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Dall’Ucraina al Pacifico, il Giappone torna al centro degli equilibri internazionali

La minaccia dei programmi balistico e nucleare nordcoreani, l'allineamento di Russia e Cina e lo scottante dossier Taiwan hanno fornito al governo Kishida l'opportunità per realizzare la "normalizzazione" del Paese

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Il Giappone, potenza economica confinata per decenni entro i limiti autoimposti della diplomazia economica e del pacifismo eredità della disfatta subita al termine della Seconda guerra mondiale, sta rapidamente assumendo un inedito ruolo di centralità nel turbolento “nuovo ordine” delineato da molteplici crisi globali: dalla pandemia al conflitto in Ucraina, col filo conduttore del serrato confronto strategico tra Stati Uniti e Cina. La minaccia sempre più concreta dei programmi balistico e nucleare nordcoreani, l’allineamento di Russia e Cina, accelerato dalle dinamiche del conflitto in Ucraina, e lo scottante dossier Taiwan hanno fornito al governo del primo ministro Fumio Kishida l’opportunità per realizzare la “normalizzazione” del Paese, impostata e perseguita per decenni con alterne fortune dall’ex premier Shinzo Abe, in un contesto di equilibri e relazioni globali che nel frattempo è completamente mutato. La visita a sorpresa di Kishida a Kiev, nella giornata di ieri, conferma come il Giappone si sia risolto ad esercitare appieno il peso specifico che gli deriva dallo status di terza potenza mondiale, per la prima volta dalla sciagurata parentesi storica dell’imperialismo nipponico.

La visione di un “Indo-Pacifico libero e aperto” promossa dall’ex premier Abe nel 2016, e posta dagli Usa al centro della loro politica regionale di contenimento della Cina, è stata il primo passo del processo attualmente in atto, e ha portato in eredità al Giappone l’ingresso nel dialogo di sicurezza Quad, e l’accelerazione della cooperazione di sicurezza con India e Australia. Questi presupposti hanno reso possibile il superamento del pacifismo costituzionale, compiuto alla fine dello scorso anno, con la radicale revisione delle linee guida di sicurezza nazionale giapponesi. Proprio lo scorso anno, Tokyo ha avviato l’interlocuzione a livello di leader con la Nato, mutuando dall’alleanza gli obiettivi di spesa per la difesa: per affrontare le minacce che vanno dalla Penisola coreana a Taiwan, Tokyo ha infatti intrapreso un processo di riarmo senza precedenti. Da Paese del tutto privo di mezzi di proiezione della forza, il Giappone punta a diventare entro pochi anni una potenza missilistica di primo piano: è di questo mese la notizia che Tokyo collaborerà allo sviluppo di missili ipersonici con gli Stati Uniti, aiutando gli Usa a colmare un grave ritardo in termini di capacità militari accumulato nei confronti di Russia e Cina. Il superamento del pacifismo ha dunque aperto al Giappone nuove possibilità di cooperazione, come dimostra il programma Global Combat Air Programme (Gcap) per lo sviluppo di un aereo da combattimento di sesta generazione con Italia e Regno Unito, oggetto della recente visita a Toyko del ministro della Difesa Guido Crosetto.

La scorsa settimana ha visitato Tokyo anche il presidente della Corea del Sud, Yoon Suk-yeol: la visita – la prima di un capo di Stato coreano nel Paese da 12 anni a questa parte – ha gettato le basi per il ripristino delle relazioni tra i due vicini asiatici, compromesse per decenni da aspre controversie storiche. Seul e Tokyo, principali alleati degli Stati Uniti nella regione asiatica, puntano ora a impostare relazioni “orientate al futuro” per affrontare le sfide di sicurezza comuni, e sfruttare le sinergie in campo economico. Il Giappone può anche contare sul suo status di potenza tecnologica per ritagliarsi un ruolo di protagonista nel contesto del “disaccoppiamento” accelerato dalla pandemia di Covid-19 e dalla corsa al primato tecnologico tra Stati Uniti e Cina. Lo scoppio della “bubble economy” alla fine degli anni Novanta, le dinamiche della globalizzazione e l’ascesa economica cinese hanno privato il Giappone della leadership in industrie di cui era stato precursore, come quella dei semiconduttori; il Paese mantiene però settori di eccellenza cruciali per gli Stati Uniti e i loro alleati, come la fabbricazione di macchinari per la produzione di microchip e un know-how di primissimo livello nell’ambito dei materiali compositi.

Il Giappone si sta dunque muovendo per superare al più presto l’handicap del suo “soft power”, che per decenni ha limitato la sua influenza globale alla sola dimensione economica: il governo ha già gettato le basi per la concessione di assistenza alla sicurezza a Paesi amici come le Filippine, così da sostenere l’alleato statunitense nel consolidamento dello status quo nell’Indo-Pacifico, e potenzialmente anche in altri teatri, come quello africano. Tokyo punta anche a liberarsi dei vincoli all’esportazione di armamenti, che hanno limitato sino ad ora anche l’assistenza fornita da Tokyo all’Ucraina, nei 13 mesi intercorsi dall’invasione di quel Paese da parte della Russia. Per consolidare la ritrovata centralità del Paese a livello internazionale, il primo ministro Kishida sta sfruttando appieno anche la presidenza di turno del G7: negli ultimi mesi la presidenza giapponese del Gruppo ha infatti agito con convinzione per rafforzare l’isolamento della Russia sul piano internazionale, facendo leva soprattutto sull’India, dove il premier giapponese si è recato in visita all’inizio di questa settimana. Kishida è deciso inoltre a far progredire la causa della non proliferazione, da cui la decisione di tenere il vertice del G7 in programma il prossimo maggio nella città di Hiroshima, il cui nome è indissolubilmente legato al bombardamento atomico che pose fine alla Seconda guerra mondiale.

