Energia, istruzione e lavoro al centro del dibattito tra i leader politici al Meeting di Rimini

Unico assente di primo piano il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte

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In attesa dei confronti televisivi a ridosso delle elezioni amministrative, il Meeting di Rimini è stata oggi l’occasione per un primo confronto fra alcuni dei leader dei principali partiti che si contenderanno il voto degli italiani il prossimo 25 settembre. Unico assente di primo piano il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. Tanti i temi affrontati, anche se sul palco della Meeting sono state risparmiate le stoccate più dure, forse in omaggio al tema dell’incontro: “Nella diversità, per il bene comune”. Unico filo di polemica il botta e risposta sul presidenzialismo fra il segretario del Partito democratico Enrico Letta e la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, con quest’ultima sostenitrice di una modifica costituzionale ed il primo ad assicurare che il suo partito farà di tutto per evitare che “il Paese scada” in questo sistema. Ma poiché il tema dell’incontro è stato il bene comune non si poteva non partire dall’energia, i cui prezzi ormai sono fuori controllo. Proprio su questo si è concentrata la prima parte del dibattito, con un focus specifico sulla richiesta di un tetto del prezzo del gas, sia a livello europeo che nazionale. Ad aprire le danze è stato Letta, che ha ribadito ciò che ripete da giorni: “I prezzi amministrati in Italia per 12 mesi sono una cosa che possiamo fare senza chiedere il permesso a nessuno” ma se non lo si vuole fare “diciamolo agli imprenditori”. Il riferimento, neanche troppo velato, è alla presidente di Fratelli d’Italia favorevole al tetto del prezzo del gas “a livello europeo”, meno a quello nazionale: “Sarei prudente”. Punta al contesto europeo anche il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha invitato tutte le forze politiche ad una “battaglia” a Bruxelles “per tutelare gli interessi degli italiani”.

Concorde Ettore Rosato, presidente di Italia viva, che ha parlato di “tema decisivo” da cui dipende “la sopravvivenza delle aziende e dunque della struttura economica del Paese”. Il segretario della Lega, Matteo Salvini ha invece spostato l’attenzione su un altro tema: “Va bene il tetto al prezzo dell’energia ma se vogliamo essere un Paese indipendente dal punto di vista energetico non possiamo essere l’unico al mondo a dire ‘no’ al nucleare pulito e di ultima generazione”. Maurizio Lupi, leader di Noi moderati, ha invece chiesto al governo Draghi “un provvedimento speciale per far vivere la spina dorsale del Paese”. Netto anche il ministro degli Esteri e leader di Impegno civico, Luigi Di Maio: “Dobbiamo vincere in Europa la battaglia per il tetto del gas” e dobbiamo farlo ora perché “non possiamo attendere il nuovo governo”. Il secondo giro di interventi, in rigoroso ordine alfabetico, è stato invece incentrato sul tema dell’istruzione, con i vari leader di partito che hanno snocciolato la propria ricetta. Se per il ministro Di Maio la priorità “è investire sulla formazione” dei giovani, il segretario Letta ha posto l’accento sulla necessità di adeguare i salari degli insegnati alla media europea, cosa “possibile” in cinque anni. Allo stesso modo è necessario “rendere obbligatorio l’asilo e allungare l’obbligo sino a 18 anni”. Su questo ultimo tema, però, la platea del Meeting non ha convenuto facendo sentire con qualche mugugno. Salvini, Tajani e Lupi hanno invece rivendicato nei loro interventi l’importanza della formazione tecnico-professionale e degli istituti partitari che, come spiegato, dal leader di Noi Moderati “non è istruzione privata ma paritaria, perché offre un servizio pubblico”. A spingersi oltre è stato però il leader della Lega che dal palco di Rimini ha proposto di eliminare il numero chiuso per la facoltà di medicina e di estendere alle scuole medie ed alle superiori la possibilità che “i libri di testo siano gratuiti o detraibili: ritengo sia un atto di civiltà di poco costo”.

Non è così secondo Ettore Rosato, che ha ammonito: “Se vogliamo investire sulla formazione dobbiamo mettere risorse” perché “le riforme a costo zero non esistono”. Secondo Giorgia Meloni, prima di parlare di riforme è però necessario partire da un concetto: “La scuola è diventata una macchina di diseguaglianza” in cui chi ha più possibilità ottiene una formazione migliore. Per combattere il fenomeno, fra le proposte, c’è quella di un “sistema serissimo di borse di studio” e la creazione “del liceo del made in Italy”. Non poteva mancare, in questo dibattito di fine agosto, un giro di proposte e idee sul tema del lavoro. Declinato in molte delle sue forme. Si parte dal reddito di cittadinanza su cui, in modi e proposte differenti, i leader politici si sono detti quantomeno favorevoli ad una revisione. Oltre sono andati Matteo Salvini, che ha chiesto di destinare le risorse di questo strumento per “rimpolpare l’assegno unico”; ed Ettore Rosato, che ha parlato di misura “profondamente sbagliata”. Anche per Giorgia Meloni, “assistenza e lavoro non possono stare sullo stesso piano”. Nel dibattito odierno è entrato anche il tema del salario minimo, su cui il segretario Letta si è detto favorevole, così come Luigi Di Maio che chiede di contrattarlo con le aziende. Secondo Ettore Rosato, invece, questo strumento “non risolve il vero problema, che è quello del lavoro nero”. “Se vogliamo affrontare seriamente la questione dei salari – ha poi scandito Giorgia Meloni – dobbiamo parlare del cuneo fiscale: dobbiamo abbassare la tassazione sul lavoro, che è l’unico modo per far salire gli stipendi”. Fra le proposte della Lega c’è invece quella di “detassare gli straordinari ed premi ai dipendenti ed ai collaboratori”, oltre alla flat tax, “da estendere al lavoro dipendente”. Per Antonio Tajani e Forza Italia serve poi una visione complessiva che parta dalla riduzione fiscale per chi decide di fare impresa: dobbiamo sostenere chi il lavoro lo crea”.

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