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Egitto: elezioni presidenziali da domenica, verso la riconferma di Al Sisi e misure di austerità

Roma
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Circa 65 milioni di egiziani a partire da domenica 10 dicembre al 12 dicembre voteranno per le elezioni presidenziali. In corsa ci sono quattro candidati: l’attuale capo dello Stato, Abdel Fattah al Sisi, che nel caso di vittoria resterebbe al potere fino al 2023; Abdel Sanad Yamama, leader del partito Al Wafd, la formazione politica libera più antica del Paese; Farid Zahran, presidente del partito socialdemocratico; Hazem Omar, capo del partito popolare repubblicano.


In anticipo rispetto alla naturale scadenza del mandato presidenziale, nei mesi scorsi Al Sisi ha annunciato il voto anticipato che con ogni probabilità vedrà la sua riconferma e un periodo di austerità economico per l’Egitto e i suoi oltre 105 milioni di abitanti. “Agenzia Nova” ne ha parlato con Roberta La Fortezza, analista geopolitica esperta di Medio Oriente e mondo arabo. La decisione di anticipare il voto “è stata probabilmente presa dall’attuale leadership del Paese in ragione dell’esigenza di implementare, nel più breve tempo possibile, nuove misure di austerità, assicurando però prima, al presidente Al Sisi, un terzo mandato”, ha spiegato La Fortezza. Per l’esperta “non vi sono infatti, al momento, particolari dubbi sulla rielezione di Al Sisi”. Tuttavia la necessità di attuare riforme economiche hanno spinto l’attuale leadership ad assicurarsi la guida del Paese prima di ricorrere a misure di austerità.

Al riguardo, La Fortezza ha affermato: “Politiche economiche restrittive, incidendo sull’economia reale e dunque sulla gestione quotidiana delle spese e della vita dei cittadini, avrebbero potuto provocare conseguenze negative sulla stabilità sociale, potendo generare crescente malcontento e dunque un aumento della contestazione sociale; tutte dinamiche, queste, che avrebbero potuto impattare negativamente anche sull’espressione del voto”. “Inoltre, la conferma ai seggi, con una percentuale di consensi che può fin da ora ipotizzarsi particolarmente alta, significherà per Al Sisi rafforzare la propria legittimità e, dunque, avere più solide giustificazioni per eventuali politiche restrittive e finanche per eventuali campagne di repressione del dissenso”.

I risultati del primo turno delle elezioni presidenziali in Egitto dovrebbero arrivare entro il 23 dicembre, mentre, in caso di ballottaggio, si tornerebbe a votare entro il 16 gennaio 2024. Gli egiziani all’estero hanno già votato dall’1 al 3 dicembre scorsi, presso le 121 sedi di ambasciate e consolati d’Egitto. Quel che appare certo è l’avvio di misure volte a sostenere l’economia, provata prima dalla pandemia di Covid-19 e poi dalla guerra in Ucraina e più di recente dal rinnovato conflitto tra Gaza e Israele. “Con ogni probabilità, dopo le elezioni presidenziali, l’Egitto procederà con una nuova svalutazione della sua valuta, la quarta dal marzo 2022, e con un ulteriore aumento dei tassi di interesse”, ha affermato La Fortezza nell’intervista a “Nova”.

Tra le condizioni previste dall’accordo negoziato con il Fondo monetario internazionale (Fmi) a ottobre del 2022 per un prestito da 3 miliardi di dollari in 46 mesi nell’ambito dell’Extended Fund Facility (Eff), vi era anche la necessità di operare un passaggio a un regime di tassi flessibile, ponendo fine al meccanismo di mantenimento forzato del livello di cambio desiderato per il tramite di un drenaggio delle riserve in valuta estera. Al riguardo, l’esperta ha detto: “Dopo aver adottato per un certo periodo un regime a cambi flessibili, proprio per favorire i negoziati con l’Fmi, da marzo del 2022 la Banca Centrale egiziana è tornata a seguire un regime di cambio pressoché fisso”.

