Giappone: ministro Difesa Kishi anticipa “uso attivo” dei droni da combattimento

Kishi ha menzionato piani per un maggiore allineando del Giappone alle priorità di sicurezza degli Stati Uniti, spianando la strada per una cooperazione più stretta nel campo della sicurezza informatica e di altri comparti emergenti della sicurezza nazionale

droni

Il ministro della Difesa del Giappone, Nobuo Kishi, ha anticipato una maggiore integrazione dei droni da guerra nelle dinamiche operative delle Forze di autodifesa. “Schiereremo e utilizzeremo attivamente i droni secondo la necessità”, ha dichiarato il ministro in una intervista scritta al quotidiano “Nikkei”. Kishi ha menzionato piani per un maggiore allineando del Giappone alle priorità di sicurezza degli Stati Uniti, spianando la strada per una cooperazione più stretta nel campo della sicurezza informatica e di altri comparti emergenti della sicurezza nazionale. Il Giappone ha acquisito alcuni esemplari del sofisticato drone per la sorveglianza RQ-4B Global Hawk, ma ha evitato sinora di dotarsi di droni armati. Il conflitto militare in Ucraina ha però evidenziato l’efficacia di tali apparecchi come strumento di combattimento spendibile e dal costo operativo contenuto. Ad oggi circa 40 Paesi nel mondo hanno fatto uso di droni armati o pianificano di farlo nel prossimo futuro. A tali Paesi potrebbe presto unirsi il Giappone: Kishi ha infatti dichiarato che le Forze di autodifesa “condurranno voli di piccoli droni da combattimento e simuleranno potenziali attacchi”. Kishi ha in programma per oggi un incontro a Washington con l’omologo Usa Lloyd Austin, col quale farà il punto delle crisi in atto e discuterà il coordinamento delle strategie di difesa.

Il Giappone sta accelerando il processo di superamento del pacifismo sancito dall’Art.9 della sua Costituzione post-bellica. Tale processo, perseguito con convinzione dall’ex primo ministro Shinzo Abe, pare aver raggiunto un nodo storico in concomitanza col peggioramento del quadro di sicurezza regionale e globale, e con le crescenti tensioni che oppongono il Giappone a Cina, Corea del Nord e Russia. Il governo del premier Kishida è attualmente impegnato a studiare una riforma della Strategia di sicurezza nazionale, che includerà anche la controversa proposta di dotare il Paese di sistemi d’arma per la proiezione offensiva della forza, come i missili da crociera, e potrebbe prevedere persino il raddoppio del bilancio della difesa al 2 per cento del Pil, sul modello dei Paesi membri della Nato.

Il Giappone è protagonista di una progressiva integrazione del Giappone all’architettura della sicurezza euro-atlantica. Tale processo, già in atto nel quadro del crescente interesse della Nato per l’Indo-Pacifico, è stato ulteriormente accelerato dal conflitto in Ucraina, che vede il Giappone come tassello fondamentale dello sforzo di isolamento diplomatico ed economico della Russia sul piano globale. Il 7 aprile scorso il ministro degli Esteri giapponese, Yoshimasa Hayashi, ha partecipato alla ministeriale della Nato che si è svolta a Bruxelles, cui hanno preso parte anche i capi della diplomazia di 30 Paesi membri dell’Alleanza. Durante l’evento, incentrata sulla crisi in Ucraina, Hayashi ha definito il conflitto intrapreso dalla Russia una “grave situazione che mina le fondamenta dell’intero ordine internazionale”. Il ministro ha aggiunto che con la fine della Guerra fredda e l’ingresso in una fase complessa di “competizione inter-statale”, il Giappone intende concentrarsi sul rafforzamento delle proprie capacità difensive e di deterrenza, e promuovere “gli sforzi tesi a rispondere ai mutamenti nell’equilibrio tra le forze”. Secondo il ministro, il conflitto in Ucraina ha “evidenziato l’importanza di creare un nuovo ordine internazionale”.

L’interesse della Nato ad una crescente integrazione col Giappone origina anche dalla crescente centralità della macro-regione asiatica nel contesto della competizione strategica con la Cina. Durante la ministeriale del mese scorso, Hayashi ha ringraziato espressamente il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg per aver contribuito a rafforzare “le relazioni coi partner della Nato nell’Asia-Pacifico” al fine di realizzare un “Indo-Pacifico libero e aperto” e di stabilire un ordine internazionale basato sulle regole. La scorsa settimana il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha annunciato che il Giappone prenderà parte al prossimo summit della Nato in programma a Madrid alla fine di giugno. “Tra le iniziative che abbiamo portato avanti c’è un crescente focus della Nato sulla collaborazione con i nostri Partner che non fanno parte dell’alleanza, inclusi quelli che definiamo i Quattro dell’Asia-Pacifico, tra i quali ovviamente il Giappone”, ha dichiarato Blinken nel corso di una audizione al Senato federale Usa.

Negli ultimi anni il Giappone ha esteso la rete dei suoi accordi di sicurezza oltre gli Stati Uniti, cominciando dal Regno Unito. Nel 2017 i due Paesi hanno siglato un Trattato di logistica della difesa per consentire alle rispettive forze armate di cooperare in una varietà di contesti, incluse le operazioni di mantenimento della pace e le missioni umanitarie. Lo scorso luglio Giappone e Regno Unito hanno stretto altri due accordi nel campo della difesa marittima e della cooperazione tecnologica, in concomitanza con la visita al Giappone della portaerei britannica HMS Queen Elizabeth. Lo scorso dicembre il Giappone ha siglato inoltre un accordo col Regno Unito per lo sviluppo congiunto di motori a reazione per aerei da combattimento di nuova generazione: Tokyo è entrata così indirettamente nel novero dei Paesi che partecipano allo sviluppo del caccia Tempest, un programma aerospaziale all’avanguardia che vede protagonista anche l’Italia. La scorsa settimana il premier giapponese Kishida e il cancelliere tedesco Olaf Scholz hanno annunciato, a margine di un colloquio a Tokyo, il lancio di una commissione intergovernativa tesa al rafforzamento dei legami di sicurezza bilaterali, il cui primo incontro si terrà il prossimo anno.