El Salvador: il governo distrugge le tombe dei criminali per cancellarli dalla memoria del Paese – video

La lotta alle bande criminali, con metodi spesso criticati per la loro durezza, è da tempo in cima all'agenda politica del presidente Bukele

Il presidente del Salvador, Nayib Bukele, ha ordinato la distruzione delle tombe recanti i simboli delle bande criminali di appartenenza dei defunti, un modo per cancellare l’immagine delle bande armate dalla memoria collettiva del Paese. “Distruggere le bande che erano così radicate nella società salvadoregna non è un lavoro facile. Di fatto si è sempre creduto fosse impossibile”, ha scritto Bukele in un messaggio pubblicato sul proprio profilo Twitter. “Per riuscirci occorre sviluppare molte azioni in contemporanea. Una di queste è distruggere i loro simboli, il loro senso di appartenenza, la loro memoria”, ha aggiunto il presidente a commento di un lungo video nel quale si vedono impiegati pubblici abbattere le lapidi con i simboli di alcune delle più note organizzazioni armate, a partire da quelli della “Mara Salvatrucha”. La lotta alle bande criminali, con metodi spesso criticati per la loro durezza, è da tempo in cima all’agenda politica di Bukele, che rivendica una riduzione drastica del numero di omicidi commessi durante il suo governo.


A fine ottobre, il Parlamento ha approvato altre due leggi per contrastare la criminalità organizzata: la prima è la riforma alla legge sulla criminalità organizzata, che garantisce riti processuali abbreviati agli inquisiti, nel caso confessino i loro reati e quelli dei loro eventuali complici. A questi viene anche garantita la possibilità di uno sconto di pena: fino a un quarto della sanzione minima, se così vuole il procuratore, o la pena integrale ma in penitenziari adeguati al reinserimento. La seconda legge obbliga le compagnie telefoniche a consegnare entro e non oltre 180 giorni le trascrizioni richieste dalla procura, così come dotarsi della tecnologia necessaria per poter rintracciare gli autori.

Il 14 settembre il parlamento di El Salvador ha approvato la sesta proroga consecutiva dello stato di eccezione per contrastare l’azione di bande criminali nel Paese. Il decreto è stato approvato per la prima volta lo scorso 27 marzo e ha ad oggi portato all’arresto di oltre 50 mila presunti “pandilleros”. Nel suo intervento il presidente dell’Assemblea, Ernesto Castro, ha definito “vigliacchi” le Ong e i partiti politici che accusano il governo di usare lo stato di eccezionale come misura permanente per combattere la criminalità. Il presidente Nayib Bukele, per parte sua, ha nuovamente rivendicato sui suoi canali social il netto calo degli omicidi nel Paese dall’entrata in vigore della misura. “Con questi risultati convincenti, è chiaro che i membri del Congresso di altri Paesi dovrebbero preoccuparsi dei problemi dei loro cittadini, invece di intromettersi dove non sono stati invitati. Proseguiamo”, ha scritto.

Lo stato di emergenza è stato usato per introdurre una corposa serie di modifiche all’ordinamento: le autorità hanno maggiori strumenti per inviare polizia ed esercito nelle zone “calde”, limitare i diritti di associazione e riunione, nonché intervenire nelle comunicazioni telefoniche, per posta elettronica o posta ordinaria senza l’autorizzazione della giustizia. Viene inoltre limitato il diritto degli imputati a conoscere le ragioni degli arresti e dell’obbligo alla presenza di un avvocato, consentendo ad inquirenti e agenti di prolungare il periodo di arresto amministrativo oltre le 72 ore previste per legge. Un pacchetto di misure che ha sollevato critiche da parte delle organizzazioni a difesa dei diritti umani. Una volta in carcere, poi, i detenuti possono essere sottoposti ad altre misure: imitazioni al tempo di libera uscita, al cibo, a un giaciglio congruo per la notte e alle comunicazioni con l’esterno.

In aggiunta il parlamento di El Salvador ha approvato una riforma del codice penale che prevede pene detentive fino a 45 anni di carcere per i capi delle gang armate. Il pacchetto di riforme prevede anche un aumento delle pene detentive fino a 10 anni di carcere per i maggiori di 12 anni e fino a 20 anni per i minori dai 16 ai 18 anni. La riforma destina inoltre 80 milioni di dollari ai ministeri della Difesa e della Sicurezza per l’acquisto di armi ed equipaggiamenti. Il parlamento di El Salvador ha approvato anche una legge speciale per accelerare la costruzione di centri penitenziari e una riforma del codice penale locale che permetterà di condannare i mezzi di comunicazione che rilanciano o trasmettono messaggi attribuiti o attribuibili alle bande criminali. La riforma, approvata direttamente in Aula e senza discussione, prevede pene di reclusione da dieci a 15 anni per coloro che riproducono o rilanciano messaggi delle bande, ma anche nei confronti di chi “elabora, partecipa all’elaborazione, produce testi, dipinti, disegni, graffiti o qualsiasi qualsiasi forma di espressione visiva che alluda alle differenti organizzazioni criminali”.

