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ESCLUSIVA – Italia-Armenia, Sarkissian: “Portare le relazioni a un nuovo livello”

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L’obiettivo della visita del presidente armeno, Armen Sarkissian, in Italia è sviluppare le relazioni bilaterali e portarle a un livello completamente diverso. Lo ha detto lo stesso capo dello Stato armeno in un’intervista ad “Agenzia Nova”. Nel corso della visita Sarkissian ha incontrato l’omologo Sergio Mattarella, i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, e il presidente del Consiglio, Mario Draghi. Secondo Sarkissian, ci sono diversi motivi per cui sarà possibile sviluppare i rapporti: “La prima è che abbiamo relazioni personali positive con i leader politici: considero il presidente Mattarella uno dei politici più saggi in Europa e nel mondo. E anche con il presidente del Consiglio Draghi, che ha un’esperienza molto estesa e professionale, c’è una relazione molto positiva. I nostri legami sono storicamente buoni e c’è la volontà di fare di più da ambo le parti”, ha detto Sarkissian. “L’Armenia ha delle sue priorità e una di queste è rendere il Paese un hub avanzato tecnologicamente”, ha spiegato il presidente, che si è detto “consapevole del fatto che l’umanità si sta evolvendo: basta pensare all’intelligenza artificiale o alle biotecnologie. Il mondo sta cambiando molto rapidamente e se non stai al passo rischi di diventare l’ultima ruota del carro. L’Italia, in questo senso, ha un elevato settore tecnologico industriale che può essere utilizzato in ambito civile e militare”, ad esempio nel ramo della logistica.


“Come l’Armenia, l’Italia non ha grandi riserve di risorse naturali: la vostra grande risorsa sono le persone, la vostra storia, la vostra cultura e la vostra abilità di fare affari. Il business armeno è come quello italiano, ovvero a conduzione familiare e fatto perlopiù di piccole e medie imprese. C’è molto che possiamo fare insieme”, ha aggiunto Sarkissian. “Uno degli obiettivi dell’Armenia del futuro, e del presente, è avviare delle partnership con le principali aziende internazionali di successo: non credo che si possano scoprire cose che vengono realizzate da Elettronica, Dassault, Siemens o Google. La cosa migliore è creare delle joint venture con queste imprese e sfruttare i talenti armeni che abbiamo nel nostro Paese, grazie a un sistema dell’istruzione molto avanzato che è un lascito dell’Unione sovietica. Siamo persone creative e perché non dovremmo usare questo talento per fare affari con altri Paesi, come l’Italia, la Russia o altri ancora”, ha aggiunto il capo dello Stato armeno. Sarkissian ci ha tenuto a ribadire che tutti gli incontri a livello istituzionale e non solo in Italia “sono stati molto amichevoli: con il presidente abbiamo parlato della geopolitica del Caucaso meridionale e di Asia Centrale, mentre con il presidente del Consiglio, invece, abbiamo discusso le rispettive visioni per migliorare le nostre relazioni economiche assieme”.

