Fumata nera sul tetto al prezzo del petrolio: l’Unione europea non trova l’intesa

Un accordo dovrà comunque essere raggiunto entro il prossimo 5 dicembre, quando diventerà operativo l’embargo europeo sulle importazioni di petrolio russo

greggio-petrolio usa libia egitto Qatar energy

La riunione odierna degli ambasciatori dei 27 Stati membri dell’Unione europea, che avrebbe dovuto portare ad un accordo all’unanimità sull’imposizione di un tetto al prezzo del petrolio russo, si è chiusa senza il raggiungimento di una intesa.

La proposta è comunque in corso di finalizzazione, e un accordo dovrà comunque essere raggiunto entro il prossimo 5 dicembre, quando diventerà operativo l’embargo europeo sulle importazioni di petrolio russo. I presenti non sono riusciti a raggiungere un accordo definitivo a causa della divergenza di opinioni sul valore esatto del tetto di prezzo, e dopo che alcuni Paesi hanno richiesto di apportare alcune modifiche alla proposta. Sulla misura, che una volta passata sarà approvata anche dal G7, ha spinto soprattutto la segretaria al Tesoro Usa, Janet Yellen, per ridurre le entrate assicurate alla Russia dalle esportazioni petrolifere evitando, nel frattempo, un’impennata dei prezzi del greggio dopo l’entrata in vigore dell’embargo europeo sulle importazioni di greggio russo.

In base alle nuove sanzioni, i Paesi del G7, dell’Ue e l’Australia – che insieme controllano gran parte dei servizi finanziari e assicurativi per il commercio marittimo – vieterebbero alle proprie compagnie di garantire qualsiasi tipo di copertura per le consegne di petrolio russo, a meno che questo non sia venduto a un prezzo inferiore al tetto massimo stabilito. L’Unione europea ha già adottato in linea di principio un meccanismo per l’approvazione del provvedimento, ma vi sono ancora alcune questioni aperte. Una fra queste è il prezzo massimo, che resta oggetto di contesa. Alcuni Paesi come Polonia e Lituania spingono infatti per un prezzo particolarmente basso, intorno ai 20 dollari al barile.