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Facebook e Twitter esclusi dalla “lista bianca” dei servizi internet della giunta del Myanmar

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La giunta militare di Myanmar ha approntato una lista di oltre 1.200 servizi online e domini Internet che ritiene accessibili al pubblico. Lo riferisce il quotidiano “Nikkei”, evidenziando che nella lista spiccano le assenze dei social media Facebook e Twitter. La cosiddetta “lista bianca” dei servizi Internet è stata condivisa dalla giunta coi provider di servizi Internet e le compagnie di telecomunicazioni del Paese, ed è stata ottenuta da “Nikkei” tramite fonti anonime del settore. In tutto l’elenco include 750 servizi e 450 domini.


Quasi 50 aziende dei settori bancario e finanziario hanno ottenuto il via libera della giunta, così come 20 servizi di consegne a domicilio quali Grab e Foodpanda. Nella lista compaiono i nominativi di circa 60 siti web di intrattenimento, inclusi Instagram, YouTube, Netflix e Tinder; la categoria dell'”intrattenimento” include anche i siti web del quotidiano “New York Times” e della “Cnn”. Lo stesso “Nikkei” è escluso dalla lista, così come Facebook e Twitter, utilizzati dagli oppositori della Giunta per comunicare e organizzare le proteste in corso a Myanmar dal golpe dello scorso primo febbraio. Autorizzati invece WhatsApp, LinkedIn, Viber e Zoom, definiti “Social media utilizzati a fini d’affari”. Via libera, infine, a servizi di social networking asiatici quali WeChat, Kakao Talk, Line e VK.

La giunta militare di Myanmar lavora per la realizzazione di una rete Internet nazionale sottoposta a controllo centrale, tesa a garantire l’accesso alla rete alle attività economiche ed escluderne al contempo le opposizioni anti-golpe. Lo afferma un rapporto del Gruppo di crisi internazionale con sede a Bruxelles, che cita a questo proposito le attività della giunta tese a definire “liste bianche” degli individui e delle entità che possono accedere al web, a seguito dei blackout e dell’oscuramento controllato della rete a seguito del golpe del primo febbraio scorso. Il rapporto segue di alcuni giorni la presa di posizione comune della Global Network Initiative, una alleanza di 60 provider, aziende di telecomunicazione e gruppi della società civile, che assieme al Myanmar Centre for Responsible Business hanno contestato tramite un comunicato l’approccio della giunta. Il rapporto del Gruppo di crisi internazionale sollecita le aziende tecnologiche internazionali a mantenere l’ecosistema Internet di Myanmar “aperto e il più possibile sicuro”, e a limitare l’accesso della giunta alle tecnologie a doppio uso, incluse quelle necessarie ad esercitare attività di sorveglianza e intercettazione.

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