Il presidente ha parlato poi della situazione in Armenia dopo la guerra dello scorso autunno. “La situazione dopo la guerra con l’Azerbaigian non è delle migliori, è la situazione di un Paese che ha perso la guerra. Di un Paese che aveva vinto la prima guerra nel 1994 e che in questi anni ha cercato di convertire la vittoria in pace e stabilità. Tuttavia, a essere onesti, non ci siamo riusciti, e il risultato di questa situazione è che abbiamo perso la seconda guerra”, ha detto Sarkissian. “L’Azerbaigian aveva dei chiari vantaggi: il primo è stato quello di poter sfruttare i fondi derivanti dalle vendite di gas e petrolio ai Paesi europei per comprare armi e uccidere gli armeni. Il secondo è che l’Armenia non ha combattuto solo contro l’Azerbaigian ma anche contro la Turchia, che è un Paese membro della Nato. L’Alleanza peraltro, cosa avrebbe dovuto fare mentre un suo Paese membro, che ha il secondo esercito della Nato, ha sfruttato i suoi armamenti e le sue capacità contro un piccolo Paese come l’Armenia? La Nato è stata silente”, ha proseguito il capo dello Stato. Seconda Sarkissian, “questo conflitto ha aperto diverse problematiche, in particolare sul perché abbiamo perso la guerra. Io so perfettamente perché abbiamo perso la guerra: in primis perché l’Azerbaigian ha una supremazia a livello tecnologico, mentre nel 1994 le parti erano invertite ed è per questo che parlo di necessità di un avanzamento tecnologico. L’altra ragione è che la piccola Armenia, di 3 milioni di persone, ha dovuto combattere contro la Turchia, ed è stato come ‘Davide contro Golia’ ed è raro che ‘Davide batta Golia’. La terza ragione è che non è stata una guerra convenzionale, perché si è svolta in un contesto internazionale fatto di sanzioni, conflitti commerciali… un contesto incerto che ha reso più facile la situazione per chi vuole tentare delle operazioni rischiose e azzardate e la Turchia è uno di questi attori. L’Ue era impegnata su altri fronti, gli Stati Uniti erano impegnati con le elezioni; e la Russia, nonostante l’interesse personale del presidente Vladimir Putin per la situazione nel Caucaso meridionale, ha da gestire una complessa relazione con la Turchia. Ankara ha sfruttato questa situazione e ha cercato di spingersi oltre e non lo ha fatto solo nel Caucaso, ma anche in Siria, nel Mediterraneo orientale, in Libano, e in Libia”.

Secondo il presidente, tuttavia, in questo momento non servono nuovi mediatori fra Armenia e Azerbaigian. “Per essere onesti, ci sono già due piattaforme di mediazione: una è gestita in autonomia dalla Russia, che grazie alle sue relazioni con Armenia, Azerbaigian e Turchia, è in grado di gestire la situazione; la seconda è quella del Gruppo di Minsk dell’Osce, quindi c’è già il coinvolgimento di un’organizzazione internazionale, ma l’Azerbaigian non è molto propenso a sfruttare questo foro perché ha vinto la guerra e vuole dettare le condizioni. Quindi posso dire con certezza che non c’è bisogno di altri mediatori ma quel che serve è capire che cosa vuole davvero l’Armenia per sé stessa”, ha detto Sarkissian. “Una cosa di cui abbiamo bisogno è, in primis, consolidare la nostra governance in Armenia e all’estero, con la nostra diaspora. E, inoltre, dobbiamo lavorare con i nostri amici: l’Italia è un grande amico e credo che ci sia un grande potenziale da sviluppare ancora. È un nuovo mondo quello che abbiamo e il soft power ha la stessa importanza dell’hard power”, ha proseguito il capo dello Stato.

Sarkissian, successivamente, si concentra sulle relazioni economico-industriali: “L’Azerbaigian vende idrocarburi, mentre l’Armenia può diventare una piattaforma per le imprese italiane che sono alla ricerca di opportunità in mercati più grandi. Le sanzioni europee contro la Russia e le contro-sanzioni di Mosca nel ramo agroalimentare, hanno avuto evidenti riflessi per i prodotti italiani del settore: molti di questi sono scomparsi dai negozi russi, a eccezione di quelle poche imprese che hanno un impianto di produzione in Russia. L’industria italiana, peraltro, è fatta perlopiù da Pmi e queste sono state tagliate fuori dal mercato russo”, ha affermato il presidente che ha spiegato i vantaggi offerti dal suo Paese. “Noi, come parte dell’Unione economica eurasiatica, possiamo avviare delle cooperazioni con i vostri imprenditori e favorire l’accesso in questi mercati. Il nostro settore bancario, peraltro, è molto stabile e la nostra valuta, il Dram, non è soggetta a particolari oscillazioni. Le compagnie italiane, quindi, potrebbero registrarsi legalmente in Armenia e realizzare i loro prodotti nel nostro territorio: perché da noi e non in Russia? Siamo più piccoli, le nostre imprese sono soprattutto Pmi come le vostre, con un business a conduzione familiare, e ci sono molti fondi che provengono dalla nostra diaspora all’estero, e quindi questo prodotto potrebbe essere venduto rapidamente in Russia, Bielorussia, Kazakhstan e negli altri Paesi dell’Uee”, ha proseguito Sarkissian. “Noi abbiamo accordi importanti con l’Ue e con l’Unione economica eurasiatica. Siamo l’unico Paese che ha solidi rapporti con entrambe le entità e questo è sicuramente un vantaggio. L’Italia dovrebbe essere la prima a sfruttare quest’opportunità. Ci sono molte cose che potremmo fare insieme, dal settore agroalimentare all’elettronica e l’alta tecnologia. È questa l’idea che sto provando a portare avanti e ho ricevuto risposte positive durante questa visita”, ha detto Sarkissian.

