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Guinea-Bissau: fallisce l’azione di forza dei corpi speciali, ma l’allerta nel Paese resta alta

Il Paese africano ha subito una serie di colpi di Stato e di tentativi di golpe da quando ha ottenuto l’indipendenza dal Portogallo, nel 1974

Bissau
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© Agenzia Nova - Riproduzione riservata

Si è conclusa con un nulla di fatto l’azione di forza tentata la scorsa notte in Guinea-Bissau dal comandante della Guardia nazionale, colonnello Victor Tchongo, per liberare due membri del governo agli arresti perché ritenuti implicati in un caso di corruzione. È stato lo stesso ufficiale a consegnarsi alle Forze armate dopo alcune ore di tensione e scambi a fuoco nella capitale Bissau, dove per precauzione la Comunità dei Paesi dell’Africa occidentale (Cedeao) aveva in precedenza dispiegato truppe lungo gli assi principali. Dopo la resa di Tchongo, le autorità hanno arrestato altri elementi della Brigata di intervento rapido (Bri), le forze speciali della Guardia nazionale, permettendo all’esercito di riprendere il controllo della situazione. I disordini erano iniziati nel pomeriggio di giovedì 30 novembre, quando il ministro dell’Economia e delle Finanze, Suleimane Seidi, e il segretario di Stato al Tesoro, Antonio Monteiro, accusati di appropriazione indebita, sono stati interrogati dalla squadra della Commissione d’inchiesta dell’Ufficio anticorruzione. I due, Seidi in particolare, sono accusati di aver illegalmente versato oltre 9 milioni di dollari di soldi pubblici a undici società, azione che hanno ammesso di aver commesso negando tuttavia l’accusa di corruzione. Al termine dell’interrogatorio, durato quattro ore, le autorità avevano disposto per entrambi la custodia cautelare nei locali della polizia giudiziaria situati vicino al mercato di Bandim. Nella notte, un gruppo di militari armati di fucili d’assalto modello AK-47 e bazooka ha attaccato le celle della polizia, liberandoli e portandoli in un luogo sconosciuto.


Oggi, al termine dei disordini, Seidi e Monteiro sono tornati autonomamente alla postazione della polizia giudiziaria da dove sono stati prelevati e, secondo fonti del quotidiano “O Democrata”, “sono sani e salvi e non sono feriti”. Nelle ore intercorse fra l’azione del commando militare per rilasciare i due alti funzionari e la resa del colonnello Tchongo, le Forze armate sono state protagoniste di una caccia all’uomo alla ricerca dei responsabili che, secondo alcune voci, si sarebbero nascosti nella parte meridionale della città. Pesanti colpi di arma da fuoco sono stati segnalati intorno alle ore 23 di ieri a circa due chilometri dal palazzo presidenziale, nel centro della capitale, altri dopo la mezzanotte in un quartiere alla periferia di Bissau, dove vive un generale dell’esercito. Altri ancora sono stati uditi alle prime ore del mattino di oggi vicino al quartier generale delle Bri, situato nella zona di Luanda, dove si trovano sia il ministero della Difesa che la televisione nazionale “Tgb”. Gli spari sono continuati fino al mattino mentre i veicoli militari pattugliavano le strade e i residenti si dirigevano al lavoro o a scuola, e la situazione è rimasta confusa fino all’annuncio dell’esercito degli avvenuti arresti. Oltre alle dichiarazioni dello Stato maggiore dell’esercito, al momento non ci sono stati commenti da parte della comunità internazionale su quanto accaduto.

La coalizione di maggioranza in parlamento, la Piattaforma dell’alleanza inclusiva (Pai)-Terra Ranka, ha accusato il battaglione del Palazzo presidenziale di aver fatto un uso della forza “sproporzionato e irragionevole” in seguito agli scontri con la Guardia nazionale, denunciando “un colpo di Stato della presidenza della Repubblica contro la Guardia nazionale, che aveva semplicemente protetto la vita di due membri del governo”, ma il palazzo si difenderà. “La presidenza non c’entra niente”, dirà poche ore dopo ai media un membro dell’ufficio comunicazioni del presidente Umaro Sissoco Embalò, assente dal Paese perché impegnato a Dubai a partecipare alla Cop28, in una dichiarazione quanto meno sorprendente da parte di un’istituzione ritenuta dai più un possibile obiettivo a rischio dell’attacco militare messo in atto da sezioni della Guardia nazionale. Vale la pena di ricordare che nelle elezioni legislative del giugno 2023 l’opposizione ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi all’Assemblea nazionale, costringendo il presidente Embalò a una difficile convivenza. Ex colonia portoghese, la Guinea-Bissau ha subito almeno dieci colpi di Stato e tentativi di golpe da quando ha ottenuto l’indipendenza nel 1974, e da allora un solo presidente eletto democraticamente ha completato un intero mandato.

Nel febbraio dello scorso anno lo stesso Embalò aveva denunciato di essere sopravvissuto a un tentativo di colpo di Stato dopo pesanti scambi a fuoco in cui morirono 11 persone. L’attacco era stato in seguito attribuito dalla presidenza ad un non meglio precisato affare di droga, senza che ulteriori dettagli fossero forniti sulla dinamica dei fatti, e a distanza di oltre un anno dall’accaduto non è ancora stato chiarito quante persone fossero coinvolte nel complotto e chi ne fosse il mandante. Da parte sua, Embalò ha negato che si fosse trattato di un tentativo di destituirlo, sostenendo che obiettivo del commando armato fosse quello di uccidere lui, il primo ministro Nuno Gomes Nabiam ed altri membri del governo. Se anche in questo caso appare difficile ricostruire un quadro preciso dell’accaduto, il contesto di corruzione e di forte dissenso che si respira nel Paese nei confronti del presidente Embalò può almeno contribuire a fornire alcuni elementi di analisi. Il ministro delle Finanze, Suleimane Seidi, è infatti membro del Partito africano per l’indipendenza della Guinea e di Capo Verde (Paigc), partito che ha detenuto a lungo la presidenza del Paese prima di essere spodestato dall’elezione – contestata – di Embalò nel 2018. Il voto fu convalidato solo nel 2020 mentre l’anno successivo, alla guida di una coalizione, il Paigc ha vinto le elezioni legislative.

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