato letto in diretta televisiva, Goita ha ha dichiarato che “a seguito di una crisi durata diversi mesi a livello nazionale, tenendo conto degli scioperi e delle varie manifestazioni di attori sociali e politici, il governo guidato da Ouane si è mostrato incapace di costituire un interlocutore affidabile, idoneo a garantire la fiducia dei partner sociali. Il presidente della Transizione ha accettato le dimissioni del governo e ha rinnovato immediatamente la fiducia al presidente del Consiglio con il mandato di andare alla formazione di un nuovo governo. La conseguenza è stata una generale costernazione segnata dalla persistenza degli scioperi dell’Unione nazionale dei lavoratori del Mali (Untm, principale sindacato del Paese), il cui esito è in definitiva uno sciopero a tempo indeterminato. Questo stato di cose costituisce una vera e propria asfissia dell’economia maliana e quindi la garanzia di instabilità con conseguenze incommensurabili”, prosegue il comunicato.

Nel processo di costituzione di un nuovo governo, si legge nella dichiarazione, “il primo ministro Ouane ha stabilito una lista di governo d’intesa con il presidente della Transizione senza consultarsi con il vicepresidente responsabile delle prerogative conferitegli dalla Carta (di transizione)”, vale a dire la nomina dei ministri della Difesa e della Sicurezza. “Un tale approccio testimonia una chiara volontà del presidente della Transizione e del primo ministro di procedere verso una violazione della Carta della Transizione, contrariamente al giuramento prestato durante la sua inaugurazione il 25 settembre 2020. (…) In questa circostanza, il vicepresidente della Transizione (Assimi Goita) invita la popolazione a svolgere liberamente i propri affari e la rassicura sull’impegno incrollabile delle Forze armate di difesa e sicurezza a preservare i migliori interessi del popolo maliano, in accordo con la spirito e lettera della Carta di transizione. Inoltre, il vicepresidente desidera sottolineare che il processo di transizione sta seguendo il suo corso normale e che le elezioni previste si terranno (come previsto) nel corso del 2022″, conclude la nota. Lunedì sera il presidente della Transizione del Mali, Bah N’Daw, e il primo ministro ad interim Moctar Ouane sono stati arrestati dai militari golpisti e sono stati “condotti con la forza” nel loro quartier generale situato nella base militare di Kati, alle porte della capitale Bamako, la stessa da cui partì il colpo di Stato dell’agosto 2020 che portò al rovesciamento del presidente Ibrahim Boubacar Keita. È quanto riferito da fonti militari citate dai media locali.

In precedenza il primo ministro Ouane aveva confermato di essere stato prelevato con la forza dai militari che gli hanno intimato di recarsi dal presidente N’Daw. “I militari sono in questo momento a casa mia. Mi stanno portando dal presidente della Transizione”, ha affermato lo stesso Ouane in una conversazione telefonica con “Rfi”. Secondo quanto riferiscono testimoni citati dalla stessa emittente francofona, sarebbero stati gli uomini dell’ex giunta militare guidati dal generale Assimi Goita a recarsi preso l’abitazione del premier Ouane. La notizia del golpe giunge infatti a poche ore dalla formazione del nuovo governo, seguita alle dimissioni – poi respinte – presentate nei giorni scorsi dal primo ministro Moctar Ouane. Stando a quanto riferito dal sito d’informazione locale “Mali Actu”, ad alimentare il tentativo di colpo di Stato ci sarebbero i malumori dei militari dell’ex giunta al potere i quali non avrebbero approvato il rimpasto che ha visto l’esclusione di due pesi massimi della giunta, vale a dire i colonnelli Sadio Camara e Modibo Koné, finora rispettivamente ministro della Difesa e della Sicurezza, che sono stati sostituiti dai generali Doucouré e Mamadou Lamine. Il nuovo governo formato lunedì, che conta un totale di 25 membri, include anche due esponenti dell’Unione per la repubblica e la democrazia (Urd), principale forza politica del Movimento 5 giugno (M5), il collettivo che aveva animato le proteste che poi portarono al rovesciamento del presidente Keita.

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