Ecuador: altri scontri nel carcere di Guayaquil, muoiono tre detenuti

Guayaquil

Almeno tre persone sono morte al termine di uno scontro a fuoco tra bande rivali all’interno del carcere El Litoral, in Ecuador. Si tratta del penitenziario situato nella città occidentale di Guayaquil, dove a fine settembre gli scontri si erano chiusi con la morte di 120 detenuti. La sparatoria, ha riferito l’autorità carceraria, si è registrata a seguito di una perquisizione effettuata dalla Polizia per requisire armi in possesso dei detenuti: due pistole, oltre cento munizioni, tre caricatori e tredici coltelli. Gli scontri – che hanno causato anche tre feriti, tra cui un agente ora in condizioni gravi – hanno opposto i detenuti conosciuti con il nome di Las Aguilas al gruppo ChoneKillers, secondo quanto riporta il quotidiano “El Universo”. Solo tre giorni fa, dall’interno del carcere si erano registrate detonazioni che avevano spinto le autorità a rafforzare ulteriormente il controllo del perimetro. Al momento El Litoral è presidiato da blindati dell’esercito mentre lo spazio aereo è controllato da elicotteri e droni della Polizia. Nelle ultime due settimane, le autorità sono intervenute per isolare almeno undici detenuti, coinvolti in nuove tensioni tra bande interne al carcere.

Il carcere di Guayaquil continua così ad essere teatro di allarmanti fatti di cronaca. A fine ottobre le autorità riportavano la morte di sette detenuti per impiccagione. I corpi senza vita sono stati rinvenuti nella zona dedicata alle visite private, dinamica analoga a quella di altre quattro vittime trovate e metà settembre. L’episodio più grave rimane quello costato la vita a 120 persone, e 79 feriti. Secondo la procura le violenze, scoppiate martedì 28 settembre, sono da ricondurre a una lotta tra bande per “ostentare il potere” all’interno del carcere e alla decisione delle autorità di trasferire alcuni capi banda in altri centri penitenziari del Paese. Due giorni dopo il via alle violenze circa 900 agenti hanno fatto irruzione nel carcere, situato nel nord-est della città, sequestrando armi, esplosivi, cellulari e altri oggetti. Gli agenti hanno anche rafforzato la presenza esterna alla struttura con alcuni blindati. Molte delle vittime sono state decapitate, smembrate o incenerite, riferiscono i media, senza tuttavia specificare il loro numero. Il presidente aveva reagito proclamando uno stato di emergenza nelle carceri per 60 giorni.

L’allarme criminalità, anche fuori dalle mura carcerarie, spingeva il presidente Lasso a proclamare, a metà ottobre, lo stato di emergenza nazionale. La misura permette di impegnare le Forze armate in operazioni di controllo delle armi, ispezioni, sequestro di droghe e pattugliamento per 24 ore al giorno, in affiancamento alla polizia nazionale. “Nelle strade c’è solo un nemico: il traffico di stupefacenti”, ha detto Lasso annunciando anche la creazione – tramite un’apposita legge in arrivo al Parlamento – della Unità di difesa legale della forza pubblica, unità che si dedicherà “esclusivamente alla protezione di tutti i membri delle Forze armate e della Polizia nazionale che vengano denunciati semplicemente per aver compiuto il loro dovere”. In questo modo, “nessun membro delle forze dell’ordine dovrà indebitarsi per difendersi”, ha aggiunto il presidente.

La legge “deve mettere in difficoltà il delinquente, non più la polizia. I nostri giudici devono garantire la pace e l’ordine, non l’impunità al crimine”, ha sottolineato Lasso presentando ai media nazionali il pacchetto di misure. Il provvedimento prevede anche l’indulto per gli agenti che “siano stati condannati ingiustamente per aver fatto il loro dovere”. Il presidente ha insistito sull’incidenza del consumo di droghe nel quadro criminale. “Quando cresce il narcotraffico aumentano anche gli omicidi, i furti delle auto e nelle case. Oltre il 70 per cento delle morti violente in Guayas è collegato al traffico di droga”, ha detto Lasso parlando della popolosa provincia che, sdraiata sul Pacifico, funge da corridoio per il commercio di droghe. Il presidente ha messo poi l’accento sulla mancanza di opportunità come motivo di avvicinamento alle droghe, annunciando la creazione di un comitato inter istituzionale per prevenire il consumo e cercare la riabilitazione.

Nei primi otto mesi del 2021, riporta il quotidiano “Primicias”, si sono registrati 1.007 omicidi con arma da fuoco, un incremento del 119 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’aumento dei casi appare sensibile se paragonato al lento crescere degli anni precedenti: 301 omicidi con arma da fuoco nello stesso periodo del 2018, 413 nel 2019 e 459 nel 2020. Si tratta inoltre della cifra più alta dell’ultimo decennio, più degli 845 morti con arma da fuoco nel 2012. Gli omicidi con pistole e fucili sono stati sin qui il 71 per cento delle 1.427 morti violente contate in tutto il Paese.

L’aumento degli omicidi, sottolinea la testata, è direttamente legato a un mutamento del ruolo dell’Ecuador nel mercato continentale delle droghe. Da semplice Paese di transito, punto di snodo tra Perù e Colombia nonché trampolino marittimo verso Messico e America centrale, l’Ecuador si è via via trasformato in hub per grandi quantità di merce, mentre aumentano le operazioni di pulizia che portano a smantellare laboratori per la sintesi delle sostanze. Dinamiche che incentivano le guerre tra le nuove organizzazioni che si fanno largo in un panorama sbloccato dall’erosione del potere dei grandi cartelli di Messico e Colombia. Le 5.514 armi da fuoco illegali sequestrate nei primi mesi del 2021 sono per le autorità la prova indiretta dell’aumento di conflittualità tra bande ala ricerca di maggiori spazi di mercato.

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