Firmato a Roma l’accordo tra le comunità tuareg, presente il ministro Di Maio

di maio

Quella di ieri è stata una giornata storica per il Mali grazie alla firma a Roma dell’accordo tra le comunità del nord del Mali, avvenuta alla presenza del ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio. Secondo quanto si apprende, alla Farnesina è stata firmata una dichiarazione congiunta tra il ministro Di Maio e il ministro dei Maliani all’estero e dell’integrazione africana, Al Hamdou Ag Ilène, documento che mira a rafforzare la cooperazione in materia migratoria e di sicurezza. Il bilaterale è arrivato un mese dopo la visita del ministro Di Maio in Mali, durante la quale il titolare della Farnesina ha incontrato i rappresentanti delle istituzioni locali. A supporto degli accordi di Algeri per la pace nel Mali e come esito di una serie di incontri promossi dalla Onlus Ara Pacis, che hanno consentito il significativo incremento della fiducia reciproca tra le parti, è stato firmato a Roma anche un importante accordo tra le comunità del nord del Mali, alla presenza del ministro Di Maio. L’accordo costituisce un importante passo nell’ambito degli sforzi congiunti per rilancio degli accordi e i progressi nel processo di stabilizzazione, riconciliazione e contrasto ai flussi migratori clandestini nel nord del Mali, nel quadro degli sforzi di stabilizzazione profusi dal governo di transizione di Bamako.

Ecco cosa prevede l’accordo

I principali movimenti armati maliani firmatari dell’Accordo di Algeri per la pace e la riconciliazione del 2015 hanno siglato a Roma un accordo, noto come Dichiarazione di Roma, con l’obiettivo di far fronte comune contro il crescente deterioramento della sicurezza nella regione africana del Sahel ed in particolare nel nord del Mali. L’accordo, firmato ieri alla presenza del ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale Luigi di Maio al termine di due giorni di colloqui promossi dall’Ong italiana Arapacis, è stato annunciato in un comunicato dal Coordinamento dei movimenti di Azawad (Cma) e dalla Piattaforma dei movimenti del 14 giugno 2014 di Algeri e prevede la creazione di una struttura comune denominata Quadro strategico permanente (Csp). Nel rilevare “il deterioramento della situazione della sicurezza nel Sahel in generale e in Mali in particolare, soprattutto nelle regioni del Nord/Azawad del Mali“, la nuova coalizione di movimenti armati tuareg si è posta una serie di obiettivi tra cui quello di “concretizzare la sinergia degli sforzi a favore dell’attuazione diligente dell’Accordo di pace e riconciliazione in Mali derivante dal processo di Algeri” e di “rendere operativi i meccanismi congiunti per combattere l’insicurezza in tutte le sue forme al fine di garantire la libera circolazione delle persone e delle loro merci”.

Il documento cita anche la necessità di “ottenere una maggiore coerenza nel tenere conto delle aspirazioni delle popolazioni” e, a questo proposito, i firmatari del Csp invitano da un lato “tutte le comunità” a sostenere le loro iniziative e “tutti i movimenti favorevoli alla pace e alla coesione sociale” ad aderirvi, dall’altro il governo maliano ad attuare una mediazione internazionale per sostenerlo “nella sua missione salutare a beneficio delle popolazioni tanto provate”. Il Csp prevede infine di tenere un nuovo incontro fra due mesi al fine di istituire “gli organismi definitivi” della nuova coalizione. L’accordo è stato annunciato ieri su Twitter da Moussa Ag Acharatoumane, signore della guerra tuareg alla guida del Movimento per la salvezza di Azawad e considerato un attore chiave della riconciliazione maliana, alleato della Francia e della missione anti-jihadista Barkhane. Non è chiaro se il fondatore del Movimento di liberazione nazionale Azawad (Mlna) sia il nuovo coordinatore dei Movimenti Azawad, ma di certo il suo ruolo di referente si è accresciuto dopo l’assassinio dello storico coordinatore e presidente del Cma, il leder ribelle Sidi Brahim Ould Sidati. Ucciso lo scorso 13 aprile davanti a casa sua a Bamako, nel 2015 Sidati – che è anche segretario generale del Movimento arabo di Azawad (Maa) – fu infatti il firmatario dell’accordo di Algeri a nome del Coordinamento dei Movimenti Azawad da lui presieduto ed era considerato un attore importante nei negoziati e nell’attuazione dell’accordo di pace.

Il suo assassinio è stato condannato “con il massimo rigore” anche dal governo di Bamako, che si è rammaricato “della perdita di uno degli attori importanti del processo di pace in Mali. Sidati è stato il capo del Coordinamento dei Movimenti Azawad (Cma), un’alleanza formata per lo più da combattenti tuareg che nel 2012 si sollevò contro il governo di Bamako rivendicando una maggiore autonomia. Il colpo di Stato del 2012, con il quale fu deposto l’allora presidente Amadou Toumani Touré, diede il via a un’offensiva tuareg che permise ai combattenti di conquistare il nord del paese e ai gruppi islamici, alcuni dei quali legati ad al Qaeda, di estendere la loro azione. L’intervento delle truppe francesi, nel 2013, ha impedito ai gruppi jihadisti di raggiungere la capitale Bamako. Ad oggi, tuttavia, intere zone nel nord del paese sfuggono ancora al controllo delle forze maliane e internazionali presenti nel paese, nonostante l’accordo di pace tra governo centrale e ribelli tuareg siglato nel giugno 2015. Se la firma dell’accordo tuareg a Roma risponde quindi ad un reale bisogno maliano di rafforzare la risposta comune ai disordini saheliani – anche in luce del recente decesso del presidente ciadiano Idriss Deby e del suo ruolo di “bastione antijihadista” regionale -, averla conclusa a Roma sottolinea le aspirazioni italiane nei nuovi equilibri che vanno delineandosi. L’adesione italiana alla Task Force Takuba – che in lingua tuareg significa “Spada” –, concepita per la prima volta in occasione del vertice G5 Sahel di Pau del 2020 e promossa dalla Francia, apre in questo senso una nuova finestra di intervento per Roma nella regione saheliana, dove Parigi è al centro di crescenti dissapori fra gli abitanti locali.

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