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G20: l’India conclude la sua presidenza, Modi saluta “l’alba di un nuovo multilateralismo”

Nuova Delhi
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L’India conclude oggi il suo turno di presidenza del G20 e passa il testimone al Brasile. Il Paese asiatico, il suo governo e il suo leader, il primo ministro Narendra Modi, hanno goduto per 12 mesi di una particolare visibilità: è diventato chiaro a tutti il rilievo globale assunto da Nuova Delhi, cresciuto negli ultimi anni di pari passo con l’attenzione per la strategica regione dell’Indo-Pacifico e la competizione tra Stati Uniti e Cina. La giornata del congedo dalla presidenza coincide con una vicenda che solleva nuovi dubbi sul modus operandi di Nuova Delhi in materia di sicurezza: l’atto d’accusa della procura di New York su un “complotto sventato” per assassinare in territorio Usa un “leader del movimento separatista sikh”, cittadino statunitense. L’accusa si aggiunge a quella lanciata a settembre dal governo del Canada per il presunto coinvolgimento di Nuova Delhi nell’omicidio di un altro attivista per il separatismo sikh, cittadino canadese, su suolo canadese.


Nondimeno, il bilancio del presidente uscente del G20 è più che positivo. Il premier Modi ha rivendicato “risultati straordinari”: nella sua sintesi – affidata a un articolo dal titolo “Verso un domani più luminoso: la presidenza indiana del G20 e l’alba di un nuovo multilateralismo” – la presidenza indiana “ha rivitalizzato il multilateralismo, amplificato la voce del Sud del mondo, sostenuto lo sviluppo e combattuto per l’emancipazione delle donne”. Secondo Modi, sono state mantenute tutte le promesse: inclusione, ambizione, orientamento all’azione e decisione. Il primo ministro ha evidenziato che sono stati adottati 118 documenti, in “netto aumento rispetto al passato”, raccolti in una silloge di 4.375 pagine, ma soprattutto ha ricordato l’adozione della Dichiarazione di Nuova Delhi, con cui si è concluso il vertice dei leader del 9 e 10 settembre.

La conclusione del summit con un comunicato congiunto – dopo le riunioni ministeriali finite sempre con documenti della presidenza a causa delle divergenze sulla guerra in Ucraina – non era scontata. Il consenso raggiunto può essere a ragione considerato un successo da Nuova Delhi e una dimostrazione delle capacità politiche di Modi. Al tempo stesso è la prova che i Paesi occidentali hanno ritenuto il compromesso preferibile al fallimento del vertice. Del resto, l’Occidente allargato è da tempo consapevole che con l’India c’è convergenza nella diversità, che l’India gioca su più tavoli: membro del Quad, il Dialogo quadrilaterale di sicurezza, con Stati Uniti, Australia e Giappone, ma anche dei Brics, con Brasile, Russia, Cina e Sudafrica (e prossimo all’allargamento ad altri Stati emergenti).

Il G20 a guida indiana, sul tema “Una Terra, una famiglia, un futuro”, si chiude con l’ingresso a pieno titolo dell’Unione africana, voluto ovviamente non solo dall’India, ma che permette a quest’ultima di affermare che l’organizzazione intergovernativa che raccoglie Paesi avanzati ed emergenti si è aperta di più al Sud del mondo. Al “Sud globale” Modi ha dedicato due eventi, all’inizio e alla fine della presidenza, per rendere partecipi dei lavori anche Paesi esterni al G20. Per quanto riguarda il pilastro finanziario, cuore del G20, dedicato alle questioni macroeconomiche, il governo indiano ha espresso soddisfazione per gli impegni presi su tutti i cinque principali punti dell’agenda proposta: la riforma delle banche multilaterali di sviluppo, le infrastrutture pubbliche digitali, le criptovalute, la finanza climatica e il finanziamento delle città del futuro.

I membri del G20, inoltre, si sono impegnati ad accelerare la crescita e il perseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile; a ridurre le emissioni di gas serra e a contrastare il riscaldamento globale secondo l’Accordo di Parigi; a migliorare l’accesso alla sanità; ad affrontare la questione della vulnerabilità al debito dei Paesi in via di sviluppo; a riformare il sistema multilaterale e a colmare i divari digitali e di genere. A ciò si aggiungono iniziative lanciate a margine del G20, dal Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (Imec) all’Alleanza globale per i biocarburanti (Gba). Il tempo dirà se gli esiti della presidenza indiana “avranno risonanza negli anni a venire”, come sostiene Modi, ma non è difficile immaginare che la spinta al multilateralismo proseguirà con la prossima presidenza brasiliana e poi con quella del Sudafrica, che domani entrerà nella cosiddetta troika formata dal Paese presidente, da quello che lo ha preceduto e da quello che gli succederà.

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