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Gli Usa revocano le sanzioni al Venezuela, Maduro collabora sul rimpatrio dei migranti

“Per gli Usa era molto importante avere l’aiuto del governo di Maduro con i voli di rimpatrio”, spiega ad “Agenzia Nova” Mariano de Alba, analista di Crisis Group

Roma
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Gli Stati Uniti hanno annunciato mercoledì sera un importante alleggerimento delle sanzioni al settore petrolifero del Venezuela. Nelle stesse ore un aereo charter partito da Harlingen, in Texas, atterrava a Caracas con a bordo circa 130 migranti venezuelani, rimpatriati dopo essere entrati illegalmente negli Usa dal confine sud con il Messico: il primo volo tra i due Paesi dopo la sospensione dei collegamenti nel 2019. Il tema migratorio è una “parte chiave” del puzzle che ha portato all’accordo elettorale tra governo e opposizione venezuelana, firmato il 17 ottobre a Barbados, e alla conseguente revoca parziale delle sanzioni Usa al settore petrolifero di Caracas, spiega ad “Agenzia Nova” Mariano de Alba, analista di Crisis Group. “Per gli Usa era molto importante avere l’aiuto del governo di Maduro con i voli di rimpatrio”, sottolinea l’esperto. “Per questi accordi politici c’è bisogno di forti allineamenti” e il tema migratorio è un tema chiave per l’agenda del presidente statunitense Joe Biden in vista delle elezioni del 2024.


Gli Stati Uniti stanno facendo fronte a un aumento degli arrivi dal Messico. I numeri dei migranti fermati dalla Polizia di frontiera Usa al confine meridionale sono tornati a salire, superando i 230 mila ad agosto, la cifra più alta dallo scorso dicembre. Di questi oltre 31 mila sono migranti venezuelani. Lo scorso 5 ottobre il governo del Venezuela confermava di avere sottoscritto un accordo con gli Stati Uniti per il rimpatrio dei migranti venezuelani entrati illegalmente in territorio statunitense. “Il governo bolivariano del Venezuela – recita una nota del governo di Caracas – annuncia che nel quadro del dialogo con le autorità degli Stati Uniti ha sottoscritto un accordo sulla migrazione che consente il rimpatrio ordinato, sicuro e legale dei cittadini venezuelani dagli Stati Uniti”. Maduro, spiega De Alba, “è aiutato dal tema migratorio. C’è un interesse enorme da parte degli Stati Uniti a controllare la migrazione”. Un interesse che dà al presidente venezuelano potere negoziale con l’amministrazione degli Stati Uniti, osserva sul “New York Times” Christopher Sabatini, ricercatore presso l’istituto Chatham House.

L’alleggerimento delle sanzioni annunciato da Washington è significativo. Le autorità statunitensi hanno autorizzato per sei mesi le transazioni con entità venezuelane attive nel settore “oil and gas”. Una misura analoga è stata presa in relazione alle transazioni con Minerven, compagnia statale venezuelana attiva nel settore dell’estrazione aurea. Infine, il Tesoro ha rimosso il divieto di trading in relazione ai titoli sovrani venezuelani e alle azioni di Pdvsa, la società petrolifera statale. La Casa Bianca, precisa una nota del dipartimento di Stato, si aspetta che entro la fine di novembre vengano prese le misure per riabilitare tutti i candidati alle elezioni del prossimo anno e il rilascio di tutti i prigionieri politici statunitensi e venezuelani, pena una revisione delle concessioni. Ma mentre sul secondo punto il governo di Caracas ha mostrato buona volontà scarcerando mercoledì notte cinque prigionieri politici, sul primo sembra rimanere sulle sue posizioni. Il presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana, Jorge Rodríguez, ha detto ieri che le persone inabilitate non potranno presentarsi alle elezioni presidenziali. Tra queste c’è Maria Corina Machado, la candidata favorita delle opposizioni.

“La lingua dell’accordo non garantisce che tutti i candidati saranno in grado di correre”, spiega De Alba, parlando di un linguaggio vago che lascia spazi di manovra. Secondo l’esperto non è chiaro se la mancata riabilitazione di Machado costituisca o meno per Washington una linea rossa. Alcuni settori negli Stati Uniti, chiarisce l’analista, vedrebbero di buon occhio un coordinamento interno all’opposizione venezuelana per sostituire il candidato vincitore delle primarie qualora questi non venisse riabilitato. Uno scenario possibile nel quadro di un’opposizione frammentata che non accetterebbe in blocco di boicottare le elezioni.

Un’opposizione più debole e un contesto internazionale in profondo mutamento stanno dando una mano al presidente venezuelano. “Il contesto sta aiutando Maduro: la guerra in Ucraina e ora nel Medio Oriente creano incertezza economica, e anche se il Venezuela non è nella posizione di sostituire il petrolio da Russia o Medio Oriente la realtà è che potrebbe aiutare in modo parziale a limitare un enorme aumento del prezzo del greggio”, spiega De Alba. “Maduro è anche aiutato dal tema della migrazione. C’è interesse enorme da parte degli Usa a controllare la migrazione, e anche da parte di diversi paesi dell’America latina, molti dei quali pensano che una revoca delle sanzioni potrebbe migliorare la situazione economica e ridurre i flussi”.

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