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Il Lazio è la prima regione in Italia per export di prodotti farmaceutici

Si tratta di un primato che è stato confermato anche nel 2022, quando è stato registrato un valore dell'export di 12,7 miliardi di euro

Roma
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Il settore farmaceutico e biomedicale è uno dei pilastri del sistema produttivo del Lazio: dal 2010 è la principale regione esportatrice italiana di prodotti farmaceutici, con una quota di quasi il 36 per cento del totale nazionale in media annua, e la seconda regione italiana per numero di addetti in ricerca e sviluppo. È quanto emerge dal rapporto “Policy paper” dal titolo “Il settore farmaceutico e biomedicale nel Lazio: strategie di politica industriale”, realizzato da Unindustria ed Icom-istituto per la competitività, con il contributo della Camera di commercio di Frosinone e Latina, presentato oggi alla Coffee House di Palazzo Colonna a Roma. La Regione Lazio è al primo posto tra le industrie manifatturiere regionali per valore aggiunto, stipendi distribuiti sul territorio e valore dell’export. Si tratta di un primato che è stato confermato anche nel 2022, quando è stato registrato un valore dell’export di 12,7 miliardi di euro (+10,3 per cento sul 2021) e un numero di impiegati nel sistema che supera le 12 mila unità, alle quali si aggiungono altri 14.200 addetti nell’indotto occupati in più di 230 aziende.


Nel Lazio “il settore farmaceutico è un settore strategico e anche industriale decisivo e realizza il 36 per cento delle esportazioni complessive”, ha detto il presidente di Unindustria, Angelo Camilli, in occasione della presentazione. “Investe, inoltre, circa 400 milioni di euro l’anno in attività di ricerca”. Si parla di una forza lavoro estremamente qualificata in tutte le diverse fasi della catena produttiva, con il 90 per cento degli occupati in possesso di una laurea o un diploma. Importanti sono stati anche gli investimenti in ricerca e sviluppo, pari a 308 milioni di euro nel 2022, che fanno del Lazio la regione che origina il 17 per cento dei brevetti riconducibili all’ambito farmaceutico italiano. Sono infatti presenti 26 centri di ricerca specializzati nel settore, ai quali si affiancano 8 università con dipartimenti di biomedicina. “Le esperienze del Covid e dei conflitti in corso” anche nel settore farmaceutico e biomedicale “hanno portato avanti un discorso relativo all’importanza dell’autonomia industriale – ha detto il presidente della sezione Farmaceutica e biomedicali di Unindustria, Massimo Scaccabarozzi -. Sono industrie manifatturiere di grande importanza per la Regione Lazio e il Covid ha dimostrato che quando qualcosa non è a nostra disposizione, è importante averlo”.

All’evento è intervenuta anche il vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio, Roberta Angelilli, per cui “si deve pensare a un piano europeo delle scienze della vita. Il Covid ci ha insegnato tante cose ma soprattutto che l’Europa ha un senso e che può essere un’Istituzione al servizio dei cittadini, degli Stati membri, dell’industria e della salute” e “serve un grande piano per la salute, per l’industria e per la ricerca”. Un passaggio anche sullo sviluppo ai territori, che per Angelilli “può essere favorito dalla Zona logistica semplificata (Zls). Si tratta di un progetto che doveva già essere attuato perché nel Lazio non possiamo introdurre la Zona economica speciale unica (Zes), che va attuata solo nelle regioni con indicatori di difficoltà”. Il polo farmaceutico Lazio ha un ruolo cruciale anche nel sistema sanitario regionale, in quanto le sue attività influenzano direttamente l’erogazione dei servizi sanitari e la spesa in sanità.

L’ampia presenza di aziende farmaceutiche nell’area contribuisce in modo significativo all’offerta di farmaci e trattamenti innovativi, assicurando l’accessibilità a terapie avanzate e migliorando l’efficacia delle cure mediche fornite, oltre che contribuire in modo considerevole in termini di indotto e gettito fiscale. Nel 2020 le imprese dell’industria farmaceutica e biomedicale hanno infatti versato imposte per un valore pari a 175 milioni di euro e hanno contribuito con 243,9 milioni di euro di oneri di ripiano (il 9,68 per cento del totale). Sono 9 le proposte di policy: una strategia di medio-lungo periodo per il sistema salute nazionale; accorciare le catene di fornitura, contrastando le dipendenze strategiche; innovazione tecnologica e amministrativa; rilancio degli investimenti pubblici e privati per il potenziamento delle infrastrutture e della logistica; creare nel Lazio una Zona logistica semplificata; una regione “investor-friendly”; Its e competenze e colmare lo skill-gap; Roma Technopole, la necessità di un long-term commitment; istituzionalizzare il confronto-sinergie a supporto del Lazio.

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