L’economia e i rapporti con l’Fmi segneranno le scelte della prossima leadership egiziana. “Proprio quello dei rapporti con l’Fmi sarà un dossier centrale per la prossima presidenza egiziana. Come confermato dall’amministratore delegato del Fmi, Kristalina Georgieva, l’istituzione finanziaria internazionale potrebbe decidere di aumentare la linea di credito Eff fornita all’Egitto, portando il prestito da 3 a 5 miliardi di dollari, in ragione dell’impatto della guerra nella vicina Striscia di Gaza”, ha ricordato La Fortezza. Secondo quanto dichiarato dai vertici dell’Fmi, infatti, la guerra in corso tra Israele e Hamas rischia di avere conseguenze sui Paesi della regione, e in particolare sull’Egitto, attraverso una ulteriore perdita delle entrate derivanti dal turismo e per il tramite di un aumento dei costi energetici. A tal proposito, l’analista geopolitica La Fortezza ha affermato: “L’ipotesi paventata di un aumento del credito all’Egitto da parte dell’Fmi appare in forte contraddizione con la linea seguita prima della crisi di Gaza dalla stessa istituzione finanziaria: a marzo l’Fmi, alla sua prima revisione del programma, aveva infatti sospeso l’erogazione della seconda tranche del prestito, proprio in ragione della scelta della Banca centrale egiziana di mantenere un tasso di cambio pressoché fisso, oltre che in ragione di una generale scarsa implementazione delle riforme pattuite”.

Nell’intervista a “Nova”, l’esperta di questioni geopolitiche nel Medio Oriente ha chiarito che “le nuove posizioni dell’Fmi e la possibilità che aumenti la linea di credito all’Egitto si spiegano con l’esigenza di assicurare maggiore stabilità a un Paese che è considerato troppo importante nelle dinamiche regionali per poter essere lasciato fallire. Questa visione è stata indubbiamente rafforzata dal ruolo che Il Cairo sta avendo nelle vicende legate alla Striscia di Gaza, soprattutto per il passaggio degli aiuti umanitari e per i corridoi umanitari”. “Proprio questa ritrovata centralità del ruolo politico dell’Egitto darà, probabilmente, maggiore sostegno alle posizioni del Paese in sede di ulteriori negoziati con l’Fmi, favorendo una maggiore propensione della comunità internazionale a intervenire a favore delle finanze egiziane, anche allargando i termini dell’accordo del 2022, proprio per evitare qualsiasi importante ulteriore scompenso alle finanze del Paese”, ha aggiunto La Fortezza.

A sostegno dell’Egitto non si è mosso soltanto l’Fmi, ma anche l’Unione Europea. “La recente visita di visita del presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al Cairo, si inserisce in un quadro in cui la stessa Ue intende sostenere lo sviluppo economico dell’Egitto, mitigando l’impatto dell’attuale crisi Israele-Hamas”, ha affermato La Fortezza. Secondo diverse fonti – ha proseguito l’esperta, “l’Ue dovrebbe proporre un piano di investimenti con l’immissione di 9 miliardi di euro nel paese a favore di settori come le iniziative digitali, l’energia, l’agricoltura e i trasporti”. Infine, “alla luce dell’instabilità regionale derivante dal conflitto Israele-Hamas in corso, anche gli Stati del Golfo starebbero valutando di rafforzare le proprie politiche di sostegno all’economia egiziana. Se negli ultimi anni gli attori del Golfo sono stati meno generosi nei confronti de Il Cairo, la crisi di Gaza potrebbe spingere anche le Monarchie del Golfo a riprendere un più vigoroso programma di aiuti soprattutto per il tramite di nuovi depositi in contanti presso la Banca centrale egiziana e ulteriori operazioni a sostegno della valuta egiziana in caso di future svalutazioni”, ha concluso La Fortezza.

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