Energia, analista a “Nova”: “Israele può avere un ruolo strategico per diversificare fonti europee”

Lo ha dichiarato ad “Agenzia Nova” Gina Coen, consulente per il gas israeliana, commentando l’impatto della crisi ucraina sul mercato energetico e l’ipotesi di realizzare il gasdotto EastMed

Israele può svolgere un ruolo per consentire all’Europa di ricevere fonti affidabili di gas e aiutarla a diversificare le proprie fonti di energia. Lo ha dichiarato ad “Agenzia NovaGina Coen, consulente per il gas israeliana, commentando l’impatto della crisi ucraina sul mercato energetico e l’ipotesi di realizzare il gasdotto EastMed, che porterebbe il gas israeliano fino all’Italia, passando per Cipro e Grecia. Il progetto consiste in un tratto offshore di circa 1.350 chilometri tra Israele e la Grecia continentale, passando per Cipro e Creta, e un tratto onshore in Grecia di circa 550 chilometri, direttamente collegato al gasdotto Poseidon. “La capacità di trasporto è prevista intorno ai 10 miliardi di metri cubi l’anno, con la possibilità di consegnare volumi a Cipro e in Grecia, ed è potenzialmente espandibile fino a un massimo di 20 miliardi di metri cubi all’anno”, ha ricordato Coen, ammettendo che l’infrastruttura “non può sostituire e non è sufficiente a soddisfare la domanda dell’Italia e dell’Europa”, ma l’Europa “deve diversificare le proprie fonti”.

L’Italia, ha proseguito l’esperta israeliana, “dovrebbe essere un Paese che sostiene questo progetto in prima linea, ma non è stato così e sono rimasta sorpresa”. “Credo che sia un’opportunità per l’Europa e adesso i Paesi membri lo hanno capito”, ha puntualizzato Coen, ricordando che di recente l’Ue ha definito il progetto di “vitale interesse”. Il gasdotto Eastmed è “fattibile da un punto di vista economico e tecnico” e saranno necessari “circa quattro anni” per la sua realizzazione perché “il progetto è in una fase avanzata rispetto ad altri progetti in Qatar e Mozambico”. In merito al ritiro del sostegno degli Stati Uniti al progetto, annunciato il 2 gennaio scorso, Coen ha chiarito che non si trattava di sostegno economico, “che dovrebbe venire da imprese private europee o da Israele”. “Sicuramente il ritiro del sostegno degli Stati Uniti non è positivo, soprattutto perché avviene nel momento in cui sono in corso gli studi di fattibilità che dovrebbero concludersi alla fine di quest’anno. E’ strano, perché normalmente il sostegno si toglie o all’inizio degli studi o alla fine, non a metà”, ha affermato Coen.

L’esperta ha posto l’accento sul fatto che gli “Usa sono diventati un esportatore di gas, anche verso l’Europa”. Pertanto, “se non è utile per gli Usa, bisogna domandarsi se non lo sia neanche per altri”, ha aggiunto, ipotizzando che Washington “non avrebbe preso la stessa decisione il 2 marzo” rispetto a quella presa il 2 gennaio. Per Coen, “l’Italia e l’Europa dovrebbero dire agli Usa: ‘Noi siamo dipendenti dalla Russia, mentre voi siete autosufficienti dal punto di vista energetico, mentre noi no. Quindi aspettiamo la fine degli studi di fattibilità e vediamo cosa fare per diversificare le nostre fonti di energia”. Infine, l’analista ha evidenziato l’aspetto ambientale della potenziale costruzione del gasdotto EastMed. “I gasdotti producono meno emissioni rispetto all’Lng, quindi il gas trasportato con i gasdotti è più in linea con l’energia pulita”.

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