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Etiopia: nessun accordo di pace in Oromia, falliti i colloqui in Tanzania

Nell’annunciare il fallimento dei colloqui, uno dei negoziatori del governo, Redwan Hussein, ha incolpato l’Esercito di liberazione oromo, accusando il gruppo di aver mostrato un "approccio ostruttivo" e di avanzare "richieste irrealistiche"

Addis Abeba
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Dopo due settimane di colloqui iniziati con la promessa di porre fine al conflitto nella regione dell’Oromia, si è concluso senza alcun accordo a Dar es Salaam, in Tanzania, il secondo ciclo di colloqui tra il governo federale etiope e l’Esercito di liberazione oromo (Ola). Nell’annunciare il fallimento dei colloqui, uno dei negoziatori del governo, Redwan Hussein, ha incolpato l’Ola accusando il gruppo di aver mostrato un “approccio ostruttivo” e di avanzare “richieste irrealistiche”. Il governo “si rammarica di questa sfortunata svolta degli eventi”, ha aggiunto Redwan. “Il governo federale, durante questi colloqui, è stato motivato principalmente dal desiderio di mettere a tacere le armi e di porre fine agli orribili danni e alla distruzione. (Il governo) ha cercato di perseguire seriamente la pace nel quadro dei principi che hanno guidato simili sforzi precedenti, tra cui il rispetto per la sovranità, l’integrità territoriale e l’unità della Repubblica federale democratica d’Etiopia e il rispetto delle norme costituzionali. Nel quadro di questi principi, il governo ha cercato di essere il più flessibile e accomodante possibile. Sia su questioni sostanziali che procedurali, il governo ha cercato di trovare soluzioni reciprocamente accettabili e di fare concessioni nell’interesse della pace. Tuttavia, a causa dell’intransigenza della controparte, i colloqui si sono conclusi senza un accordo. L’approccio ostruzionistico e le richieste irrealistiche dell’altra parte sono le ragioni principali per cui questi colloqui non hanno potuto avere successo”, afferma Hussein sulla sua pagina X (l’ex Twitter).


Per tutta risposta, l’Ola ha affermato che il governo etiope è interessato solo a cooptarlo “piuttosto che iniziare ad affrontare i problemi fondamentali che sono alla base delle sfide politiche e di sicurezza apparentemente insormontabili del Paese”, e ha lamentato il fatto che sia andata perduta “un’opportunità storica” per fare un salto nella giusta direzione. “Per aprire la strada per rispondere alle principali richieste del nostro popolo, l’Olf-Ola ha presentato una serie di proposte inclusive da Zanzibar a Dar es Salaam per negoziare uno spazio per un cambiamento significativo nella governance della regione dell’Oromia. Fedele alla forma, il governo etiope era interessato solo alla cooptazione della leadership dell’Ola piuttosto che iniziare ad affrontare i problemi fondamentali che sono alla base delle sfide politiche e di sicurezza apparentemente insormontabili del Paese. Il Paese ha bisogno di istituzioni indipendenti che abbiano il potere di rendere conto, di dare al pubblico la possibilità di determinare il proprio destino e di porre le basi per un utilizzo efficiente delle nostre dotazioni umane e naturali. Pur riconoscendo che la costruzione delle istituzioni è un processo in corso, l’opportunità storica di fare un salto nella giusta direzione è andata persa perché il governo etiope non è riuscito a seguire la rotta giusta”, si legge nella dichiarazione.

Le due parti erano impegnate in colloqui a Dar es Salaam dallo scorso 7 novembre 2023. Fra i mediatori del dialogo c’è anche l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad), la cui delegazione era guidata a Dar es Salaam dall’ex ministro degli Affari esteri etiope Workneh Gebeyehu. Anche gli Stati Uniti, attraverso una delegazione guidata dall’inviato speciale per il Corno d’Africa, Mike Hammer, hanno svolto un ruolo chiave nel mediare e facilitare i colloqui. La delegazione etiope era guidata dal generale Getachew Gudina, capo dell’intelligence militare delle Forze di difesa federali (Endf), e dal suo vice, il maggiore generale Demis Amenu, in rappresentanza del governo. La delegazione oromo era guidata invece dal comandante Kumsa Diriba (popolarmente noto come Jaal Marroo) e dal suo vice Gemechu Regassa alias Jaal Gemechu Aboye. Ai colloqui si sono uniti in un secondo momento anche lo stesso Redwan Hussein e il ministro della Giustizia, Gedion Timothewos. I colloqui tra il governo e l’Ola miravano portare la pace nella più grande regione dell’Etiopia, l’Oromia, dopo che nella vicina regione di Amhara si sono inaspriti gli scontri tra l’esercito e la milizia nota come Fano, che si rifiuta di essere inglobata nelle Forze armate federali, come invece stabilito dall’accordo di pace del novembre 2022 che ha posto fine al conflitto nel Tigrè. Gli sforzi per raggiungere una pace in Oromia sono iniziati ad aprile, quando il primo ministro Abiy Ahmed ha accolto un precedente appello lanciato da Shimelis Abdissa, presidente dello Stato regionale dell’Oromia, dando il via alla formazione di un comitato di pace ad hoc.

L’Ola, che il governo federale considera un’organizzazione terroristica, ha più volte affermato di voler partecipare ai negoziati soltanto in presenza di una parte terza credibile. In un breve manifesto pubblicato dal gruppo nel gennaio di quest’anno si afferma che “una soluzione duratura e sostenibile ai molteplici e complessi problemi politici dell’Etiopia può derivare solo da una soluzione politica globale che scaturisca da un processo politico onnicomprensivo che coinvolga tutte le parti interessate e i rappresentanti delle forze politiche”. L’Ola combatte da anni contro le autorità centrali di Addis Abeba, a causa di quella che definisce l’oppressione del gruppo etnico oromo. Quello in Oromia è un conflitto di lunga data che da diversi anni vede contrapposti da una parte il Fronte di liberazione oromo (Olf) – di cui l’Ola costituisce il braccio armato – e il governo etiope dall’altra. Il conflitto iniziò nel 1973 e da allora ha conosciuto diverse fasi di diversa intensità. Una svolta sembrava essere arrivata nell’aprile 2018, quando l’Olf siglò la pace con il governo etiope – alla cui guida era nel frattempo salito Abiy Ahmed, il primo di etnia oromo – insieme a diversi altri gruppi, tra cui il Fronte di liberazione nazionale dell’Ogaden e la formazione Ginbot 7. In base all’intesa, la leadership dell’Olf accettò di disarmare i suoi soldati entro 15 giorni dal loro arrivo ad Addis Abeba. Gli uomini di stanza in Eritrea accettarono di disarmarsi, tuttavia la maggior parte di quelli presenti in Oromia si rifiutarono di farlo. Di conseguenza uno dei leader oromo, Kumsa Diriba alias “Jaal Maro”, ruppe con l’Olf e fondò il gruppo l’Olf-Shene, noto anche come Esercito di liberazione oromo (Ola). Da allora i combattimenti tra l’esercito federale e l’Olf sono proseguiti durante tutto il 2021 e, seppure a più bassa intensità, nel 2022.

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