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G20: il vertice di oggi chiude la presidenza indiana, la crisi a Gaza domina l’agenda

Il premier Modi: "Insieme abbiamo portato il vertice a nuovi livelli”

Nuova Delhi
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La presidenza indiana del G20 si concluderà il 30 novembre, ma col vertice di oggi, convocato in videoconferenza, il primo ministro dell’India, Narendra Modi, ha avuto occasione di tirare le somme del lavoro degli ultimi mesi, rivendicando un bilancio molto positivo. La riunione odierna, tuttavia, è stata segnata soprattutto dalla crisi in corso in Medio Oriente, nonostante il momentaneo sollievo per la notizia dell’accordo tra Israele e Hamas per una pausa umanitaria e la liberazione di ostaggi. Nei suoi interventi di apertura e chiusura il premier indiano ha insistito sui progressi e sul “consenso su molte questioni”, sostenendo di consegnare il testimone di un G20 “più inclusivo”, soprattutto per l’ingresso dell’Unione africana. “Insieme abbiamo portato il G20 a nuovi livelli”, ha sintetizzato all’inizio del vertice, mentre alla fine ha citato una serie di punti su cui c’è accordo, a cominciare dalla ferma condanna del terrorismo e della violenza, dal rifiuto della morte “inaccettabile” di persone innocenti, dall’appello alla consegna rapida degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza e dal sostegno a una “soluzione permanente”, a due Stati, del conflitto israelo-palestinese. Come ha riferito la ministra delle Finanze indiana, Nirmala Sitharaman, in una conferenza stampa seguita al vertice, i leader hanno confermato gli impegni presi su ciascuno dei cinque principali punti dell’agenda finanziaria: la riforma delle banche multilaterali di sviluppo, le infrastrutture pubbliche digitali, l’agenda per le criptovalute, la finanza climatica e il finanziamento delle città del futuro. I partecipanti, ha sottolineato Sitharaman, hanno espresso la volontà di portare avanti quest’agenda comune anche durante la prossima presidenza di turno, quella brasiliana.


Anche Modi, augurando successo al presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, ha detto di aspettarsi continuità dalla prossima presidenza, soprattutto sui temi di interesse per il Sud del mondo. Il leader indiano era stato il grande protagonista del vertice in presenza tenutosi a settembre a Nuova Delhi e conclusosi con una dichiarazione congiunta, esito non scontato, frutto di un compromesso sulla parte riguardante l’Ucraina, in cui non è stata espressa una condanna per l’invasione russa. Oggi a sottrargli una parte della scena è stato proprio il presidente della Russia, Vladimir Putin, tornato, sia pure da remoto, sulla ribalta del G20, con un intervento in cui ha parlato di guerra ed economia globale. Sul conflitto in Ucraina Putin ha detto che bisogna “pensare a come fermare questa tragedia” e che “la Russia non ha mai rinunciato ai negoziati di pace con l’Ucraina”, mentre “è stata l’Ucraina ad annunciare pubblicamente che sta uscendo dal processo negoziale”. Il leader del Cremlino ha poi attribuito lo “stress colossale che l’economia mondiale sta vivendo” alle “politiche macroeconomiche irragionevoli di alcuni Stati”. Infine, ha assicurato che Mosca sta adempiendo a tutti i suoi obblighi nei settori dell’energia e delle forniture alimentari e che è a favore del ripristino dello spirito di cooperazione economica internazionale aperta e reciprocamente vantaggiosa.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che si è collegata insieme al cancelliere della Germania, Olaf Scholz, da Berlino, dove i due hanno tenuto successivamente le consultazioni intergovernative, ha poi osservato nel corso della conferenza stampa con Scholz che Putin ha partecipato al vertice del G20 perché “era facile farlo in videoconferenza” ed era “un’occasione di visibilità politica”. Quanto alla pace in Ucraina, ha ribadito alla Russia che “basterebbe ritirare le proprie truppe dal territorio invaso”. In merito ai lavori del G20, il focus dell’intervento di Meloni è stato sul clima, la transizione energetica, l’Africa e sul ruolo di “ponte” che l’Italia può svolgere. Tra gli assenti, invece, c’erano il presidente della Cina, Xi Jinping, che ha inviato il primo ministro, Li Qiang, e il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, le cui veci sono state fatte dalla segretaria al Tesoro, Janet Yellen. Va segnalata la presenza di Justin Trudeau, primo ministro del Canada, Paese con cui l’India ha in corso una grave crisi diplomatica. È intervenuto, tra gli altri, il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, che si è soffermato in particolare sulla crisi in Medio Oriente: “Spero che questo passo porti a un cessate il fuoco permanente, che è il nostro obiettivo principale e che ci aspettiamo venga stabilito il prima possibile, portando infine alla pace”, ha dichiarato.

Senza tralasciare la situazione in Medio Oriente, a richiamare l’attenzione su altre sfide è stato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha messo in guardia da una “tempesta perfetta”. Il segretario generale dell’Onu ha precisato che le sfide arrivano soprattutto dalle “disuguaglianze crescenti”, dal “caos climatico”, da “conflitti e fame”, cui si aggiungono “un peso del debito schiacciante e prezzi alle stelle”: “una ricetta per l’instabilità e la sofferenza globale”. I membri del G20, però, ha sollecitato Guterres, possono fare la differenza lavorando in tre direzioni: “giustizia finanziaria”, “giustizia strutturale” e “giustizia climatica”.

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