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Filippine: lo Stato islamico rivendica l’attentato di oggi

“I soldati del califfato hanno fatto esplodere un ordigno esplosivo su un grande raduno di cristiani”, ha scritto l’organizzazione terroristica in una nota sui suoi canali Telegram

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L’attentato di oggi nelle Filippine, a Marawi, è stato rivendicato dallo Stato islamico (Is). Lo riferisce l’emittente “Al Arabiya”. “I soldati del califfato hanno fatto esplodere un ordigno esplosivo su un grande raduno di cristiani”, ha scritto l’organizzazione terroristica in una nota sui suoi canali Telegram.


La rivendicazione è giunta dopo la conferenza stampa tenuta dal ministro della Difesa delle Filippine, Gilbert Teodoro, e dal capo di Stato maggiore delle Forze armate, generale Romeo Brawner, che hanno evidenziato somiglianze tra l’attentato odierno e quello del 27 gennaio 2019 a Jolo. Come riferisce il sito di informazione filippino “Rappler”, il ministro e il generale hanno confermato che l’esplosione è stata causata da un ordigno improvvisato, che ha ucciso almeno quattro persone (un numero più alto secondo altre testate) e ne ha ferite più di 40. L’ordigno è esploso in una palestra dell’Università di Stato di Mindanao (Msu) a Marawi, nella regione autonoma di Bangsamoro nel Mindanao Musulmano (Barmm), dove si stava celebrando una messa cattolica. A Jolo, nella stessa regione, fu colpita con due ordigni, anche in quel caso di domenica, la Cattedrale di Nostra Signora del Monte Carmelo, un attentato attribuito al gruppo islamista Abu Sayyaf che provocò la morte di 23 persone.

Brawner, tuttavia, ha precisato che gli investigatori al momento battono diverse piste compresa quella del coinvolgimento del Gruppo Maute, anch’esso di ideologia islamista. L’ipotesi era stata avanzata poco dopo i fatti dal generale Allan Nobleza, direttore dell’ufficio regionale di polizia, affermando che l’attentato potrebbe essere collegato all’uccisione di undici membri di Maute in un’operazione militare compiuta venerdì a Datu Hoffer Ampatuan, nella provincia del Maguindanao del Sur.

Di “atti insensati e atroci perpetrati da terroristi stranieri” ha parlato il presidente Ferdinand Marcos nel suo messaggio di condanna. “Gli estremisti che esercitano violenza contro gli innocenti saranno sempre considerati nemici della nostra società”, ha dichiarato il capo di Stato, annunciando il rafforzamento della sicurezza. “Consegneremo gli autori di questo atto spietato alla giustizia”, ha assicurato Marcos, esortando la popolazione alla calma ed esprimendo la sua vicinanza “alle vittime, ai loro cari e alle comunità che sono state il bersaglio di questo ultimo assalto alla pace”. Condanna e vicinanza sono state espresse anche dai governi di altri Paesi, nonché da papa Francesco. “Sono vicino alle famiglie, al popolo di Mindanao che già tanto ha sofferto”, ha detto il Pontefice nell’Angelus odierno.

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