In conclusione il presidente ha parlato dei potenziali colloqui che Armenia e Turchia potrebbero avviare per normalizzare le loro relazioni. “Teoricamente c’è sempre un’opportunità di iniziare a parlare e con risultati positivi, anche con un Paese come la Turchia. Non sono la persona incaricata di seguire eventuali negoziati, questa è una prerogativa che spetta al nostro primo ministro e al ministro degli Esteri. L’Armenia è una nazione speciale, con 3 milioni di persone che vivono nel suo territorio e 15 milioni che compongono la diaspora nel mondo, e gran parte di queste persone sono sfollate a causa del genocidio commesso dai turchi. Queste persone hanno delle emozioni particolari rispetto a questo fatto, e nonostante si tratti di seconde e terze generazioni, non hanno dimenticato”, ha detto Sarkissian. “È giusto dire che si può negoziare con chiunque, ma non credo che le autorità che sono al potere oggi in Turchia – dopo che hanno sostenuto l’Azerbaigian nella guerra dello scorso autunno – possano ammettere di essere responsabili del genocidio commesso nel 1915. La questione è che, se sei abbastanza forte e aperto, sei in grado di affrontare i tuoi problemi e le tue debolezze. È una questione umana: le persone forti sono pronte a parlare delle loro debolezze, riconoscere, affrontarle e lavorare per cambiare. Io penso che se si riesce a creare un clima di tolleranza con le persone a livello etnico, religioso e in tutti gli ambiti si può creare un’Unione come quella europea”, ha spiegato il capo dello Stato.

Secondo Sarkissian, quindi, uno dei primi passi che dovrebbe compiere la Turchia è “fare i conti con la propria storia e con ciò che ha fatto agli armeni. È una questione molto complessa: per anni i governi turchi che si sono succeduti hanno ribadito che ciò non sarebbe mai accaduto. Pensare che oggi qualcuno possa cambiare versione dei fatti e ammettere che il genocidio è effettivamente accaduto posso comprendere che sia un fatto difficile da veder accadere. Non è una questione semplice per la parte turca, ma neanche per la parte armena, basta parlare con i nostri connazionali all’estero”, ha detto il presidente, secondo cui, tuttavia, ciò non significa che non si debba cercare un dialogo.” Dobbiamo parlare, ma dobbiamo farlo con rispetto. Non credo che la guerra abbia aiutato in questo senso: l’aiuto che la Turchia ha fornito all’Azerbaigian lo scorso autunno da molti è stato vissuto come una specie di genocidio. Ma sì, ci sono delle possibilità di un dialogo fra Armenia e Turchia, al momento tuttavia è una questione che riguarda il premier e il ministro degli Esteri. Io me ne occuperò quando sarà una questione più matura, quando diventerà una bozza di accordo, qualcosa di concreto e servirà un consiglio del presidente al governo. Al momento nessuno ha chiesto il mio parere e non ci sono accordi sul tavolo che potrei firmare o respingere. Spero e sarò felice di poter rispondere in futuro a questa domanda”, ha concluso Sarkissian.

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