Si tratta del passaggio più spinto di una strategia di contrasto alla criminalità che l’esecutivo porta avanti con determinazione. Il presidente Nayib Bukele ha assicurato che il governo – grazie al Piano di controllo territoriale del 2019 -, sta per vincere la guerra lanciata contro le potenti bande criminali del Paese. “Stiamo per vincere la guerra contro le bande. Fino a pochi mesi fa molti salvadoregni, compreso me, ci chiedevamo se un giorno ci saremmo riusciti”, ha detto Bukele in un recente discorso alla nazione tenuto in Parlamento. “Non è stato facile e non è successo dalla notte alla mattina”, ha sottolineato il presidente tra gli applausi dell’Aula ampiamente dominata dalla maggioranza. Bukele ha ricostruito la genesi del “Piano”, elaborato prima ancora che divenisse presidente, e messo in pratica in “meno di tre settimane” dopo l’insediamento. Una strategia in varie fasi, due delle quali – aumento del personale di polizia, maggior controllo penitenziario e opportunità di lavoro nelle comunità -ha “permesso di ridurre il numero di omicidi in modo drastico”.

Il presidente Bukele ha difeso la sua strategia contro le gang armate anche dal palco dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. “Siamo passati dall’essere un Paese sconosciuto a molti e noto per le gang, i morti, le violenze e le guerre, ad essere un Paese noto per le sue spiagge, per il surf, per i suoi vulcani, per la sua libertà finanziaria, per il suo buon governo e per aver posto fine alla criminalità organizzata”, ha affermato il presidente salvadoregno nel suo intervento all’Assemblea generale. Bukele ha affermato che il suo paese è passato “in pochissimo tempo” dall’essere “letteralmente il paese più pericoloso del mondo” all’essere sulla strada per diventare il più sicuro delle Americhe. Rispondendo a chi lo accusa di violazioni nella sua politica contro le pandillas Bukele ha detto: “il vicino ricco non ha autorità” per dire “al vicino povero di tornare al passato”, aggiungendo che El Salvador ha già cercato di seguire gli ordini di altri paesi e “non è andata bene.”

Per l’ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, “le misure adottate durante lo stato di emergenza per combattere la violenza delle bande, insieme alle successive modifiche al diritto penale, aumentano il rischio di detenzione arbitraria e tortura dei detenuti”. Desta “preoccupazione” il possibile mancato rispetto delle garanzie del giusto processo nelle decine di migliaia di arresti sin qui eseguiti, nonché “gli almeno 21 decessi in custodia riportati da fonti ufficiali”, ha dichiarato l’alta commissaria nel corso della sua ultima relazione alla 50ma sessione del Consiglio diritti umani. Le morti sono quelle registrate da aprile in diversi penitenziari, accompagnate dalle denunce del personale delle strutture ospedaliere collegate ai penitenziari.

Secondo Amnesty International le autorità di El Salvador hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani durante lo stato di emergenza in vigore nel Paese, comprese migliaia di detenzioni arbitrarie e violazioni del giusto processo, nonché torture e maltrattamenti. “Con il pretesto di punire le bande, le autorità salvadoregne stanno commettendo diffuse e flagranti violazioni dei diritti umani, criminalizzando le persone che vivono in povertà”, ha affermato Erika Guevara-Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International. La Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) ha chiesto al governo di El Salvador di rispettare le garanzie giuridiche e il giusto processo nel quadro degli arresti eseguiti durante lo stato di emergenza. Le organizzazioni per i diritti umani e la stampa, si legge in un comunicato, hanno denunciato che molti degli arresti sono stati effettuati illegalmente, arbitrariamente e in modo violento, presumendo l’appartenenza a gruppi criminali in base a elementi come l’aspetto fisico, l’età o l’area di residenza. La Cidh riporta inoltre le denunce secondo cui la sospensione di alcune garanzie giudiziarie ha impedito di conoscere i motivi dell’arresto, nonché l’accesso all’assistenza legale e al contatto con i propri familiari.

L’Organizzazione non governativa Human rights Watch (Hrw), in un rapporto diffuso il 2 maggio, ha denunciato che le autorità di El Salvador hanno commesso seri abusi dei diritti umani dall’introduzione dello stato di emergenza. “Durante i primi 30 giorni dello stato di emergenza abbiamo assistito ad arresti arbitrari di persone innocenti e morti preoccupanti in custodia”, ha affermato Tamara Taraciuk Broner, direttrice ad interim per le Americhe presso Hrw. “Invece di proteggere i salvadoregni dalla violenza delle bande, le forze di sicurezza stanno abusando dei poteri eccessivamente ampi concessi loro dagli alleati del presidente Bukele nell’Assemblea legislativa”.

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