Il Giappone studia un piano per allungare la vita dei reattori nucleari

Il piano risponde alla volontà del governo giapponesi di ripristinare una maggiore centralità del nucleare nel mix energetico del Paese, invertendo la tendenza seguita al disastro di Fukushima del 2011

Il governo del Giappone intende mantenere operativi alcuni reattori nucleari oltre il limite di 60 anni attualmente fissato dalla normativa nazionale, per garantire al Paese un approvvigionamento energetico adeguato nonostante la volatilità del mercato globale e gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti. Lo conferma un documento pubblicato oggi dal ministero dell’Economia, che avvalora indiscrezioni circolate già il mese scorso. Il piano risponde alla volontà del governo giapponesi di ripristinare una maggiore centralità del nucleare nel mix energetico del Paese, invertendo la tendenza seguita al disastro di Fukushima del 2011. Il limite di 60 anni alla vita utile dei reattori nucleari giapponesi è stato introdotto proprio a seguito del disastro; in particolare, la legge attualmente in vigore prevede una vita utile di 40 anni, con una possibile estensione di altri 20.

Il primo ministro del Giappone, Fumio Kishida, ha dato il via ad agosto a una nuova fase della strategia nazionale per l’energia nucleare, ordinando lo sviluppo e la costruzione di centrali nucleari di nuova generazione. La decisione segna una svolta netta rispetto all’attuale politica energetica del Paese, che di fatto attribuiva al comparto nucleare civile un ruolo comprimario ma residuale nel contesto di una progressiva transizione verso le fonti rinnovabili. A decretare la svolta è stata la crisi energetica globale aggravata dal conflitto in Ucraina, che per il Giappone, fortemente dipendente dalle importazioni di idrocarburi, si è tradotta in un grave peggioramento della bilancia commerciale. L’amministrazione del primo ministro Kishida intende garantire la sicurezza energetica del Paese nel medio e lungo termine con un piano che prevede, tra le altre misure, il riavvio di 17 reattori nucleari entro l’estate 2023. Kishida ritiene che il piano consentirà di far fronte alle sfide strutturali del Paese, incluse le carenze nelle forniture di energia elettrica e gli sforzi di decarbonizzazione. Il governo dovrebbe presentare un calendario dettagliato entro la fine dell’anno: l’obiettivo principale è di costruire centrali nucleari con reattori ad acqua leggera di nuova generazione dal 2030.

Il governo del Giappone punta ad avere almeno nove reattori nucleari operativi entro il prossimo inverno, per far fronte all’insostenibile aumento dei costi delle importazioni di combustibili fossili. Lo ha annunciato la scorsa estate il primo ministro Kishida, illustrando i piani del suo esecutivo per garantire la sicurezza energetica nazionale nel contesto di crisi energetica globale aggravato dal conflitto in Ucraina. Il Giappone ha riattivato ad oggi cinque dei 54 reattori nucleari di cui dispone, e che sono stati arrestati a seguito del disastro nucleare di Fukushima del 2011. Nove reattori attivi consentirebbero al Paese di attingere al nucleare per circa il 10 per cento della sua domanda di energia elettrica, e di arginare almeno in parte i rischi legati all’approvvigionamento durante la prossima stagione invernale. “Vogliamo disporre di un’ampia capacità per garantire una fornitura stabile di energia elettrica durante i periodi di picco della domanda”, ha spiegato il primo ministro. “Il governo nazionale prenderà in mano la situazione” per accelerare il processo di ripristino del comparto nucleare civile, ha aggiunto il premier.

“Compiremo sforzi tenaci per ottenere la comprensione e la cooperazione dei governi locali e delle altre parti in causa. Kishida ha aggiunto che il Paese intende potenziare anche la sua capacità di generazione di energia dai combustibili fossili, aggiungendo alle centrali termoelettriche nazionali ulteriore capacità pari a una decina di nuovi generatori. Il ministro dell’Economia e del commercio, Koichi Haguida, ha già ricevuto istruzioni in tal senso. Infine, Kishida ha anticipato il varo di una ulteriore cornice di sconti fiscali per tagliare l’importo delle bollette elettriche delle famiglie giapponesi, che potrebbero essere strutturati come forme di compensazione per il risparmio energetico. Dal 2011 ad oggi gli operatori delle centrali nucleari giapponesi hanno già presentato domande per la riaccensione di 25 reattori, e una decina ha già ottenuto il via libera dell’Autorità per la regolamentazione nucleare, che ha verificato il rispetto dei nuovi requisiti di sicurezza varati a seguito del disastro di Fukushima.

Già alla fine del mese di maggio il premier Kishida aveva anticipato l’intenzione del governo del Giappone di assumere misure decise per riattivare i suoi reattori civili e per sfruttare il più possibile l’energia nucleare al fine di stabilizzare i prezzi e le forniture energetici. “Adotteremo passi concreti per riavviare (le centrali) dando priorità alla sicurezza, ma il governo non sta valutando di sostituire” le centrali esistenti con nuove infrastrutture, aveva spiegato il premier. Dopo il disastro di Fukushima, nel 2011, il Giappone ha arrestato il suo intero comparto nucleare civile, che forniva al Paese circa il 30 per cento del suo fabbisogno energetico complessivo. Ad oggi sono tornati in funzione solo nove reattori dei 54 precedentemente operativi, mentre 24 sono stati dismessi o verranno dismessi nel prossimo futuro.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram