Haiti: stato al collasso, le gang occupano il terminal petrolifero

Il piccolo Paese caraibico vive da mesi una profonda crisi politica e istituzionale, degenerata a partire dall'omicidio del presidente Jovenel Moise, nel luglio 2021

Scuole e Ong saccheggiate, sedi istituzionali date alle fiamme, rapimenti all’ordine del giorno, e ora il principale terminal di stoccaggio di carburante del Paese sotto il controllo delle gang armate. Haiti, denunciano le Nazioni Unite, è sull’orlo della “catastrofe umanitaria”. Il piccolo Paese caraibico vive da mesi una profonda crisi politica e istituzionale, degenerata a partire dall’omicidio del presidente Jovenel Moise, nel luglio 2021. Ma la congiuntura internazionale, con l’aumento dei costi legati al conflitto in Ucraina, ha aggravato i problemi. Da giorni ormai migliaia di persone scendono in strada per protestare contro il carovita e chiedere le dimissioni del primo ministro Ariel Henry.

A gettare benzina sul fuoco è arrivata lo scorso 11 settembre la decisione del governo di rivedere al rialzo i prezzi dei carburanti e di rimuovere del tutto i sussidi al diesel, al fine di aumentare i fondi per la pubblica amministrazione. Poco dopo l’annuncio le gang armate riunite nel collettivo noto come G-9 hanno occupato il terminal di Varreux, in cui è stoccato il 70 per cento dei prodotti petroliferi di Haiti, bloccando di fatto le forniture dei carburanti, ormai reperibili quasi solo esclusivamente sul mercato nero. Una situazione che ha ridotto ulteriormente la già scarsa disponibilità di diesel e benzina.

Alcune strutture ospedaliere, riferisce il quotidiano “Le Nouvelliste”, stanno riducendo il personale e i servizi e temono di essere costrette a chiudere per mancanza di elettricità disponibile. “La crisi del carburante che attualmente imperversa nel Paese ci ha costretto a mettere in atto un piano di emergenza con una riduzione del nostro personale e dei servizi disponibili, a scapito dei nostri pazienti”, lamenta l’amministrazione del Bernard Hospital, uno degli ospedali più importanti di Haiti in un comunicato. Anche l’emittente radiofonica “Magik9” ha dovuto interrompere le trasmissioni “a causa della mancanza di carburante”.

Parlando al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la rappresentante Onu nel Paese, Helen La Lime, ha esortato il consesso ad agire con urgenza per salvare il Paese dalla catastrofe umanitaria. “Una soluzione politica guidata da Haiti è il primo passo necessario per affrontare l’attuale crisi. Per sostenere gli haitiani nel loro sforzo verso un futuro migliore, questo Consiglio deve intraprendere un’azione urgente”, ha detto la funzionaria Onu parlando lo scorso 26 settembre da Port-au-Prince. “Ci aspettiamo che la sicurezza alimentare deteriori ulteriormente quest’anno, superando il record di 4,5 milioni di persone in una situazione di insicurezza alimentare acuta”, ha affermato.

Le Nazioni Unite, tuttavia, non sono nelle condizioni di aiutare chi ha bisogno. Le bande che circondano la capitale, ha spiegato La Lime, stanno bloccando l’accesso alle forniture di carburante e ai principali hub logistici, inclusi porti e aeroporti, nonché l’accesso stradale ad altre aree del paese. A questo si aggiungono i sempre più frequenti saccheggi da parte dei manifestanti, costati finora alle agenzie delle Nazioni Unite e ai loro partner circa 6 milioni di dollari. “Per questo chiediamo un maggiore sostegno da parte degli Stati membri, per facilitare ulteriormente l’accesso umanitario e la protezione del personale e delle risorse umanitarie”, ha dichiarato la rappresentante speciale.

Secondo le Nazioni Unite almeno 1,5 milioni di persone nel Paese caraibico sono state direttamente colpite dai recenti disordini. La crisi economica ha fatto impennare i prezzi dei generi alimentari, mentre il carburante è spesso disponibile solo sul mercato nero. Le proteste ad Haiti hanno visto un’escalation dopo che il primo ministro ha annunciato l’11 settembre che il governo ridurrà di circa 400 milioni di dollari i sussidi per il carburante nel tentativo di aumentare le entrate per i programmi sociali.

Intervenendo all’Assemblea generale Onu il ministro degli Esteri di Haiti, Jean Victor Généus, ha parlato di una “crisi socio-politica ed economica su cui si è innestata una crisi di sicurezza” e ha dichiarato che il governo sta cercando di creare un “clima propizio” per la tenuta di elezioni generali rapide. A chiedere un’azione urgente in sede di Consiglio di sicurezza è stata anche la Cina, che con Haiti, tra i Paesi che riconoscono Taiwan, non ha rapporti diplomatici. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha detto il vice rappresentante permanente della Cina alle Nazioni Unite, Geng Shuang, dovrebbe considerare l’imposizione di sanzioni contro le bande criminali di Haiti. Un attivismo della Cina su Haiti che la stampa ha definito insolito. Secondo alcuni analisti Pechino potrebbe vedere l’imminente transizione politica nel Paese caraibico come un’opportunità per persuadere il governo di Port-au-Prince a interrompere i suoi legami diplomatici con Taipei.

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