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G20: Meloni vuole l’Italia protagonista nel nuovo corridoio economico tra l’India e l’Europa

L'iniziativa, lanciata nel corso della due giorni del vertice, prevede un grande progetto infrastrutturale appoggiato anche dagli Stati Uniti come alternativa alla Nuova via della seta cinese

Nuova Delhi
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© Agenzia Nova - Riproduzione riservata

L’Italia e le sue imprese potranno giocare un ruolo di primo piano nel nuovo corridoio economico India-Medio Oriente-Europa, con lo sviluppo di progetti per le infrastrutture e le connessioni digitali. Lo ha sottolineato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni al termine del G20 che si è concluso oggi a Nuova Delhi. Nella due giorni del vertice è stato lanciato il Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa, un grande progetto infrastrutturale appoggiato anche dagli Stati Uniti come alternativa alla Nuova via della seta cinese.


Secondo la premier, l’iniziativa “consentirà di liberare un enorme potenziale per il nostro commercio e per le nostre imprese”, nel quadro di un “significativo protagonismo italiano nella rete di connessioni energetiche, fisiche e digitali su cui lavoriamo”. Le imprese italiane, ha evidenziato Meloni, potranno sfruttare le proprie capacità professionali, e saranno agevolate anche dal rafforzamento del partenariato strategico tra India e Italia, confermato dall’incontro che il presidente del Consiglio ha avuto con il primo ministro Narendra Modi a margine dei lavori del vertice.

L’India, da parte sua, sta portando avanti un grande processo di modernizzazione infrastrutturale che dovrebbe consentire al Paese di continuare a crescere in maniera sostenuta e di centrare l’obiettivo fissato nelle scorse settimane dal premier Modi, quello di entrare entro cinque anni tra le prime tre economie del mondo. È in questo contesto che le aziende italiane potrebbero fare la differenza e aumentare gli investimenti in India e nei Paesi vicini. “Ne abbiamo parlato con Modi: le aziende italiane si sono già inserite in alcuni programmi che sono molto strategici”, ha ricordato Meloni in conferenza stampa facendo riferimento, in particolare a Italfer, che sta realizzando importanti lavori infrastrutturali, e a Webuild, che a Mumbai sta costruendo un ponte sospeso e la terza linea della metropolitana. “I rapporti che stiamo intrattenendo con l’India e con il premier Modi possono aiutare anche per il futuro”, ha aggiunto Meloni.

Tra i progetti citati dalla premier anche Blue-Raman, sistema di comunicazione via cavo in fibra ottica che collegherà Italia e India (passando per Oman, Giordania e Israele) e che vede Tim Sparkle “tra gli attori privilegiati”. “Le compagnie italiane hanno un’esperienza unica nei settori marittimo e ferroviario: vogliamo contribuire a costruire ponti fra il Mediterraneo e l’Indo-Pacifico, anche nel campo delle connessioni energetiche e digitali attraverso l’Africa e il Golfo”, ha affermato Meloni, ricordando il lavoro svolto dalle imprese italiane anche nel settore energetico, inclusa la produzione e il trasporto di idrogeno verde dal Medio Oriente al Mediterraneo.

Sempre nell’ambito del G20 di Nuova Delhi è stata lanciata l’Alleanza globale sui biocarburanti, proposta dall’India nel corso della ministeriale Energia dello scorso 22 luglio a Goa per favorire la diffusione dei biocombustibili e accelerare la transizione energetica a livello globale. L’iniziativa è stata appoggiata anche dall’Italia, che è pronta a fornire sostegno e rafforzare le collaborazioni internazionali per la diffusione e lo sviluppo di biocarburanti sostenibili. Attualmente l’80 per cento della produzione di biocarburanti si concentra negli Stati Uniti, in Brasile, Europa e Indonesia. Per contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti e consentire il raggiungimento della neutralità climatica, la produzione dovrà però triplicare. L’Italia, è l’auspicio di Meloni, può inserirsi in questa partita facendo leva, soprattutto, sul ruolo di Eni, che negli ultimi anni ha compiuto importanti passi in avanti nella ricerca e che ora punta a produrre 2 milioni di tonnellate di biocarburanti l’anno entro il 2025 e 6 milioni l’anno entro un decennio.

La compagnia ha firmato accordi in sette Paesi dell’Africa – Angola, Congo, Costa d’Avorio, Kenya, Mozambico e Ruanda – e ha avviato sperimentazioni e studi di fattibilità in altre nazioni – tra cui l’Italia e il Kazakhstan – per sviluppare i cosiddetti agri-feedstock, ovvero piante da cui estrarre oli vegetali, materia prima necessaria per la produzione dei biocarburanti, che alimenterà il sistema di bio-raffinazione. Attività che possono rientrare a buon diritto nel quadro di quel Piano Mattei per l’Africa su cui Meloni è tornata anche in occasione della sua partecipazione al G20. “L’Italia vuole essere un ponte fra l’Europa e l’Africa”, ha chiarito il presidente del Consiglio, che nell’occasione ha annunciato anche lo stanziamento di 3 miliardi di euro in 5 anni per iniziative di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico nel continente africano.

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