Ex Ilva, i sindacati: Vincolare all’aumento della produzione le risorse in favore di Acciaierie d’Italia

Questa la richiesta fatta al governo nel corso delle audizioni in commissione Industria al Senato

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Vincolare le risorse predisposte a favore di Acciaierie d’Italia all’aumento della produzione dello stabilimento di Taranto. È questa la richiesta dei sindacati al governo, nel corso delle audizioni in commissione Industria al Senato sugli impianti di interesse strategico nazionale. “È imprescindibile il vincolo, almeno in parte, dei 680 milioni versati per l’aumento della produzione”, ha dichiarato il segretario nazionale della Fim Cisl, Valerio D’Alò. Il responsabile nazionale siderurgia della Fiom Cgil, Gianni Venturi, ha sottolineato invece la necessità di anticipare la scadenza del 2024 per una nuova governance dell’azienda, con il passaggio del controllo in mano al socio pubblico: “Il 2024 potrebbe rivelarsi un posticipo fatale per il destino del gruppo siderurgico e per le migliaia di lavoratori coinvolti”, ha aggiunto.

Il segretario generale di Ugl metalmeccanici, Antonio Spera, ha chiesto “un impegno forte del governo che vincoli le somme predisposte a favore dell’azienda. Ci auguriamo un cambio di passo e che il governo prenda la maggioranza del pacchetto azionario di questa azienda”. Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ha poi evidenziato come la situazione attuale dell’ex Ilva sia “drammatica con oltre 7 mila lavoratori in cassa integrazione tra diretti, indiretti e in Amministrazione straordinaria. Inoltre la produzione di acciaio si è ridotta ai minimi termini, raggiungendo il minimo storico di 3 milioni di tonnellate nel 2022, con solamente due altoforni in marcia e la stragrande maggioranza degli impianti a freddo fermi”. Secondo Palombella, “l’unica soluzione, per evitare l’ulteriore sperpero di denaro pubblico e un disastro ambientale e occupazionale ingestibile, è quella di vincolare i 750 milioni al contestuale cambio di maggioranza e quindi della governance. In alternativa, lo Stato si riappropri del bene strategico per evidenti inadempienze contrattuali e una gestione fallimentare”.

Credo sia arrivato il momento per voltare pagina, per evitare che Ilva diventi un’altra Alitalia. Lo spreco di risorse pubbliche non agganciato a una prospettiva come quella dell’accordo di programma la vediamo come un cattivo modo di gestire le politiche industriali in questo Paese. Ai tempi del Pnrr non ce lo possiamo più permettere”, ha affermato il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. “Non ci convince la riproposizione dello scudo penale. Le risorse non ci sembrano vincolate a una discussione di tipo programmatico”, ha aggiunto Melucci, sottolineando la necessità di “mitigare l’impatto superficiale del decreto assunto in corsa del governo”. Chiediamo che il tavolo con il ministro Urso “possa far partire una riflessione nazionale su un piano strategico dell’acciaio”, ha concluso il sindaco di Taranto. Per l’Amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, l’ipotesi di amministrazione straordinaria prevista dal decreto sull’ex Ilva “infrange qualche articolo della Costituzione”. È necessaria una “centralizzazione di questioni che riguardano impianti di interesse nazionale, in coerenza con questa loro rilevanza”, ha sintetizzato Morselli, specificando che l’intervento di rafforzamento patrimoniale è la ratio delle risorse perviste dal decreto sull’ex Ilva. “Non accetto di essere considerato rappresentante di un socio straniero”, ha detto l’Ad di Acciaierie d’Italia, che ha precisato di avere un piano di rientro per il debito con Sanac: “Penso che in poche settimane scomparirà”.

Finché non sarà garantita la salvaguardia della salute e dell’ambiente, “l’impianto siderurgico continuerà a rimanere precario, non garantirà lavoro né futuro allo stabilimento, continuerà ad acuire fratture sociali e istituzionali”, ha avvertito Maria Maranò di Legambiente. “Non abbiamo mai visto un piano industriale che desse garanzie sul fronte ambientale, sanitario e lavorativo. Purtroppo questo ennesimo decreto compie uno sbilanciamento verso la produzione dell’acciaio senza curarsi di introdurre norme a tutela della salute”, ha sottolineato Maranò, che ha invitato a inserire nel decreto sull’ex Ilva “gli impianti siderurgici tra quelli per cui la legge prevede la valutazione di impatto sanitario nell’ambito della valutazione di impatto ambientale”. Per Confartigianato, rimane “il dilemma ancora non sciolto legato a come garantire una ripresa della competitività dello stabilimento”. Il direttore Politiche economiche, Bruno Panieri, ha infine rimarcato la necessità di strategie che vedano nell’ex Ilva “il centro delle politiche di intervento pubblico”.

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