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Alcuni scienziati cinesi a Wuhan avrebbero lavorato con l’apparato militare nazionale nel combinare le varianti più letali di coronavirus poco prima dell’inizio della pandemia di Covid-19. Lo afferma il quotidiano britannico “The Times”, pubblicando un’indagine condotta sulla base di comunicazioni intercettate top secret e report scientifici. Secondo gli investigatori di “The Times”, gli esperti cinesi avrebbero condotto un progetto segreto con esperimenti pericolosi, che ha causato una fuga di materiale dall’Istituto di virologia di Wuhan e ha dato il via all’epidemia di Covid-19. “The Times” cita inoltre investigatori statunitensi, secondo cui uno dei motivi per cui non ci sarebbero informazioni pubbliche sul lavoro compiuto nei laboratori cinesi è perché sarebbe stato svolto in collaborazione con ricercatori dell’esercito cinese, che lo finanziava e che stava all’epoca perseguendo l’obiettivo di sviluppare armi biologiche.
L’istituto di Wuhan era impegnato in esperimenti sempre più rischiosi con forme di coronavirus raccolte nelle grotte dei pipistrelli nel sud della Cina. Inizialmente, il laboratorio aveva reso pubbliche le sue scoperte e sostenuto che i rischi associati erano giustificati perché il lavoro avrebbe potuto consentire e aiutare lo sviluppo di vaccini. Stando all’inchiesta di “The Times”, la situazione sarebbe cambiata nel 2016, dopo la scoperta di un nuovo tipo di coronavirus, strettamente correlato al Covid-19, in una miniera a Mojiang, dove delle persone erano morte con sintomi sospetti. Invece di dare l’allarme su scala globale, secondo il quotidiano, le autorità cinesi non segnalarono quanto accaduto, bensì trasportarono i campioni del virus all’istituto di Wuhan e resero segreti gli ulteriori sviluppi delle ricerche.
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