ESCLUSIVA – Il direttore dell’Aiea, Grossi, lancia l’allarme su Zaporizhzhia e sull’Iran

La situazione nell'impianto ucraino è “fragile e pericolosa”, mentre il programma nucleare di Teheran è “ambizioso, sofisticato e sviluppato”

La situazione alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, in Ucraina, è “fragile e pericolosa”, ed è fondamentale stabilire una zona di protezione attorno alla struttura. Con queste parole il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Mariano Grossi, ha descritto la situazione nell’impianto nucleare più grande d’Europa, in una intervista esclusiva con “Agenzia Nova” al termine della sua visita a Washington. Il viaggio nella capitale Usa è stato organizzato dopo che questo mese il diplomatico argentino ha partecipato ad una settimana di consultazioni con le autorità di Russia e Ucraina, di cui ha incontrato entrambi i presidenti, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. I colloqui, programmati a loro volta dopo che Grossi ha guidato una delegazione di esperti dell’Agenzia alla centrale, all’inizio di settembre, si sono incentrati sulla necessità di stabilire una zona di protezione attorno alla centrale, oggetto di frequenti bombardamenti che mettono a rischio la tenuta della corrente elettrica presso l’impianto. “Le interruzioni delle forniture esterne di energia elettrica e i bombardamenti sono molto frequenti, e ciò rappresenta un pericolo inaccettabile: in mancanza di corrente si rischia di interrompere il processo di raffreddamento del carburante, aumentando la possibilità di una fusione del nucleo dei reattori”, ha spiegato Grossi, aggiungendo che i bombardamenti sono così frequenti da richiedere costanti riparazioni.

È per questo motivo, ha continuato Grossi, che “ho chiesto di stabilire una zona di protezione attorno all’impianto, e siamo impegnati in un difficile processo negoziale per raggiungere questo obiettivo”. Tornando dal suo viaggio in Ucraina e in Russia, all’inizio di ottobre, il direttore generale ha scritto in un tweet che le parti si stavano “avvicinando” all’istituzione di una zona di sicurezza. Un messaggio che Grossi ha confermato nel corso dell’intervista a “Nova”, aggiungendo che “abbiamo fatto progressi, anche se le trattative sono ancora in corso e una decisione finale non è stata ancora presa”. Per dare delle tempistiche concrete, ha aggiunto, è ancora troppo presto. “In ogni caso, questa settimana ho parlato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e ho ribadito quanto questa situazione sia urgente”, ha continuato. Interpellato su un possibile coinvolgimento dei Caschi blu delle Nazioni Unite per presidiare la centrale, nel caso di una conclusione positiva dei negoziati e di un ritiro delle forze russe, Grossi ha detto che in questo momento è improbabile. “Per un coinvolgimento diretto delle Nazioni Unite servirebbe un passaggio al Consiglio di sicurezza, dove la Russia ha diritto di veto: allo stato attuale ritengo che sia improbabile e anche per questo ritengo che lo spazio che l’Aiea è riuscita a guadagnarsi sia veramente prezioso”, ha affermato.

All’inizio di settembre, Grossi ha guidato una delegazione di ispettori ed esperti dell’Agenzia alla centrale nucleare, per verificare la presenza di eventuali danni alla struttura dopo settimane di bombardamenti nell’area circostante. La centrale di Zaporizhzhia, con i suoi sei reattori, è la più grande d’Europa e fornisce energia elettrica non solo alle aree occupate dai russi delle regioni di Kherson, Zaporizhzhia e Donetsk, ma anche alle parti ancora in mano ucraina, oltre che alle regioni di Dnipro e Poltava. Si tratta di aree molto importanti per il sistema industriale e minerario ucraino. Una visita che ha subìto diversi rallentamenti proprio a causa degli scontri che sono proseguiti nel giorno in cui era previsto l’arrivo della delegazione. Diversi proiettili hanno anche colpito quello che avrebbe dovuto essere il luogo dell’incontro della missione nell’area dell’impianto, costringendo gli ispettori a fermarsi temporaneamente nel territorio sotto il controllo delle forze ucraine. “La tensione era molto alta in ogni momento, perché abbiamo dovuto attraversare quella che era a tutti gli effetti una zona di guerra: abbiamo sentito anche diversi spari, ma siamo comunque riusciti ad arrivare e a condurre la nostra revisione”, ha detto Grossi aggiungendo che tra i risultati più importanti va annoverata sicuramente la squadra di ispettori che rimarrà in via permanente nella centrale. “In questo modo saranno garantite informazioni attendibili e in tempo reale: un aspetto particolarmente importante in una situazione di guerra, quando le narrative rispondono ad una posizione politica”, ha spiegato.

