G20: si chiude il vertice di Bali, la Russia è ora più isolata di prima

Nella dichiarazione finale, approvata all’unanimità, i leader delle venti maggiori economie mondiali ribadiscono le posizioni espresse in altri consessi, facendo anche esplicito riferimento alla risoluzione di condanna approvata il 2 marzo scorso dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite

È con una ferma e quasi unanime condanna all’invasione dell’Ucraina che si è chiuso oggi il vertice del G20 di Bali, in Indonesia, iniziato ieri e dominato dal dibattito sulla guerra e sui suoi effetti sull’economia globale. Il summit sembra aver acuito l’isolamento internazionale della Russia, presente non con il presidente Vladimir Putin ma con il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, tornato a Mosca, peraltro, quando ancora non si era conclusa la prima giornata dei lavori. Nella dichiarazione finale, approvata all’unanimità, i leader delle venti maggiori economie mondiali ribadiscono le posizioni espresse in altri consessi, facendo anche esplicito riferimento alla risoluzione di condanna approvata il 2 marzo scorso dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che “deplora nei più forti termini l’aggressione della Federazione Russa contro l’Ucraina” e chiede a Mosca il “ritiro completo e senza condizioni”. Nel testo si definisce anche “inammissibile” l’uso o la minaccia del ricorso alle armi nucleari.

Poi trovano spazio le differenti posizioni dei leader delle venti maggiori economie mondiali. “La maggior parte dei membri condanna fortemente la guerra in Ucraina, sottolinea come essa stia causando immense sofferenze umane e stia esacerbando le già esistenti fragilità dell’economia globale: crescita ridotta, inflazione in aumento, interruzioni delle catene di fornitura, insicurezza alimentare ed energetica”. Tuttavia, si legge nel testo, vi sono “altre visioni e differenti valutazioni della situazione e delle sanzioni”. Un distinguo che sembra riflettere in particolare le posizioni del presidente cinese Xi Jinping e del primo ministro indiano Narendra Modi, i quali comunque sottoscrivono un documento nel quale si sottolinea la necessità di ripristinare il diritto internazionale. Xi, del resto, si era già detto “molto preoccupato” per la situazione in Ucraina in occasione del suo incontro con il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, alla vigilia del vertice. E Modi aveva già pronunciato lo scorso settembre a Samarcanda, in occasione del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), la frase fatta ora propria dai partecipanti al G20: “Questa non dev’essere un’era di guerra”.

Al momento non si registrano commenti da Pechino sui contenuti del testo, che sono già stati però pubblicati dai media di Stato. La formulazione della dichiarazione congiunta è stata comunque il risultato di trattative serrate tra i leader e gli sherpa presenti a Bali. A farlo sapere è stato il presidente di turno del G20, l’indonesiano Joko Widodo. “Le discussioni sono state molto, molto dure e alla fine i leader del G20 hanno trovato un accordo sul contenuto della dichiarazione, condannando la guerra in Ucraina perché ha violato i confini e l’integrità dello Stato”. Un’intesa è stata trovata anche sul tema del surriscaldamento globale, con il comune impegno a “limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi Celsius” e a “ridurre l’uso del carbone”. L’accordo acquisisce maggior valore alla luce della ripresa della cooperazione in materia di clima tra Stati Uniti e Cina, annunciata dopo l’incontro di tre ore e mezza tra Biden e Xi. Il segno di un inizio di disgelo tra le due superpotenze è dato anche dal colloquio di due ore di questa mattina tra la segretaria al Tesoro Usa, Janet Yellen, e il governatore della Banca centrale di Pechino, Yi Gang.

Sia Biden sia Xi hanno avuto colloqui bilaterali anche con Giorgia Meloni, in entrambi i casi in buona parte dedicati alla guerra in Ucraina. Il presidente del Consiglio ha definito quello con Biden “molto cordiale”. “Ci siamo ripromessi di vederci molto presto”, ha riferito in conferenza stampa a Bali, sottolineando che da parte Usa è stata espressa la “volontà di rafforzare ulteriormente i rapporti” con l’Italia. Quanto al confronto con Xi, Palazzo Chigi ha fatto sapere che “è stata riconosciuta la necessità di collaborare per l’efficace gestione delle più gravi e impellenti sfide globali e regionali” e che i due leader “hanno convenuto che occorre promuovere ogni iniziativa diplomatica per porre fine al conflitto ed evitare un’escalation”. Al termine del colloquio Xi ha invitato in visita in Cina Meloni, che ha accettato l’invito.

Meloni ha incontrato anche i primi ministri di Canada e Australia, Justin Trudeau e Anthony Albanese rispettivamente, e osservato che con entrambi i Paesi ci sono ampi margini per espandere la cooperazione. La sua attenzione, comunque, si è rivolta in modo particolare al rapporto con l’Asia, che deve avere un posto “fondamentale” nella strategia italiana perché – ha spiegato – il continente asiatico “nel prossimo decennio rappresenterà più o meno il 30 per cento del prodotto interno lordo mondiale, più o meno il 60 per cento del mercato”. In questo quadro Meloni ha inserito anche i rapporti con l’India, “che sono stati a lungo inferiori rispetto alle loro potenzialità”, come ha detto dopo aver incontrato il premier Modi. Proprio l’India si appresta ad assumere la presidenza del G20, il primo dicembre. Modi, nel ricevere il testimone dal presidente indonesiano Widodo, ha promesso una presidenza “inclusiva, ambiziosa, decisiva e orientata all’azione”, sul filo conduttore scelto: “Una Terra, una famiglia, un futuro”. “Ci impegneremo per far sì che il G20 agisca come primo motore globale per immaginare nuove idee e accelerare l’azione collettiva”, ha sintetizzato Modi, proponendo un approccio alle risorse naturali che non sia basato sul “senso di proprietà”, ma improntato al principio di “amministrazione fiduciaria” di beni da preservare per le future generazioni.

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