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Domenica le elezioni parlamentari in Finlandia, la premier Marin cerca la riconferma

L'esito delle elezioni - che si svolgono a pochi giorni dal completamento del percorso di ratifica parlamentare che porterà all'adesione alla Nato - è piuttosto incerto, dal momento che tre partiti si trovano quasi allo stesso livello nei sondaggi

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Domenica 2 aprile i cittadini della Finlandia sono chiamati al voto per rinnovare i 200 seggi dell’Eduskunta, il Parlamento nazionale di Helsinki. L’esito delle elezioni – che si svolgono a pochi giorni dal completamento del percorso di ratifica parlamentare che porterà all’adesione alla Nato – è piuttosto incerto, dal momento che tre partiti si trovano quasi allo stesso livello nei sondaggi. Si tratta del Partito socialdemocratico (Sdp) guidato dalla premier uscente Sanna Marin, il Partito di coalizione nazionale (Kok) e i Veri finlandesi (Sp), i cui consensi si attestano tra il 20 e il 19 per cento. Staccate sono tre delle formazioni che costituiscono l’attuale coalizione di governo guidata da Marin, vale a dire il Partito di centro (Kesk), fermo intorno all’11 per cento, la Lega verde (Vihr) e l’Alleanza di sinistra (Vas), entrambe vicine all’8 per cento. L’unica certezza relativa al risultato delle urne è che sarà necessaria la formazione di una coalizione tra più partiti, considerando che in Finlandia vige un sistema di rappresentanza proporzionale e che difficilmente basterà un’alleanza tra due sole forze politiche per costituire una maggioranza parlamentare.


Una delle ipotesi percorribili è quella di una ripetizione della coalizione uscente, composta da socialdemocratici, centristi, verdi, sinistra e il Partito popolare svedese di Finlandia (Sfp), che rappresenta la minoranza del Paese vicino. I numeri dei sondaggi sembrano indicare la possibile riuscita di questo scenario, per quanto con una maggioranza piuttosto risicata. Decisamente più solida sarebbe una coalizione di larghe intese, coinvolgendo l’Sdp e Kok, formazione liberal-conservatrice attualmente alla guida dell’opposizione. In questo caso andrebbe probabilmente “sacrificata” la premier uscente Marin, la cui popolarità dentro e fuori la Finlandia non è in discussione, seppur i socialdemocratici abbiano perso consensi. Dopo i video emersi questa estate che mettevano in discussione lo stile di vita della 37enne premier, le critiche dei partiti di opposizione sono state incentrate sull’impennata del debito pubblico e dei prezzi dell’energia.

Quando Marin ha assunto la guida dell’esecutivo a fine 2019, l’indebitamento dello Stato finlandese era pari al 65 per cento del Pil; alla fine del terzo trimestre del 2022, tale valore era salito al 71 per cento, complici ovviamente la pandemia di Covid-19 e gli effetti della guerra in Ucraina. In un Paese tradizionalmente attento alla politica fiscale, tanto da essere annoverato nel gruppo dei cosiddetti “frugali” negli ultimi anni, si tratta di un dato allarmante, che ha costituito uno dei punti dirimenti della campagna elettorale. Marin ha rilanciato alle accuse proponendo maggiori investimenti nell’istruzione e nella sanità pubblica, giudicandoli propedeutici per assicurare la crescita economica del Paese. Il leader del Kok Petteri Orpo e quello dei Veri finlandesi, Riikka Purra, hanno invece invocato un ritorno all’austerità fiscale.

Il voto del 2 aprile arriva nella settimana in cui la Finlandia dovrebbe ottenere la tanto agognata approvazione da tutti i 30 Stati membri della Nato per la domanda di adesione presentata lo scorso anno. Il risultato delle urne difficilmente potrà incrinare la volontà nazionale di continuare a sostenere l’Ucraina nella lotta contro la Russia, ma potrebbe modificare gli equilibri delle alleanze di Helsinki. a livello regionale, in caso di trionfo dei partiti conservatori ed euroscettici, come i Veri finlandesi. I seggi apriranno alle 6:00 del mattino e si chiuderanno alle 17:00, orario a partire dal quale verranno conteggiati anche i voti anticipati.

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