Il direttore generale ha anche commentato la situazione in Iran, definendo il programma nucleare di Teheran “ambizioso, sofisticato e sviluppato”. Grossi ha precisato che in questo non ci sono segnali di un programma militare da parte delle autorità iraniane, sottolineando però le “tecnologie e le linee di ricerca e sviluppo molto avanzate” che hanno a disposizione. Nel rapporto trimestrale pubblicato a settembre l’Aiea ha indicato che l’Iran ha continuato ad accumulare uranio arricchito fino al 60 per cento, e che le scorte del Paese superano di oltre 19 volte il limite autorizzato dall’accordo nucleare firmato nel 2015. Secondo l’Agenzia Onu, le scorte di uranio arricchito fino al 60 per cento e sotto forma di esafluoruro di uranio, il gas che arricchisce le centrifughe, sarebbero aumentate da 12,5 chilogrammi a 55,6 chilogrammi dall’ultimo rapporto trimestrale pubblicato il 30 maggio. Percentuali di arricchimento dell’uranio simili, ha spiegato Grossi, sono vicine a quelle che sarebbero necessarie per portare avanti anche un programma militare. “Un sistema che consenta di effettuare le dovute ispezioni è molto importante, e l’accordo del 2015 includeva un meccanismo di questo tipo: nell’impossibilità di attuare quell’accordo, bisogna trovare in fretta un modello alternativo che permetta di fare i controlli necessari”, ha detto. Interpellato sui progressi nel negoziato per il ritorno al Piano globale d’azione congiunta (Jcpoa, l’intesa sul nucleare iraniano), il direttore generale ha detto che “si tratta di un processo in corso, che prenderà molto tempo e che non ha fatto i progressi sperati: detto questo, è molto importante che il dialogo continui a tutti i livelli”.

Grossi si è anche soffermato sugli aspetti positivi dell’energia nucleare. Lo sforzo globale per il contrasto al cambiamento climatico ha rinvigorito il dibattito sul nucleare di quarta generazione, presentato come una soluzione più sostenibile e meno costosa per favorire la transizione ecologica, rispetto ad altre fonti energetiche. “In questo momento, la metà dell’energia pulita in Europa arriva dal nucleare, e una situazione simile è riscontrabile negli Stati Uniti: anche molti Paesi che in passato sono stati contrari a questa forma di energia, come il Belgio, stanno tornando sui propri passi o comunque avviando nuove riflessioni su questo tema”, ha detto, aggiungendo che la rinnovata attenzione nei confronti del nucleare come fonte energetica pulita è un fenomeno globale. “Un altro esempio è rappresentato dall’Europa orientale, che negli anni ha fatto sempre più affidamento sul nucleare per ovvie ragioni di strategia, autonomia e indipendenza nei confronti della Russia: credo che sia un momento molto interessante per il settore, e che da parte nostra e dei singoli Paesi serva grande responsabilità”, ha affermato il direttore generale, facendo riferimento alla necessità di garantire un utilizzo dell’energia nucleare che avvenga in piena sicurezza. “Gli standard di sicurezza sono sempre più elevati, e sono ottimista su questa tendenza”, ha aggiunto.

Infine, Grossi ha fatto un passaggio sulla recente Conferenza generale dell’Aiea, tenutasi a Vienna dal 26 al 28 settembre con la presidenza affidata all’ambasciatore Alessandro Cortese, rappresentante permanente d’Italia presso le organizzazioni internazionali nella capitale austriaca. Il direttore generale, che ha anche preso la cittadinanza italiana, ha detto che alla Conferenza è stato raggiunto un accordo su tutti i punti essenziali. “Ovviamente, in tempo di guerra le discussioni e le polemiche non possono essere evitare, ma credo che il bilancio finale sia molto positivo”, ha detto Grossi aggiungendo che la presidenza italiana della Conferenza è stata “molto efficace”. L’ambasciatore Cortese, ha affermato Grossi, è “un diplomatico prestigioso e in gamba, con grande influenza a Vienna, e sono stato molto felice di averlo come presidente: sono ansioso di continuare a lavorare con lui”.

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