Uno dei tratti distintivi del nuovo corso della politica estera giapponese è la determinazione a far leva sulle capacità finanziarie di cui dispone la terza potenza mondiale: durante la visita a Nuova Delhi, all’inizio di questa settimana, Kishida ha annunciato che il Giappone investirà 75 miliardi di dollari nell’Indo-Pacifico da qui al 2030, per contrastare la crescente influenza della Cina nella regione. Il piano delineato da Kishida prevede quattro “pilastri”: il mantenimento della pace, la cooperazione tra i Paesi della regione su nuove questioni globali, la promozione della connettività attraverso varie piattaforme e la sicurezza dei cieli e dei mari. Kishida ha invitato il primo ministro indiano Narendra Modi a prendere parte al vertice del G7 in programma in Giappone il prossimo maggio, riconoscendo di fatto a Nuova Delhi lo status di portavoce del “Sud Globale”. In cambio, Kishida punta ad ottenere un progressivo distanziamento dell’India dalla Russia, che nell’ultimo anno di conflitto ha potuto contare proprio sulle relazioni con Pechino e Nuova Delhi per resistere alle durissime pressioni sanzionatorie dell’Occidente.

Con la sua visita a sorpresa in Ucraina, nella giornata di ieri, il premier di Tokyo ha idealmente presentato il Giappone come contraltare della Cina di Xi Jinping, che proprio ieri si trovava in visita ufficiale in Russia per ribadire l’asse tra Mosca e Pechino e proporsi come mediatore di una soluzione diplomatica al conflitto in Europa Orientale. A Kiev Kishida ha promesso altri 30 milioni di dollari di aiuti non letali attraverso la Nato, e ben 470 milioni di dollari per la ricostruzione dell’infrastruttura energetica dell’Ucraina, distrutta dagli attacchi missilistici russi. Il primo ministro ha firmato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky una dichiarazione congiunta su uno speciale partenariato globale tra i due Paesi. “Questo documento riflette i nostri valori, che difendiamo insieme, e le nostre aspirazioni, che devono ancora essere realizzate. Abbiamo realizzato le relazioni più significative in oltre 30 anni, ma questa è solo la base per ciò che possiamo ottenere in futuro”, ha detto Zelensky. Il presidente si è detto convinto che il partenariato tra Ucraina e Giappone rafforzerà la sicurezza globale e avvicinerà “il momento in cui potremo finalmente riportare la pace e garantire stabilità alla vita degli ucraini e di tutti i popoli del mondo”.

Oggi Kishida ha incontrato a Varsavia l’omologo polacco, Mateusz Morawiecki, col quale ha discusso le dinamiche in atto a livello globale. “Un nuovo ordine geopolitico sta nascendo davanti ai nostri occhi. Gli Stati che la pensano allo stesso modo in tema di pace, stabilità e libertà devono cooperare strettamente, proprio come Polonia e Giappone. Voglio ringraziare Fumio Kishida per il suo coinvolgimento personale nella stretta cooperazione con la Polonia”, ha detto Morawiecki. La visita di Kishida a Kiev – ha aggiunto il premier polacco – “è la prova e il simbolo del sostegno all’Ucraina nel mantenere la sua sovranità e integrità territoriale e nel difendere la libertà e la democrazia”. “Sono lieto che Polonia e Giappone stiano rafforzando i loro legami di amicizia e cooperazione. Sono sicuro che questo contribuirà al ripristino della stabilità e della libertà in Ucraina, come anche alla stabilità economica, geopolitica ed energetica del mondo intero”, ha continuato il premier polacco.

Dell’importanza rivestita dal Giappone nello scacchiere dei mutevoli equilibri globali sono ben consapevoli gli Stati Uniti: è notizia di oggi che Washington intende estendere i sussidi nazionali all’elettromobilità varati lo scorso anno alle automobili realizzate con materiali e componenti provenienti dal Giappone, nonostante tra i due Paesi non sia in vigore un accordo di libero scambio. La decisione del governo Usa rimuoverebbe un pesante handicap per la competitività dei costruttori di auto giapponesi sul mercato statunitense. L’Inflation Reduction Act approvato lo scorso agosto prevede crediti fiscali sino a 7.500 dollari per l’acquisto di auto elettriche prodotte negli Stati Uniti con materiali e componenti perlopiù provenienti dal Nord America. Il provvedimento ha suscitato forti riserve nell’Unione europea, in Corea del Sud e in Giappone, che vi hanno scorto il profilo di un intervento protezionistico in favore delle industrie statunitensi.

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