Egitto, il presidente della commissione Bilancio: “La liberalizzazione della sterlina non è fattibile”

Lo ha dichiarato ad “Agenzia Nova” il presidente della commissione per la Pianificazione e il Bilancio della Camera dei rappresentanti dell’Egitto, Fakhry el Feki, commentando la situazione economica del Paese delle piramidi

egitto

La completa liberalizzazione del tasso di cambio della sterlina egiziana come richiesto dal Fondo monetario internazionale (Fmi) non è “fattibile” perché “non stimolerà” a sufficienza le esportazioni a causa della debole flessibilità del sistema produttivo egiziano, accelerando invece i tassi d’inflazione “con effetti sociali di cui il Paese non ha bisogno”. Lo ha dichiarato ad “Agenzia Nova” il presidente della commissione per la Pianificazione e il Bilancio della Camera dei rappresentanti dell’Egitto, Fakhry el Feki, commentando la situazione economica del Paese delle piramidi e la necessità di trovare risorse per colmare il proprio deficit finanziario e onorare il debito estero contratto con Paesi e istituzioni internazionali.

L’Egitto, primo importatore di grano al mondo, è uno dei Paesi che più hanno patito le conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina. Lo scorso primo agosto la sterlina egiziana ha segnato un tonfo storico rispetto al dollaro con scambi sul mercato offshore che hanno visto la divisa egiziana scambiata a 19,01 per un biglietto verde, segnando un calo del valore del 22 per cento rispetto allo scorso marzo, quando un dollaro veniva scambiato con 15,6 sterline egiziane. Il calo è stato il più grave dal dicembre 2016, quando il governo avviò la parziale liberalizzazione del tasso di cambio. Quasi un terzo della popolazione dell’Egitto, il Paese arabo più popoloso, circa 104 milioni di abitanti secondo le stime più recenti, vive al di sotto della soglia di povertà e deve affrontare un’inflazione galoppante, che a giugno ha raggiunto il 15 per cento.

Nell’intervista, El Feki sottolinea che il Fondo monetario internazionale ha posto all’Egitto una serie di condizioni per concedere i finanziamenti necessari tra cui una riforma del sistema dei sussidi che dovrebbero essere destinati solo ai gruppi più bisognosi, un tasso di cambio più flessibile, la definizione di un calendario per l’attuazione di un programma per la quotazione di attività detenute dallo Stato in borsa. “Siamo d’accordo sulla riforma del sistema dei sussidi per servire solo i più poveri, ma la completa liberalizzazione del tasso di cambio della sterlina non è fattibile, soprattutto perché il calo della valuta non stimolerà le esportazioni di merci nel modo desiderato a causa della debole flessibilità del sistema produttivo in Egitto, ma porterà ad una accelerazione dei tassi d’inflazione, che può causare effetti sociali di cui non abbiamo bisogno”, afferma il deputato che in passato è stato anche consigliere dell’Fmi.

Secondo El Feki, il Paese delle piramidi necessita di almeno 33 miliardi di dollari per trovare un equilibrio tra le poche risorse interne e le sue ambiziose politiche di investimento necessarie per raggiungere un tasso di crescita reale di almeno il 5 per cento e far fronte al costante aumento della popolazione. Per il deputato “questo deficit di finanziamento riflette il disavanzo totale delle partite correnti nella bilancia dei pagamenti, nonché il pagamento delle rate del debito estero nell’anno in corso”. Secondo il presidente della commissione Pianificazione e Bilancio vi è un disavanzo delle partite correnti di circa 18 miliardi di dollari mentre le rate sul debito in scadenza nell’attuale anno fiscale (iniziato lo scorso primo luglio) si aggirano intorno a 15 miliardi di dollari. “Il governo dovrebbe mirare ad attirare investimenti diretti dai Paesi arabi e al di fuori della regione quest’anno per un valore di circa 15 miliardi di dollari”, afferma il deputato, secondo cui tra le modalità vi sarebbero la quotazione in borsa di attività statali e investimenti stranieri in nuovi progetti di sviluppo. “Penso che il governo potrebbe attrarre almeno 10 miliardi di dollari”, osserva El Feki.

Il presidente della commissione Pianificazione e Bilancio sostiene che l’Egitto potrebbe ottenere dai negoziati con l’Fmi un prestito limitato pari a circa 8 miliardi di dollari per finanziare il suo programma nazionale di riforma economica e adeguamento strutturale tramite due programmi di finanziamento il Meccanismo di finanziamento esteso (Extended Fund Facility, Eff) e trust per la resilienza e la sostenibilità (Resilience and Sustainability Trust). Istituito nel 2021, l’Eff prevede un impegno più lungo del programma rispetto ad altre forme di finanziamento con l’obiettivo di aiutare i Paesi ad attuare riforme strutturali a medio termine, e un periodo di rimborso più lungo. Il trust per la resilienza e la sostenibilità è stato istituito nel 2022 per aiutare i Paesi a costruire la resilienza agli shock esterni e garantire una crescita sostenibile, contribuendo alla stabilità della bilancia dei pagamenti a lungo termine. L’Egitto sta guardando inoltre ai Paesi europei per ottenere l’appoggio necessario in sede di negoziati con l’Fmi. Lo scorso luglio il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha dichiarato in una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Olaf Scholz a Berlino: “Chiediamo ai nostri amici in Europa di trasmettere un messaggio al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale che il nostro Paese non può applicare gli standard richiesti durante questa crisi”. El Feki prevede che il governo farà ricorso a partner come la Banca mondiale, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca africana di sviluppo e i fondi arabi per ottenere il resto dei finanziamenti.

Secondo la Banca mondiale, il debito estero totale dell’Egitto ha raggiunto i 158 miliardi di dollari alla fine dello scorso marzo. Entro marzo 2023, l’Egitto dovrà pagare circa 33 miliardi di dollari tra rate del debito e interessi ai vari creditori stranieri pari al totale delle riserve in valuta detenute dalla Banca centrale. In base a quanto riferito da fonti bancarie ad “Agenzia Nova”, gli Stati del Golfo arabo intendono concedere più tempo all’Egitto per ripagare i propri debiti in scadenza. Lo scorso maggio, il primo ministro egiziano Mostafa Madbouly ha annunciato che l’Egitto aveva proposto ai Paesi del Golfo che hanno depositi presso la Banca centrale egiziana di posticipare la restituzione dei fondi dirottandoli in nuovi progetti di investimento alla luce della crisi economica che sta attraversando. La Banca centrale ha ricevuto fondi in valuta estera dai Paesi del Golfo per circa 15 miliardi di dollari: 5,7 miliardi di dollari erogati dagli Emirati Arabi Uniti; 5,3 miliardi dall’Arabia Saudita e 4 miliardi di dollari dal Kuwait. Finora Il Cairo avrebbe onorato il prestito con il Kuwait e restituito circa 1,5 miliardi di dollari agli Emirati.

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